Run away from the darkness: Capitolo 2

Blindspot: Run away from the darkness
Disclaimer:
I personaggi di seguito descritti sono stati ideati
da Martin Gero e fanno parte dello show tv “Blindspot”.

Questa storia non ha scopo di lucro.

Run away from the darkness


“Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare.

Non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.
Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero.
Se sarai con me ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.”
Preghiera Indiana

 

Capitolo 2

– Sei venuta per farmi un discorso sull’elaborazione della solitudine o sul riprendere in considerazione il fatto di tornare a New York, non è proprio serata.

– Temo tu mi abbia scambiato per Borden. – sorrise Patterson, sedendosi sul divano accanto all’amica e lasciandosi avvolgere dal calore emanato dal camino acceso. – Pensavo più a litri di tequila, cibo spazzatura e weekend di shopping.

La brunetta la squadrò per una frazione di secondo, chiaramente poco convinta, infine sospirò. – Vada per la tequila. – si alzò dal divano di malavoglia e si diresse in cucina per recuperare la tequila che aveva portato l’amica. – Cosa ci fai nel Maine? – chiese mentre prendeva due bicchieri e apriva la bottiglia. In seguito, non ottenendo risposta, ritornò in salotto.

Vide Patterson guardarsi attorno con gli occhi luminosi, incantati. Jane non si sorprese di fronte alla reazione dell’amica, era del tutto normale. Era la stessa che aveva avuto lei appena aveva messo piede in quella casa e aveva percepito quella atmosfera di serenità che emanava il cottage. Era piccolo, accogliente, su due piani ma aveva tutto ciò di cui lei aveva bisogno in quel momento: quattro mura sicure che la proteggessero. Il parquet era di un caldo colore del legno, liscio e meraviglioso al tatto. Patterson aveva già iniziato a camminare scalza. – Avevo qualche giorno di ferie da fare e, dato che stare a casa mi sarei certamente annoiata, ho pensato di venire a trovarti.

Jane, in piedi con le braccia conserte, piegò leggermente di lato la testa e osservò la scienziata forense. Avrebbe voluto chiederle come stava Kurt e se avesse recuperato quella pace che meritava e anche i suoi rapporti con Allie, ora che lei non c’era più. Ma il cuore faceva troppo male per articolare quelle semplici parole. Così, si limitò a un semplice e freddo: – Come vanno i casi?

– Oh, bene. – squittì quasi Patterson. Prese la bottiglia di tequila e riempì i due bicchieri porgendone uno alla brunetta. – Casi tranquilli, noiosi più che altro. Nulla di complicato ed elettrizzate questa volta. – bevve un sorso di quel nettare ambrato e deglutì a fatica, sentendo l’alcol che le incendiava la gola. Doveva trovare un modo per indirizzare la conversazione sul punto focale per cui aveva fatto chilometri e chilometri di viaggio. – C’è da considerare anche che Weller riesce a gestire tutti i casi in maniera eccellente. Insomma, non si fa sfuggire nulla, – notò immediatamente che lo sguardo di Jane si era spostato dal suo vito alle fiammelle che scoppiettavano nel camino. – passa più tempo alla scrivania che a casa. Sarah è tornata per le vacanze natalizie e, l’altra sera, è dovuta venire al FBI per portarlo via!

– Ah sì? – cercò di trasmettere meno sentimenti che poteva, ma sapeva perfettamente dove Patterson stava cercando di portare il discorso. Era inutile girarci attorno, prima della fine della sera avrebbero affrontato quella dannata conversazione ma, in quel momento, non si sentiva affatto pronta per pronunciare il suo nome. Un nome che ogni notte le rimbombava nei sogni e le incendiava il cuore. E tantomeno parlare di quello che era successe fra di loro.

– Sai bene com’è fatto. – sorseggiò dell’altra tequila – Inoltre, siamo a dicembre e lui sotto le feste di Natale inizia a diventare scontroso.

A quel punto, anche Jane bevve un sorso di tequila, giusto per rimandare indietro il sapore amaro della nostalgia. – Immagino. Penserà Sawyer a tenerlo un po’ a casa.

– Hai sentito Sarah?

