Run away from the darkness: Capitolo 3

Blindspot: Run away from the darkness
Disclaimer:
I personaggi di seguito descritti sono stati ideati
da Martin Gero e fanno parte dello show tv “Blindspot”.

Questa storia non ha scopo di lucro.

Run away from the darkness


“Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare.

Non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.
Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero.
Se sarai con me ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.”
Preghiera Indiana

Capitolo 3

 

Afferrò le chiavi della macchina, il cappotto e la sciarpa e uscì bruscamente da casa sbattendo la porta. Avrebbe voluto cercare di fare silenzio per evitare di svegliare Sawyer, ma la rabbia che cresceva dentro di lui era talmente forte da non riuscire a placarla. Sarah lo aveva rimproverato più e più volte quella sera, rimproverato e ammonito per la sua mancanza di considerazione verso la sua famiglia. L’unica che gli era rimasta.

Aveva ragione, aveva perfettamente ragione. Trascorreva la maggior parte delle sue giornate rinchiuso nel suo ufficio, gettato anima e corpo fra i casi dei tatuaggi, quei casi che lo legavano ancora a lei e la facevano sentire vicina. E quando tornava a casa, la sera tarda, si sentiva talmente avvolto dal silenzio e da quel fastidioso ronzio che gli infestava la mente da sentire la rabbia ribollire sempre più.
Scese in strada e salì in macchina. Mise in moto, innestò la prima e s’immerse nel placido traffico della notte. Guidò per più di mezzora sino a poco fuori città, con l’unica compagnia dei lampioni stradali, non pensando realmente a che cosa stesse facendo, ma con l’unica idea di allontanare il viso di Jane dalla sua mente almeno per qualche ora. Svoltò in una via laterale e parcheggiò davanti ad una piccola casa con giardino. Non voleva chiudersi in un bar e bere fino a sentirsi male, l’aveva fatto troppe volte. Così, senza nemmeno cercare di capire se stesse facendo la cosa giusta per sé e per lei, si era ritrovato davanti alla casa di Allison Knight a suonare il campanello.
Lei non aprì subito la porta. Kurt immaginò fosse del tutto comprensibile, d’altronde aveva bussato alla sua porta nel cuore della notte, non poteva certo aspettarsi che gli aprisse nel giro di qualche secondo. Appena però sentì la porta aprirsi e vide la brunetta sulla soglia con le mani incrociate davanti al petto, l’espressione dell’agente dell’U.S. Marshall non gli parve così meravigliato di trovarlo sullo zerbino di casa sua. – Kurt… – sospirò mentre scrutava il volto rigato dalla stanchezza dell’uomo che aveva amato per tanto tempo. – Dai, entra. – mormorò, stringendosi in una vestaglia che la copriva fino alle ginocchia.
Lui mugugnò qualcosa alzando lo sguardo, mentre poggiava una mano calda sulla gamba della donna. Allie, di tutta risposta, la spostò bruscamente scostandosi leggermente da lui – Non pensarci nemmeno, Weller. – disse decisa. – Fermati o rischi di farti male. Credimi.
Lui inghiottì l’intero whisky in un sorso solo e poggiò il bicchiere sul tavolino di vetro davanti al divano. In seguito, forse senza nemmeno rendersi conto di ciò che stava davvero per fare, si avvicinò ancora ad Allie e iniziò a baciarle il collo. – Dai, una volta non ti saresti tirata indietro…
Allison, in piena risposta, questa volta lo spinse via bruscamente e, con velocità fulminea, sollevo la mano destra che andò a schiaffeggiare la guancia di Kurt. – Basta! Sei completamente ubriaco e fuori di te. Che diavolo ti sta succedendo?
Kurt si ritrovò spiazzato. Si allontanò sgranando gli occhi, rendendo conto che quello che stava facendo non era per nulla da lui. Sentendo un grande buco allo stomaco, spostò in avanti, poggiò i gomiti sulle ginocchia e la testa fra le mani.
Strinse gli occhi con forza, scacciando quel sorriso che continuava a zampillargli nella mente… poi fece lo stesso con le dita contro il cranio, quasi volesse romperlo.
