L’ULTIMO LATO DEL DADO

Ti ho mai raccontato di quando ho incontrato un dado? Sì, proprio un dado, molto simile a quelli con cui, probabilmente, hai giocato. Ecco, è andata così.

Il vento era caldo, dev’essere stata una piccola corrente ascensionale a svegliarmi e non proprio delicatamente. Aprii gli occhi, la solita soffice atmosfera mi faceva compagnia. Mi avvolgeva delicata e non c’era nulla di diverso dal solito. Nuvole, venti, tutto come lo avevo lasciato. Sopra la mia testa vedevo la superficie della terra, lontana. Mi trovavo, al tempo, sotto la foresta amazzonica, ero nel mio periodo “naturalistico”: non ne avevo mai abbastanza dei paesaggi più selvaggi del mondo, proprio qualche giorno prima, infatti, avevo finito una lunga passeggiata sotto il deserto del Gobi. Mentre camminavo, non potevo davvero fare a meno di farmi venire il torcicollo, a furia di osservare le curve bianco cristallino, dipinte tra quelle lande di ghiaccio. Ma hai ragione, sto divagando.

Mi trovavo, dicevo, sotto la foresta amazzonica. Era notte e gli alisei giostravano le cime degli alberi facendoli muovere all’unisono, cantando una silenziosa melodia. Quanto mi rilassai quel giorno. Una volta sveglio del tutto, iniziai la mia solita passeggiata. In quella zona mi ero abituato a seguire il cielo nero sotto i miei piedi, lontano. Si ornava elegantemente della luminosa costellazione della Croce del Sud, circondata, come suo solito, da quelle del Centauro e della Mosca. Camminai per un tempo lunghissimo. Non ricordo con precisione a che punto della notte, mi ritrovai sulla via un dado.

Era grande, direi decisamente più di quelli che, penso, siano i normali dadi della terra. Con sei facce quadrate, ognuna dipinta di grossi punti color del fuoco. Ci girai intorno, ero curioso, sai. Un volto con due, uno con sei, un altro con un solo punto, e poi uno con tre, uno con quattro e l’ultimo ne aveva cinque. Non fosse stato per la stazza, non avrebbe avuto effettivamente nulla di diverso da un piccolo dadino terrestre.

Continuai a passeggiarci attorno, ma non ci volle molto perché mi parlasse.

Vuoi continuare a guardarmi, o ti va di lanciarmi?” Lo ammetto, aveva proprio una bella voce, calda e soffice. Allora gli domandai semplicemente:

Cosa ci fa un dado come te quaggiù?”

Quello che ci fai tu, suppongo, cerco qualcuno che mi lanci.”

Io sto passeggiando, in realtà, ma mi piacerebbe lanciarti. Ma, come faccio se sei così grande?”

Ah, nessun problema allora.” Neanche finì la frase che, pian pianino, il grosso dado sembrava iniziare a sgonfiarsi, quasi fosse stato bucato da un piccolo ago, finché non divenne grande come un palmo.

Che cosa carina, ora si che posso lanciarti, ma cosa succede se lo faccio?”

Ma è semplice, ogni lato che uscirà ti indicherà una strada che puoi prendere, ti porterà dove andrai in futuro.”

E se non volessi prendere una di quelle strade?”

Ma certo che vorrai prenderle, sono le uniche sei strade che puoi scegliere, tutti ne seguono una.”

Rimasi un poco incerto a quella affermazione, ma l’idea di vedere quali strade potessi prendere mi affascinava. Tu cos’avresti fatto? Presi in mano il dado, che ora era vicino ai miei piedi, proprio sopra l’azzurrina Mimosa, stella della Croce del Sud, e lo lanciai. Uscì il numero due.

Il dado si rigonfiò, tornò velocemente enorme e la faccia con due punti si aprì come una porta. Vi entrai, e si chiuse subito alle mie spalle. Dovevi vederlo, all’interno. Mi ritrovai in una stanza cubica, le facce del dado erano abbastanza simili a come apparivano dall’esterno, ma ricordavano di più degli specchi. Dei riflessi di mille colori diversi, viaggiavano velocemente tra tutti e sei i lati, a caso, almeno così mi sembrava. Appena mi misi al centro, tutti quei piccoli arcobaleni ballerini sfrecciarono verso il lato con due punti, e quando si riunirono, tutti gli specchi mi mostrarono un prato verde.