– Sawyer mi ha chiamata pochi giorni fa. – sorrise. – Voleva salutarmi. Ha visto delle foto di Brunswick in internet e voleva sapere se veramente la città sotto la neve era così bella come nelle fotografie. – fece spallucce. Era stata contenta di quella conversazione col piccolo Sawyer. Anche se non lo avrebbe mai detto, anche lui le mancava.

– Quel bambino è sempre stato un amore. Nonché pazzamente innamorato di te.

– È sempre stato l’unico a vedermi per quella che sono. Tatuaggi o non tatuaggi. Per lui non ero un caso, ero…

– La zia Jane.

– Ora non esagerare. – bevve un sorso più grande di tequila, mentre la testa cominciava ad avere qualcosa in contrario. Non era più abituata a bere alcolici.

– Hai parlato anche con K…

– Sarah. – la interruppe bruscamente. – Voleva sapere com’era il lavoro e come stavo. Voleva trovare qualche giorno per venire a trovarmi e far vedere a Sawyer la città. Fra poco inizieranno anche le vacanze scolastiche e non avrò nulla da fare in quel periodo.

– Perché non vieni da me per le vacanze di Natale? Sono certa che sarebbe meglio le passassi in compagnia, piuttosto che sola. – fece una piccola pausa ed abbassò lo sguardo. Le sarebbe piaciuto dirle che Roman era sempre con lei e che avrebbe voluto senz’altra vederla finalmente felice e non più sola, ma non lo fece. Era una ferita fresca e non voleva contribuire a farle ulteriore male. Tornò a guardarla.

– Non credo sia il caso, Patterson.

– Perché? – poggiò il bicchiere sul tavolino accanto al divano e fece spazio a Jane per sedersi accanto a lei. – Perché ti senti ancora responsabile per quanto successo con Sandstorm o perché vuoi chiudere ogni rapporto con tutti noi?

Jane fissò il bicchiere, illuminato dalla soffusa luce rossastra. Lanciò uno sguardo verso la finestra: attraverso le tende tirate, poteva intravvedere la neve scendere lieve e bianca dal cielo. – Io non… – senza distogliere lo sguardo, sospirò amaramente. – Credo che questo senso di spossatezza, questa sensazione di essere solo una pedina nelle mani di chiunque, non andrà mai più via. Mi sento come se non facessi più parte di questo mondo, se mai lo sono stata. La verità – deglutì tristemente. – è che sono stata cresciuta per essere un’arma, un Navy Seal. Quindi, io non so quale direzione potrebbe o dovrebbe prendere la mia vita.

Il viso di Patterson si rabbuiò. Sentire quelle parole articolate dalla bocca di una donna che aveva lottato con tutta se stessa per redimere i suoi peccati, per salvarli e distruggere l’organizzazione più pericolosa al mondo, a costo della sua vita, era una cosa che le spezzava il cuore e la faceva sentire colpevole. Colpevole, lei come la sua squadra, per averla abbandonata e aver perso la fiducia in lei. Lei che, nonostante tutto, era rimasta legata a loro. – Jane… Non va bene che tu pensi questo…

La brunetta sorrise alla bionda, un sorriso chiaramente forzato – Guardami, Patterson. – fece spallucce. – Il mio passato, i miei ricordi, gli affetti che un tempo mi tenevano in vita sono tutti una finzione. Ricordo a malapena il viso della mia vera madre, non ricordo quello di mio padre. Mio fratello è morto. La donna che diceva di essere nostra madre adottiva, invece, ci ha legati a lei solamente per poterci usare per arrivare al suo scopo. Non ho nulla che mi leghi a qualcosa, né qui, né a New York. Né a Pretoria. Forse, sarebbe stato tutto molto più facile se fossi morta io al posto di Roman.

Patterson si morse il labbro inferiore, ricacciando in gola le lacrime. – Non è vero, non sei sola. Hai me. Hai il team. Certo, Tasha sa essere repellente come un insetticida e Reade è spesso scorbutico. Ma sono convinta al mille per mille che se tornassi indietro, loro non ti caccerebbero. – si fermò un istante poi, poggiando la mano sul polso dell’amica, aggiunse: – E poi, hai Weller.

Jane scoppiò in una risata nervosa.