– Kurt… – la voce di Allie gli arrivò lontana e distorta, ma riuscì a risvegliarlo da quel dondolio. – Kurt… – lei gli poggiò una mano sulla spalla. – Perché al posto di venire qua, non sei andato da lei?
Lui aprì piano gli occhi, deglutendo con forza. Scosse il capo. – Non posso. Lei non mi vuole vedere. E… – fece una piccola pausa, poi riprese farfugliando – …ha perfettamente ragione. L’ho lasciata andare, non l’ho fermata. L’ho lasciata andar via…
Allie sospirò, addossandosi allo schienale della poltrona – Da quanto non la senti?
– Dal giorno in cui è partita.
– Sono passati sei mesi…
Lui annuì, liberando la testa dalla morsa delle dita e alzandosi in piedi. Iniziò a camminare verso la finestra che dava sul cortile: oltre il vetro poteva vedere la sua auto parcheggiata davanti al vialetto. Deglutì. Poi si voltò per guardare la sua ex negli occhi e solo in quell’istante si rese davvero conto della sciocchezza che aveva fatto. Come aveva potuto piombare a casa della donna che lo aveva amato, dalla quale avrebbe potuto avere un figlio e trattarla in quel modo: – Dio, Allie. Perdonami! – esclamò a un tratto strofinandosi le mani sul volto contrito.
La donna, nonostante la voglia di farlo sentire in colpa era piuttosto intensa, gli sorrise con comprensione. Non aveva mai visto Kurt Weller ridotto in quelle condizioni e questo le aveva fatto capire quando davvero Jane fosse importante per lui. Si sentì tremendamente in colpa per aver contribuito, in un modo o nell’altro, ad allontanarli e ampliare quel muro che già li divideva. – Come hai fatto a ridurti così? Rinchiuderti in ufficio, fare lo scontroso, buttarti a capofitto nei casi, chiuderti nei locali a bere o vagare per la città nel cuore della notte… Pensavi davvero di poterla dimenticare comportandoti così o venendo da me per passare la notte? Kurt, – soppesò il nome, poi freddamente aggiunse – smettila di comportarti come un idiota.
Lui rise amaramente. Allison aveva toccato i punti giusti, gli stessi punti che aveva sempre toccato Sarah e che lo innervosivano ogni volta. Ma quella notte, recepì diversamente quel messaggio. Forse perché Allison era l’unica che sapeva farlo ragionare nei suoi momenti di pazzia. La guardò, lo sguardo triste, spento – Devo solo dimenticarla…
Lei rise. – Non puoi Kurt. Non puoi e non vuoi. Sei solo talmente tanto spaventato e stupido da pensare di doverlo fare. – fece una piccola pausa, abbassò lo sguardo e si soffermò a guardarsi le mani tremanti – Tutto questo è anche causa mia. Sono stata io la causa del vostro allontanamento, io e… – chiuse gli occhi – il bambino.
Kurt trattenne il respiro. – Allie… – Il ricordo di quel giorno, il giorno in cui Allie venne ferita alla gamba e perse il bambino era ancora vivido nella sua mente. – No, non è…
– E invece sì. – lo interruppe. – Come io mi tirai indietro non appena vidi come i vostri sguardi erano intensi, lei ha fatto lo stesso. Non appena ha saputo del bambino, si è tirata indietro. Si è allontanata da te, nonostante abbia continuato a dar tutta se stessa per proteggerci. – sorrise – Ma io le devo la vita. È vero, ho perso un bambino ma Jane mi ha salvata. Senza di lei, quel giorno sarei morta anch’io. È rimasta con me fino all’arrivo dell’ambulanza, cercando di non farmi perdere i sensi. Era lì. – socchiuse gli occhi ricordando la voce di Jane che le ripeteva senza sosta di non addormentarsi e restare con lei. Ricordò la sua mano che stringeva la sua. – Sia io che lei ti amavamo talmente tanto da allontanarci e mettere il tuo bene dinanzi a tutto.
Lo sguardo di Kurt si posò sul volto malinconico della donna. Sentiva gli occhi bruciare e il cuore battere con dolore. – Ormai è troppo tardi, Allie. Jane se n’è andata. – poggiò la schiena contro il muro accanto alla finestra, le mani in tasca e un sorriso amaro sul viso. – L’ultima volta che l’ho vista stava per prendere un aereo per il Maine e l’ultima volta che siamo rimasti da soli tanto a lungo da poter parlare, le ho ricordato che lei non era Taylor, che mi aveva mentito e messo in pericolo la mia famiglia…