Sarò crudele, forse, ma non ho intenzione di raccontarti nel dettaglio tutto quello che il dado mi mostrò. Sono cose molto personali, dirò solamente che era una visione abbastanza piacevole, l’idea di una vita che generalmente ho sempre creduto mi potesse piacere, ma ora che la vedevo in prima persona…non mi trasmetteva nulla. Mi spostai dal centro della stanza, e in un battito di cuore la visione scomparve e i riflessi tornarono a vagare allegri nella loro casualità. Uscii.

Non ti è piaciuto?”

No. Non è quello. È che credevo sarebbe stato diverso, vivere quel sogno.”

Allora è semplice, tirami ancora.”

Semplice. Sarò ancora una volta sincero, anche il secondo tiro lo feci con leggerezza, ma anche la seconda visione mi deluse. Tre, quattro, cinque e sei volte tirai quel dado. Ogni volta più incerto. Ogni volta, era meno sicuro di voler vedere quello che il lancio mi avrebbe mostrato. E così, il vento caldo con cui mi ero svegliato iniziava a riscaldarmi sempre meno, e la mia voglia di vedere il futuro diminuiva, donandomi un senso di inquietudine a cui non ero abituato. Erano davvero quelle le mie strade?

L’ultima volta che uscii dalla stanza arcobaleno, il dado sembrava esser deluso quanto me, per colpa della mia incertezza.

Allora, che strada prenderai?”

Che strada prenderò? Non lo so… c’è qualcosa che non va’ in tutte quelle che mi hai mostrato.”

Eppure sono quelle le tue strade, dovrai pur sceglierne una, tutti lo fanno.”

Già, lo fanno tutti. Tutti. Ebbene, ti dirò quel che pensai in quel preciso istante.

Lo farò anche io.”

Ottimo! Allora quale scegli?”

Mi spiace, signor dado, ma non scelgo nessuna di quelle vie. Sono certo che molti sarebbero felici con le visioni che tu sai donare, aiuti a vedere le scelte e fai proprio un ottimo lavoro, ma non fan per me quelle che mi hai mostrato.”

Il dado, con la sua voce calda e calma, non rispose per molti secondi, e ti dirò, mi spiaceva dargli quella delusione.

Ma, sono tutti i lati che ho, sono tutti i lati che puoi avere, non hai altre scelte!”

Guardai in alto, verso la terra. Guardai in basso, verso il cielo. Guardai avanti, ancora insicuro di cosa dire, ma certo di quel che avevo provato vedendo le strade che la fortuna mi poteva donare. E diedi la mia ultima risposta al dado.

Ti sbagli, amico, hai un altro lato. Il lato che esce, non facendo ciò che non mi fa stare bene. Il lato che esce, se scelgo io dove andare e non lo faccio scegliere a te. Il lato che è più raro che esca, perché richiede un lungo respiro e un largo sorriso. Io posso scegliere di non lanciarti. Quello è il lato che tu non possiedi ma che comunque puoi offrire.” Sorrisi, perché non era cattivo e non mi voleva male, l’unico suo difetto era che conosceva solamente sei lati. Tornai, così, a passeggiare allegramente verso l’unica scelta che la fortuna non poteva darmi. La mia scelta. E andai, con le stelle sotto i piedi e lo sguardo rivolto in alto, verso la foresta, silenziosa canterina. E tu cos’avresti fatto?

The following two tabs change content below.

Carlo Marchioni

Vorrei dire: sono convinto che volare sia possibile, basta solo avere pensieri felici, ma sarebbe citare in malo modo un mio idolo. Dico quindi che sono uno scrittore, autore della saga di Àdaran, co-creatore di IoVoceNarrante.com e, come tutti gli altri, un amante della lettura.

Sii il primo a commentare

Rispondi

Privacy Policy