Run away from the darkness: Capitolo 7

Blindspot: Run away from the darkness
Disclaimer:
I personaggi di seguito descritti sono stati ideati
da Martin Gero e fanno parte dello show tv “Blindspot”.

Questa storia non ha scopo di lucro.

Run away from the darkness

“Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare.
Non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.
Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero.
Se sarai con me ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.”
Preghiera Indiana

Capitolo 7

Zapata entrò nel laboratorio di Patterson, trovandola indaffarata ad osservare il suo monitor pieno di messaggi cifrati e codici illeggibili. Si posizionò a mani conserte accanto alla bionda e rimase in silenzio sino a quando la collega non ebbe terminato di fare il suo lavoro, in seguito mormorò: – Jane?
– Siamo rimaste d’accordo di trovarci più tardi. Adesso credo sia in ospedale da Sarah e Sawyer. – Rispose lei senza levare lo sguardo dal tavolo multimediale sul quale stava analizzando ciò che era stato rinvenuto a casa di Weller. Si sentiva sotto pressione, non che normalmente non lo fosse, ma sentiva che si stavano invischiando nuovamente in un problema di non facile soluzione e questo la rendeva irrequieta.
– Ne hai già parlato con Jane?
Patterson scosse il capo. – Weller mi ha chiesto di non farne parola in viaggio verso New York. Voleva la certezza che fosse vero. Vuol essere lui a dire tutto a Jane. – sospirò alzando lo sguardo verso l’amica. – Non so se è proprio una grande idea… Ma oramai dovrebbero esserci già incontrati in ospedale. Speriamo non si siano messi le mani addosso. – Alzò gli occhi al cielo.

– Non la prenderà bene. Ne è consapevole? Soprattutto perché là c’è Allie.
Patterson sbuffò allargando le braccia. – Ma è sempre in mezzo? Ma allora Weller non capisce proprio nulla.
– Spero non parta l’ennesimo equivoco. Più che altro perché rischiano di non chiarirsi più e si meritano entrambi un po’ di pace. Allie non c’entra nulla, lo sanno anche le pietre che Weller non ha occhi che per Jane. – Sospirò. – Ma la situazioni fra di loro non è così idilliaca come dovrebbe e lui ne è consapevole, deve solo trovare il modo per uscirne.
Scrollò le spalle. – Speriamo che almeno le analisi del DNA che arriveranno a breve non contengano nulla di strano.
– Perché almeno? Abbiamo già il riconoscimento delle impronte digitali?
– Purtroppo sì. E corrispondono. – Lo sguardo di Patterson era spento e buio.
– Cazzo. – Si lasciò sfuggire Zapata lasciando cadere le braccia e sporgendosi verso il monitor del tavolo. Sullo schermo comparve l’immagine di un volto familiare, troppo familiare per non lasciarla senza parole. Socchiuse gli occhi e fece un respiro profondo. – Non può riceve una notizia simile, da Weller soprattutto.
Patterson scosse il capo. – Non possiamo impedirglielo. È un ordine di un superiore. – Ma sapeva perfettamente che avrebbe trovato il modo giusto per farlo, d’altro canto, aveva ben capito il danno fatto mesi addietro e ora non aveva altra scelta che rimediare, se voleva aveva ancora una possibilità con lei. Patterson e Zapata sapevano perfettamente quando fosse forte il sentimento che lui provava per Jane. – Il problema adesso sarà che lei si addosserà tutta la colpa.
– Non è pronta a tornare sul campo… – Zapata scosse il capo. – Non sarebbe abbastanza lucida, soprattutto dopo sei mesi lontana. Non sarebbe dovuta essere tirata in mezzo.
– Sono stata io. – Abbassò lo sguardo. – Io l’ho convinta a tornare. Oddio, non ci ho messo molto, eh. Però ho usato le parole giuste e lei non ha saputo dirmi di no.
– Non dovevi farlo… – Tasha sentiva dentro di sé un senso di colpa, ma non lo disse perché non voleva rivedere l’amica, lo fece solo perché avrebbe voluto tenerla lontana dall’ennesima guerra che sarebbe potuta scoppiare attorno al suo vecchio nome.
– Non è solo questo. Il fatto è che lei si sente ancora causa di tutti i problemi creati dalla sua famiglia. Da una parte posso capirla, alla fine anche lei era una di loro. Ma da quando ha perso la memoria ha fatto di tutto per cambiare e salvare il nostro paese. Non dovrebbe portarsi addosso questo fardello…
In quell’istante, le due donne vennero attratte dal tintinnio di una e-mail comparsa sullo schermo del tavolo. Patterson con un tocco leggero la sfiorò ed essa si aprì. E dopo averla letta, entrambe sgranarono gli occhi: – Dannazione. – Si lasciò sfuggire Zapata.

