Londra, capitale del romanzo dickensiano

Londra

Non è stato per niente facile selezionare i luoghi più significativi per rappresentare i racconti di Charles Dickens, ed è per questo che stavolta non parlo di un romanzo in particolare, bensì di un intreccio di edifici, strade e musei che possano ricondurre ai personaggi, ai romanzi e alle vicende di questo strano, incomprensibile autore.

Considerato uno dei più importanti romanzieri di tutti i tempi, Dickens racconta la sua Londra dell’Ottocento così come ce la immaginiamo noi: nebbiosa, fredda, grigia e corrotta. Non a caso, i suoi romanzi di maggior successo sono quelli a tema sociale come Oliver Twist, Il canto di Natale, David Copperfield o ancora Tempi difficili, e in qualche modo è ancora possibile rivivere ora quelle sensazioni che lo hanno ispirato più di duecento anni fa, semplicemente passeggiando per le vie di Londra in una giornata piovosa – come se, in fondo, fosse difficile trovare la pioggia a Londra.

A partire dalla casa dove Charles Dickens ha vissuto insieme alla moglie Catherine Hogarth e la cognata Mary, al numero 48 di Doughty Street. Poco distrante dal St. James Theatre, dove i tre si recavano spesso per assistere alle opere composte dallo stesso Dickens.

St. James Theatre, Londra

Insomma, quella stessa casa di Doughty Street 48 è stata trasformata nel Charles Dickens Museum, ancora arredato come lo era nell’Ottocento: ci sono ancora gli stessi mobili, gli stessi ritratti, le stesse camere d letto e persino i vestiti perfettamente conservati. Un’atmosfera un po’ lugubre forse, ma solo così possiamo entrare davvero nella mente dello scrittore.

Ingresso del Charles Dickens Museum, Londra

O così, o seguendo gli itinerari delle sue lunghissime passeggiate notturne. Dickens soffriva d’insonnia, per questo dormiva poco e camminava molto di notte, arrivando a conoscere Londra come nessun altro la conoscerà mai.

Proprio la complessità di Londra, le sue viuzze intricate e i suoi cunicoli stretti ispirarono le sue vicende, che non a caso sono tutte ambientate in questo clima di dispersione di una città industriale, che di notte rivela la sua anima più cruda.

Così arriviamo al Royal Exchange in Threadneedle Street, dove Scrooge l’avaro viene trascinato dallo Spirito del Natale avvenire per poter ascoltare quei mercanti che commentano con parole aspre e sprezzanti la morte di Scrooge, mentre “si affrettavano in su e in giù, facevano tintinnare le monete in tasca, conversavano in gruppi, guardavano l’orologio, giocavano distrattamente con i loro grandi sigilli d’oro”.

Royal Exchange, Londra

L’incrocio fra Ludgate Hill e Newgate Street è invece quel famoso crocevia in cui la folla dei rivlltosi di Barnaby Rudge prende d’assalto la città, invadendola e distruggendola andando a formare “una massa così denza che a ogni scarica la gente pareva cadere a mucchi”. Un’immagine violenta, ma può una rivolta non esserlo?

Ludgate Hill, Londra

 

Newgate Street, Londra

In una traversa di Farrington Road troviamo il covo dal quale il perfido Fagin spediva Oliver Twist e i suoi compagni a rubare nei mercati, dalle borsette delle signore, dalle tasche dei gentiluomini. Piccoli crimini che nella convinzione dei bambini li avrebbero salvatoi dalla miseria, ma che in realtà servivano solamente ad alimentare l’ego di Fagin, che se ne infischiava delle misere condizioni in cui quei ragazzini sventurati crescevano.

Farrington Road oggi, Londra

Va citato anche il posto in cui David Copperfield va a bere il giorno del suo compleanno, al numero 33 di Rose Street.

Uno scorcio di Rose Street oggi, Londra

In realtà, l’orgogliosa Londra è costellata anche di edifici in cui si suppone che Dickens abbia vissuto, contrassegnati da targhe ed epitaffi. Un esempio ne è la casa in Tavistock Square, dove si crede che abbia vissuto dal 1851 al 1860 e nel cui giardini aveva fatto costruire una specie di teatrino. Proprio durante questi spettacoli che inscenava e a cui spesso prendeva parte, pare si innamorò dell’attrice Ellen Ternan, causa del successivo divorzio dalla moglie. Qui, fu ospite dello scrittore anche Hans Christian Andersen, il quale disse della casa: “Un grande giardino con un prato e alberi alti che si innalzano dietro la casa e le danno un’atmosfera campagnola nel mezzo dei fumi di gas e carbone di Londra”. Non scherzavo, infatti, quando parlavo dell’operosa attività industriale londinese.

Targa visibile in Tavistock Square, Londra

Dickens muore nel 1870, a causa di un’emorragia cerebrale che non gli lascia scampo: la sua salma fu portata da un treno speciale all’Abbazia di Westminster, dove ancora riposa nell’Angolo dei Poeti, accanto ad altri grandi della letteratura inglese.

Targa della tomba di Charles Dickens, Londra

Se Charles Dickens non avesse sofferto d’insonnia, probabilmente non avrebbe immaginato tutto questo. E non lo avrebbe nemmeno scritto, lasciandoci senza una valida testimonianza di Londra e dell’Inghilterra al suo tempo.

Perché è questo, che in fondo, Dickens ci lascia. Un ricordo dolceamaro, una consapevolezza nuova che va al di là di quello che leggiamo nelle guide turistiche, che ci spinge a uscire di casa e ad andare in libreria.

E poi, a tornare a Londra.

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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