E se… Orfeo non si fosse voltato?

Orfeo ed Euridice. La tragica storia di un amore perduto, ripreso e riperso nuovamente per paura di non avercela fatta. Tutti, si spera, conoscono la loro storia, su cui si sono sprecate, nei secoli, riproposizioni e citazioni varie, da Ovidio a Kurumada, passando per Virgilio.

Orfeo, dopo aver perso l’amata Euridice, scende negli inferi e, dopo aver convinto a colpi di musica Caronte e i giudici infernali a lasciarlo passare, si trova al cospetto di Ade e di Persefone. Davanti a loro suona come mai prima di quel momento, fa commuovere tutti, persino le Erinni, ottenendo la possibilità di portare Euridice fuori dal regno dei morti. Una sola condizione gli era stata imposta, quella di non girarsi a guardarla. Non sembrava impossibile, ma Orfeo, che stringeva la mano dell’amata, temendo di non avere lei, ma solo un’ombra, si volta e tutto svanisce. Una volta fuori dal mondo dei morti, consapevole di essere il colpevole della situazione, si rifugia in montagna, si nega la compagnia femminile e vive nel suo dolore, insegnando a giovani uomini l’astinenza, maestro di una filosofia quasi ascetica.

Diverse sono state le ipotesi sul ‘finale’ della storia di Orfeo ed Euridice. Ne prenderemo in considerazione una in particolare, quella secondo la quale Orfeo si fosse convertito al culto di Elios, Dio del sole, abbandonando Dioniso, il Dio del vino, dopo aver visto la sofferenza degli Inferi.

Secondo questa versione, Dioniso, per vendicarsi dell’affronto, avrebbe fatto uccidere Orfeo da alcune Baccanti. Le assassine lo fecero a pezzi, lo decapitarono e ne sparsero i resti nelle campagne. Un atto sconsiderato, pianto da tutti, anche dagli dei. Per punizione nei confronti della Baccanti, Zeus distrusse la Tracia, dove risiedevano. Insomma, morte e devastazione da un unico errore dello stesso Orfeo.
Ma che cosa sarebbe successo se Orfeo non si fosse voltato?

Orfeo trascina Euridice e, nonostante i dubbi, riesce a uscire dagli Inferi mano nella mano con l’amata. L’accordo con gli dei, però, era chiaro. Non avrebbe dovuto rivelare questo miracolo a nessuno (in una versione del mito Zeus non tollera che Orfeo riveli i misteri delle divinità), per cui ad attenderli non c’era una vita famigliare, ma un focolare immerso nella solitudine delle campagne e montagne.

Il tempo trascorre e i due giovani amanti sono felici, facendosi compagnia e non necessitando di altro. Eppure qualcosa non funziona come dovrebbe. Euridice è diversa da come Orfeo la ricordasse. Il suo corpo è sempre freddo, il suo viso è pallido e la sofferenza sembra sempre solcargli le guance. Non fa più parte del mondo dei vivi, ma di quello dei morti. Orfeo si culla per giorni nella speranza che sia una situazione momentanea, ma il dolore di lei è sempre più evidente, nonostante la sua dissimulazione. Orfeo, quindi, avendo compreso il dolore di lei, decide di rimandarla negli Inferi. In una notte di luna piena e senza nuvole, bacia Euridice per un’ultima volta, prima di porre fine alla vita di lei e poi alla propria. Ancora insieme, per un’ultima volta.

Silenzio. Udite. È fu già un pastore
Figluol d’Apollo, chiamato Aristeo.
Costui amò con sì sfrenato ardore
Euridice, che moglie fu di Orfeo,
che sequendola un giorno per amore
fu cagion del suo caso acerbo e reo:
perché, fuggendo lei vicina all’acque,
una biscia la punse; e morta giacque.
Orfeo cantando all’Inferno la tolse,
ma non poté servar la legge data,
ché ‘l poverel tra via drieto si volse
sì che di nuovo ella gli fu rubata:
però ma’ più amar donna non volse,
e dalle donne gli fu morte data.

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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