IN THE SAME TIME, IN WELLER’S APARTMENT

Dopo aver percorso la distanza fra l’ospedale e l’appartamento di Weller avvolti in uno spesso silenzio ed essere entrati in un casa completamente soqquadro, Kurt iniziò a sentire la stanchezza, il sonno perso durante la notte precedente e la preoccupazione che gli pesavano sugli occhi. Mentre Jane iniziava a chiedersi se avesse fatto bene a trattarlo in quel modo in ospedale, sentendosi completamente divisa in due: il suo cervello le diceva di andarsene da quella casa, mentre il cuore le gridava a squarcia gola di restare, di avvicinarsi e fargli sentire che era tornata per dargli forza.
– Io non… – Mormorò lui ad un tratto.
Jane si voltò verso l’agente del FBI e lesse nel suo sguardo l’angoscia, quasi non sapesse da dove partire a metter mano per riordinare quel disastro. Sospirò, quasi rassegnata a dover dar retta al suo cuore e gli si avvicinò piano: – Se hai bisogno, posso darti una mano. – Poi, cercando di alleggerire l’atmosfera che lei stessa aveva contribuito a creare, gli sorrise. – Sono diventata brava a svuotare scatoloni e sistemare case.
In un primo momento, lui la guardò negli occhi, quegli occhi che aveva sognato nel buio così tante volte e che desiderava rivedere come da bambino attendeva la vigilia di Natale. Avrebbe dovuto dirle di no, dirle che ci avrebbe pensato da solo, ma il bisogno incessante di tenerla vicino era troppo forte. – Te ne sarei davvero grato. Non saprei da dove partire, sinceramente…
– Potremo partire dal cambio per Sarah e Sawyer, siamo qui per questo, no?. – ed indicò l’anticamera, come per chiedere se la stanza degli ospiti fosse da quella parte. – Io posso preparare i cambi e tu potresti farti una doccia veloce e mangiare qualcosa.
Lui si passò la mano sulla testa. Effettivamente sentiva il bisogno di infilarsi sotto la doccia, lavarsi e mettere qualcosa sotto i denti, ma sentiva che la cosa più importante fosse fa capire a Jane quanto si sentisse in difetto per quello che era accaduto. – Jane, mi dispiace.
Lei trattenne il fiato. – Kurt, no.
Ma lui la interruppe. – Ascoltami. Ho bisogno che tu mi dia un attimo. – Deglutì, avvicinandosi alla donna. Le fissò il volto, un po’ pi serio di quanto lo ricordava, i capelli che le cadevano sulle spalle, corvini e mossi, e gli occhi tristi e spenti. – Sono stato…
Lei scosse il capo. Non voleva sentire scuse o altre parole che si ricollegassero al passato, voleva che restasse tutto in bilico, fermo come se avesse timore che una volta aperto il discorso, sarebbe precipitata nella parte sbagliata della barricata. – Non possiamo parlarne più tardi?
In quel momento vennero distratti dal suono del cellulare di Kurt che suonava. Lui sospirò fra un misto di preoccupazione e angoscia, dopodiché afferrò il telefono, temendo si trattasse di sua sorella o suo nipote e lesse il messaggio. Il suo viso, d’un tratto, si incupì e Jane lo vide corrugare la fronte. Lo vide scuotere lentamente la testa e mordersi il labbro inferiore.
– Cos’è successo?
Fu allora che Kurt tornò a fissarla, gli occhi amari e il respiro lento, intento a calmare il cuore. – Dobbiamo parlare. Non possiamo più rimandare. È meglio che tu ti sieda.

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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