Allison si sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio – Accidenti. Una bella uscita davvero.
– Quindi ora con che coraggio posso andar da lei e bussare alla sua porta? Mi odierà. Mi odierà talmente tanto da non volermi più vedere. Non la sento da quel giorno. Niente chiamate. Niente sms. Neanche un’e-mail!! – allargò le braccia mentre alzava il tono di vote un po’ più del normale.
– Cosa ti aspettavi dopo quello che le hai detto? Che ti chiamasse ogni sera per raccontarti la sua giornata? Kurt, – si alzò in piedi facendo qualche passo verso di lui – non pensavo che te lo avrei mai detto, ma devi smettere di nasconderti dietro a quelle dannate barriere invisibili che ti sei creato. Inizia a vedere il mondo come un qualcosa che possa darti anche gioia e non solo dolore. Metti da parte la rabbia che hai verso tuo padre, lasciala morire con lui e trova in te un modo per superare tutto questo. Non ce la fai da solo? Allora chiedi aiuto. Chiedi aiuto a chi vuoi davvero accanto. Non tua sorella e non tuo team. Ma Jane.
Lui scosse impercettibilmente la testa – Come posso andar da lei ora, dopo tutto quello che lo ho fatto!?
– Andiamo Kurt, non vorrai certo dirmi che nessuno ha tenuto contatti con lei, perché non ci credo.
Guardò il pavimento di marmo scuro – Patterson è andata a trovarla. E Sarah e Sawyer l’hanno sentita qualche giorno fa.
– Sicuramente stanno cercando entrambe di capire cosa le sta succedendo. Jane era una delle migliore risorse che l’FBI e la NSA abbia mai avuto, se ha lasciato tutto questo, di certo non è stata una decisione presa alla leggera.
Scrollò le spalle. – Probabilmente l’ha fatto per allontanarsi da me.
– Ehi, il mondo non gira tutto attorno a te! – esclamò Allie, forse un po’ spazientita da quella situazione scomoda nella quale era finita. Aveva capito che Weller sentiva il bisogno di sfogarsi e lamentarsi con qualcuno, però il livello di sopportazione dell’autolesionismo altrui aveva un limite. – Senti, non ha detto nessuno che l’ha fatto per dimenticare te. – Alzò la voce. – Ti ricordo che, da quanto tu stesso mi ha raccontato, quella donna non ha passato una vita facile. Le hanno cancellato la memoria, si è trovata ricoperta di tatuaggi, è stata manipolata dalla sua stessa famiglia e usata come pedina da tutti quelli che l’hanno incontrata. Te compreso. Ha fatto il triplo gioco, rischiato la vita per mesi e quando si era guadagnata un ritorno alla vita, suo fratello si è sacrificato per salvarla dalla madre che voleva ucciderla. Perché al posto di pensare che tutto il mondo ce l’ha con te, non inizi a guardare la vita degli altri? Magari la tua ti farà meno schifo! Chi fra i due ha più bisogno di essere salvato, è Jane. Non te, Kurt Weller! – fece un respiro profondo e nonostante il suo cuore si stesse sgretolando nel petto, aggiunse: – Decidi che razza uomo vuoi essere. Un uomo che scappa davanti all’amore o che lotta per esso? Prendi la tua rabbia, le tue lagne, le tue lacrime e vai a riprendertela, se la ami davvero! Altrimenti tornatene a casa e lasciami dormire.
L’agente Weller rimase a bocca aperte, senza riuscire a trovare parole per replicare. Allison aveva colpito nel segno, aveva oltrepassato quella barriera che gli impediva di capire che quel comportamento non gli sarebbe servito a molto.
Stava per risponderle, stava per dirle che aveva completamente ragione ma, proprio in quell’istante, il cellulare che aveva gettato sulla poltrona aveva iniziato a squillare. Sul display, un nome che non si sarebbe mai aspettato a quell’ora di notte. Corrugò la fronte. Allie fece lo stesso.
Weller afferrò il cellulare – Pronto?

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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