– Non scherzare! Sono seria, smettila! – e le diede una piccola sberla sulla spalla.

Quando Jane smise di ridere e riprese a sorridere con amarezza, Patterson si alzò dal divano per ravvivare il fuoco. Poi, recuperò un plaid dalla poltrona e ritornò accanto all’amica coprendo entrambe. La temperatura iniziava a scendere. – Dimmi la verità: tu hai paura che avvicinandoti a lui, non sarai felice?

Gli occhi della ragazza si scontrarono con quelli della bionda. – Non io. Lui.

Patterson corrugò la fronte, incerta, non capendo bene cosa l’amica le stesse cercando di dire. Jane sapeva sarebbero arrivati a quel momento, avrebbe dato tutto per poterlo evitare e, se avesse avuto accanto qualunque altra persona avrebbe di certo trovato un modo, ma con lei non poteva. Non con colei che era stata la prima a non farla più sentire fuori posto, un errore umano gettato in pasto alla morte. – Tutte le volte che ho cercato di avvicinarmi a lui, le cose sono andate male. Prima Carter, poi Oscar, poi… – deglutì per cacciar via dalla sua mente l’immagine del corpo di Mayfair ricoperto di sangue, una immagine che non era ancora riuscita a levarsi dalla mente. – Sono successe tante cose. Troppe. – si addossò di più allo schienale – Ci siamo semplicemente allontanati. E credo che lui abbia bisogno una persona come Allie al suo fianco. – terminò, poi finì in un sorso il suo bicchiere di tequila, unica arma capace di frastornarla a tal punto da non farle sentire quel dolore insopportabile.

Il sospiro di Patterson le giunse chiaro, come la sua voce. – Perché te e Weller siete così dannatamente cocciuti, incapaci di affrontarvi davvero e chiarire finalmente i vostri sentimenti una volta per tutti? Vi state facendo le medesime paranoie! Prenderei a testate entrambi se avessi un briciolo della vostra agilità. Sai cosa ci disse Weller mentre ti stavi infiltrando in Sandstorm?

Jane corrugò la fronte.

– Ci disse che, almeno per un po’, avrebbe dovuto mettere da parte i suoi sentimenti per te. Eppure, dopo nemmeno due ore, mi ha urlato addosso perché non riuscivo a spegnere una cimice che Nas ti aveva nascosto nella cintura e che, se scoperta, avrebbe rischiato di farti uccidere. Grande coerenza, davvero! – alzò gli occhi al cielo. – E poi, scusa, ma mi pare che la storia fra Weller e Allie non abbia mai funzionato, inutile riprovare se poi lui ti guarda come io guardo un enigma da risolvere. – le sorrise.

Jane abbassò lo sguardo, senza replicare. Si alzò soltanto dal divano e si avvicinò alla finestra. Scostò la tenda ed osservò la neve scendere dal cielo notturno. Le diede l’impressione di veder scivolare a terra polvere di zucchero, candida e leggera.

– Pensaci su. A casa ho una stanza per gli ospiti e se non vorrai vedere Kurt, non ti costringerò a farlo. Però, – anche Patterson si alzò, poggiò il bicchiere e raggiunse l’amica alla finestra. Le poggiò dolcemente una mano sulle spalle. – non precluderti la possibilità di provare un po’ di felicità, di trascorrere una festa, finalmente senza spade di Damocle che ti dondolano sulla testa. Pensa a questo come un punto di partenza per capire che direzione sta prendendo la tua vita. Sai, – le accarezzò il braccio coperto da una maglia grigia, poi l’abbracciò. – credo che tu ti stia solo punendo. Non te ne rendi con di conto, ovvio. Però stai fuggendo dalla felicità perché, dentro di te, ti senti ancora in dovere di punirti per ciò che è successo nel passato.

Jane girò di scatto la testa e fissò Patterson in silenzio. Un silenzio che nemmeno la brace che scoppiettava nel camino avrebbe potuto spegnere. Si sentì frastornata e colpita al cuore, non aggiunse altro. Non poteva aggiungere altro. Così, si limitò a ricambiare l’abbraccio, chiudere gli occhi e ripercorre davanti a sé i ricordi di New York, del Team, di Kurt. I ricordi di casa.

 

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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