Quando posso ti risposo

Nadia era seduta sul bancone della cucina con le gambe incrociate, piedi nudi e le stava guardando. Erano uguali, ma una era la miniatura dell’altra. Bionde, occhi chiari, sorridenti. Si stava mangiando una grande mela verde, acida, come piaceva a lei, e stava ammirando come la sua ragazza insegnava alla nipotina a fare una torta. Come incantata, sarebbe rimasta in quella posizione per tutto il giorno, quando la bimba, tra una risata e, l’altra posò il cucchiaio di legno e guardò prima la zia, poi Nadia.

“Quando vi sposate voi due?” Lara non pensava che una bambina di 7 anni potesse essere interessata al loro matrimonio, quindi iniziò a ridere mostrando le fossette ai lati della bocca.

   Nadia, invece, finì di masticare il pezzo di mela e rispose per nulla stupita “brava Mia. Dovresti chiederlo a tua zia, quando ci sposiamo?”

Era un argomento particolare. Sei anni di relazione, tre di convivenza, una casa che era già di Nadia e un lavoro per entrambe, nonostante la giovane età. Nadia era già andata sull’argomento diverse volte, ma la risposta di Lara era sempre la stessa. “Tieniti la proposta di matrimonio per quando potremo sposarci veramente, non ti bruciare le idee così.” E di solito le stampava anche un bel bacio sulle labbra, prima di sgattaiolare via. D’altra parte, quando ti fidanzi con un’attivista delle battaglie sociali, devi aspettarti questo e altro.

   Lara, che conosceva molto bene Nadia, sapeva che dietro quell’apparenza da artista maledetta, c’era una sensibilità romantica di chi è capace di stupirti e lasciarti senza fiato. Quindi, voleva godersi la sua vita con lei e quando, finalmente, il matrimonio tra persone dello stesso sesso sarebbe diventato legale, voleva lasciarsi conquistare di nuovo dalla sua ragazza, con una proposta di matrimonio di quelle che puoi raccontare ai tuoi figli.

   Nel frattempo, la bambina aveva lo sguardo fisso sulla zia in attesa di una risposta. Lara, prendendo tempo, mise il cucchiaio di legno sporco e la ciotola vuota nel lavandino. Non poteva parlare di legalità del matrimonio a una bimba, voleva che almeno lei rimanesse fuori dalla situazione in cui viveva, nel suo paese, riguardo i diritti civili.

Si appoggiò con la schiena al piano del lavandino. “Ci sposeremo quando ci permetteranno di farlo. Nel frattempo, io e Nadia siamo già sposate.” Nadia a sentire quella parole quasi si ingozzò con la mela, dal ridere. “Siamo già sposate? Ah si? Non lo sapevo e quando ci saremmo sposate?”

Lara si sistemò la solita ciocca ribelle dietro l’orecchio e alzò gli occhi al soffitto come per pensare.

“Ci siamo sposate diverse volte in realtà.”

Nadia iniziava ad essere sempre più confusa, mentre la piccola Mia, iniziava ad essere sempre più interessata a quello che stava succedendo.

“Ma ti sei sposata con me? Sei sicura?” Nadia, con un lanciò preciso, buttò il torsolo della mela nel cestino della spazzatura e incrociò le braccia, interessata. “Sentiamo, quando ci saremmo sposate, biondina?”
Un sorriso imbarazzato. Poi una grande concentrazione in volto.

“Ci siamo sposate quella volta in cui hai proiettato il mio film preferito sul muro di una casa abbandonata e lo abbiamo visto dal bagagliaio della tua auto” Lara si fermò. Nadia la guardava perplessa, non le sembrava che si fossero sposate quella volta. Poi l’altra continuò, con calma.

“Ci siamo sposate quella volta che mi è venuta la varicella a 23 anni e io ero l’essere meno affascinante sulla terra, avevo pustole ovunque, anche sulla lingua, non potevo farmi la doccia e avevo la febbre a 40. Mamma mia quanto puzzavo. Tu sei stata in casa mia una settimana, occupandoti di me e saltando i corsi obbligatori in università. Ci siamo sposate quando ho scelto di non partire per la Germania perché non volevo andare senza di te e ci siamo sposate anche quando mi hai detto di partire, che tu mi avresti aspettata. Ci siamo sposate quel anno in cui lavoravi sempre di notte e io volevo stare sveglia per non lasciarti da sola, bevevo litri di caffè, ma poi finivo per russare sul divano, disturbandoti. Ci siamo sposate quando mia sorella ha bisogno che qualcuno si occupi di Mia e se io lavoro, tu la vai a prendere a scuola, le fai da mangiare e la aiuti con i compiti. Ci siamo sposate tantissime volte, Nadia. “
Nadia era muta. Con le braccia incrociate a fissarla seduta sempre su quel bancone. Gli occhi lievemente lucidi. Sta volta la romantica era stata Lara. Mia non aveva capito perfettamente cosa intendesse la zia, ma quello che stava dicendo sembrava bellissimo.

Lara, che aveva notato gli occhi della sua ragazza, decise di continuare. “E se devo sposarti, davanti a delle persone, ad un funzionario pubblico, un sindaco o chiunque egli sia, firmare un pezzo di carta con accanto il tuo nome, sarà quando verrò riconosciuta dallo stato come tua moglie. Quando, se finirò all’ospedale, tu potrai entrare come mia parente, senza dover corrompere nessun medico, quando, se dovesse succedermi qualsiasi cosa sarai tu a poter prendere decisioni al posto mio. Quando, se decideremo di avere dei figli, loro saranno nostri, a prescindere da chi li ha partoriti e quando, la gente la smetterà di chiedergli Ma il papà dov’è?

   Poi guardò Mia, allegra, occhi brillanti, esplodeva di gioia per trovarsi quel giorno lì insieme a loro. Si piegò leggermente e si rivolse a lei. “Vedi Mia, Io e Nadia ci comportiamo già come se fossimo sposate. Io e lei siamo sposate. Ma per le persone attorno a noi è difficile da accettare.”
La bambina le guardò entrambe. Da che aveva memoria la zia Lara era fidanzata con Nadia. Per lei era la cosa più normale del mondo. Non era normale che dopo tutti quegli anni ancora non si fossero sposate.
“Quindi quando potete sposarvi?” Il discorso della zia sarà stato anche bello, ma lei voleva una data. Se due persone si amano, allora si sposano. Non capiva cosa poteva essere complicato. Come nelle favole. Il principe salvava la principessa poi la sposava. Era una cosa abbastanza immediata.
A quella domanda Lara non sapeva cosa rispondere di diverso da quanto aveva già detto.

Guardò Nadia, dolcemente. La tatuata artista dal cuore fragile. La ragazza inspirò con il naso per cacciare dentro le lacrime e guardò la bambina.

“Lo diranno al telegiornale Mia. Quando lo dicono al telegiornale, io e tua zia ci risposiamo”
Poi guardò Lara, intensamente, come se ci fosse solo lei. Sorrisero entrambe. Quei sorrisi larghi che sciolgono i ghiacciai.

Sì.

In quella cucina, si erano sposate un’altra volta.

The following two tabs change content below.

Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

Ultimi post di Eva Pettinicchio (vedi tutti)

Sii il primo a commentare

Rispondi

Privacy Policy