Visioni 3 – PAURA AL RISTORANTE (HORROR)

visioni horror

PAURA AL RISTORANTE

Dicono che tutto è andato bene. Che non ci sono state vittime. Che i feriti erano pochi. Ma io c’ero. Inizio a ricordare tutto.

Era sera, stavo mangiando tranquillamente un piatto di spaghetti mentre controllavo l’email sul mio portatile, quando tutto iniziò a crollare. Lentamente, dissero poi, ma non fu così. Un attimo prima una leggera musica jazz riempiva l’aria, un attimo dopo solo urla e polvere. Un attimo prima, vicino al mio tavolo, c’era una coppia di sudafricani che chiacchierava allegramente, mangiava e rideva sottotono. Un attimo dopo le risate erano finite, sciolte nel lago di sangue che era comparso sotto i loro cadaveri. Li ricordo bene. Li ricorderò sempre. I loro occhi erano ancora aperti, mentre dalle loro gole squarciate ancora colavano fiotti di sangue. Mi veniva da piangere, mi stringeva lo stomaco, non riuscivo a parlare, neanche a urlare. Volevo vomitare.

Ero confusa. Il tutto durò pochi attimi. Il soffitto, i tavoli spezzati, le urla che mi tuonavano nella mente, le persone che tentavano di scappare. Le porte chiuse. Ricordo anche quello, le porte erano chiuse. Certo, me lo ricordo bene. Perché le porte erano chiuse? E quelli cos’erano? Oddio…

Vedo ancora davanti a me due donne. Erano a terra e delle bestie enormi le stavano torturando. Tentai di non muovermi. Tentai di non respirare, chiusi persino gli occhi, il buio.

Erano andati? Era tutto finito? Non lo sapevo.

Schiusi leggermente un occhio. Dovevo sapere. Mi uscì una lacrima. E dalla visione ondulata del mondo, vidi a pochi centimetri da me il volto di un mostro. Il petto iniziò a tremarmi, gli occhi non riuscivano più a chiudersi. Un attimo. Mi saltò addosso e sentii solo il dolore lacerarmi il corpo senza tregua.

È andata bene. Solo cinque feriti.” La voce di un uomo alla televisione mi svegliò. Ero viva? Mi portai una mano alla testa e le braccia si fermarono a metà strada. Ero ammanettata? Cosa… la porta si aprì. Non entrò nessuno. In effetti non c’era nessuno in tutta la stanza. Ero sola. Continuai a guardare la porta. Comparve un uomo. Era quello delle televisione.

Salve.” Non risposi. Volevo, ma non uscivano le parole.

Lei non doveva sopravvivere. Lo sa?” Ma cosa stava dicendo?

È davvero un peccato farle rivivere tutto.” Spalancai gli occhi.

Puoi chiamarmi capo-area. E avevi qualcosa di mio. Non si fa così, signorina.” Sorrise. Fece un passo avanti. Dietro di lui si era stagliata un ombra. Non l’avevo notata prima. Un suono, un grugnito o qualcosa del genere. Guardai il capo-area.

Ti consiglio di chiudere gli occhi. Non ci vorrà molto.” Furono le ultime parole che sentii.

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Carlo Marchioni

Vorrei dire: sono convinto che volare sia possibile, basta solo avere pensieri felici, ma sarebbe citare in malo modo un mio idolo. Dico quindi che sono uno scrittore, autore della saga di Àdaran, co-creatore di IoVoceNarrante.com e, come tutti gli altri, un amante della lettura.

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