La Luce del lago

Divisorio-Lara-PiccoloRacconti

Tutte le illustrazioni di questo racconto sono opera
della nostra disegnatrice, Naomi Manca (Neevart), nome d’arte “Neeva“.
Il racconto è stato pubblicato sulla rivista artistica “The Crossroader” nel Dicembre 2015.

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La Luce del lago

Spiegò le ali e le piume nere brillarono sotto i perlati raggi di luna, una sottile falce d’argento che custodiva le notti innevate. Desiderava vestirsi di quella forza che le avrebbe inebriato il corpo e permesso di alzarsi finalmente in volo. Cigno 1Ma catene fatte di oscure tenebre, di paura ed esitazione, legavano Luce alla fredda terra, i piedi ben ancorati alla riva bagnata e i suoi sogni rinchiusi in una prigione tormentata. Ogni notte, alzava la testa verso il cielo infinito, colmo di stelle luminose e speranze senza fine, mentre le lacrime le bagnavano il viso. Il dolore che l’avvolgeva era vecchio e antico ed era proprio lì, davanti a lei. Sarebbe bastato fare solo un altro piccolo passo e la superficie del lago le avrebbe ricordato quello che realmente era: un essere oscuro, vestito di piume corvine e legato da buie catene. In realtà, non sapeva cosa volesse dire alzarsi veramente in volo, né che cosa si provasse a farlo.
Luce non era mai stata in grado di librarsi nel cielo come i suoi fratelli. Loro l’avevano lasciata, abbandonata ad una vita di paure e tormenti. Era rimasta sola, senza nessuno che la incoraggiasse a vincere le sue paure. Era rimasta rilegata in un angolo di terra sterile, circondata da ispidi rovi che le impedivano di lasciarsi abbracciare dai suoi sogni. Si sentiva rinchiusa, in balia della solitudine. Come se attorno a lei non esistesse più nessuno, come se l’avessero costretta ad una vita senza luce.
Era circondata dalla natura, un’amica rigogliosa e verdeggiante che la proteggeva, alberi secolari di quercia e betulla; era intorpidita da corde talmente spesse che le avvinghiavano il cuore, e non riusciva a sentire i lievi sussurri che la natura le mandava per incoraggiarla.
– Non dovresti essere così triste… – un giorno, un’esile vocina la richiamò da quel groviglio di oscurità – Non dovresti proprio. – Proseguì la voce. Luce, sdraiata nel suo giaciglio, dovette alzarsi e fare qualche passo per poter vedere quel piccolo diamante danzare sulla superficie incantata del lago. Era un minuscolo cristallo, avvolto da una dolce aura che le pervase l’anima. Il tenue bagliore si muoveva lentamente verso di lei, diventando sempre più grande. Finché, d’un tratto, riuscì a vedere chiaramente quella creatura, grande quanto una sua piuma.
Inclinò la testa di lato e la scrutò. Con incanto e meraviglia, la piccola figlia del lago si posò sopra ad una roccia e la invitò a raggiungerla. Luce, nonostante il timore iniziale, si sentì attratta da quella calda sensazione di amore che emanava. Lentamente, si avvicinò e vide il corpicino slanciato di quella gemma luminosa. Era una fata, un piccolo diamante di luce che dimora sulla superficie delle acque del lago e mostra la sua vera essenza solamente a coloro che custodiscono una scintilla di speranza nel cuore.
– Tu devi essere Luce, non è così? – le ali cristalline erano grandi, maestose e trasparenti come quelle di una falena. Vestiva con un candido abito adornato da perle e minuscole piume. Lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso, cadendole fino ai fianchi come dolci onde. – Il mio nome è Angelica. – Le sorrise.
– Sì. Sono io… – rispose la creatura oscura combattuta tra malinconia e timore. Dentro di sé risiedeva la paura di non sentirsi all’altezza di quella creatura tanto pura. Così, d’istinto, indietreggiò.
– Non devi avere paura di me. – La fata dai grandi occhi verdi si inginocchiò sulla roccia e si sporse allegra verso la nuova amica – Sono qui per te.

Cigno 2

Luce non capì immediatamente cosa la fata le stesse dicendo. – Ma io… non ti ho chiesto aiuto… e non ti ho invocata…
– Non sei stata tu ad invocarmi, ma la luce che hai nel cuore. – Sorrise vedendo lo sguardo perplesso della creatura dalle piume nere, poggiò le mani sulle ginocchia e riprese – Sento la tua paura, Luce. Una paura incessante, una paura che ti pulsa nel corpo e ti tiene incatenata su questa riva, lontana della speranza, lontana dalla vita e dall’amore.
– Ma io sto bene qui… ho il mio giaciglio e nessuno che può farmi del male… se invece abbandonassi questo luogo, l’oscurità mi ucciderebbe…
Angelica scosse il capo. – Non c’è bisogno di mentirmi. – Replicò con infinita dolcezza. – La paura offusca la realtà e fa spesso dire cose non vere. Quelle catene fatte di tenebra e quel giaciglio di freddi rovi sei stata tu a crearli senza volerlo. Tu e la tua paura di affrontare il mondo. – Fece una piccola pausa per darle modo di scrutare attentamente la sua prigione. Una prigione immaginaria che solo lei poteva davvero vedere. – Ti vedo ogni giorno osservare il cielo con occhi colmi di malinconia, mentre sento il tuo cuore che mi chiama e mi supplica di aiutarti, di liberarti da quella pena che ti affligge. Brami la libertà più di qualsiasi altra cosa al mondo e desideri danzare nei cieli con i tuoi sogni, sogni che io posso sentire e comprendere.
– Ma io non sono in grado di volare! – Esclamò il cigno con immensa tristezza e le lacrime agli occhi – Spiego le ali e vedo solo due arpioni neri e opachi che non sarebbero mai in grado di volare. Quando mi specchio vedo solamente un’orribile macchia nera che sporca il lago e rattrista la luna! – Mesta, scosse il capo e, quasi volesse convincersi, ripeté ancora: – Io non sono in grado di volare…
– Non sei in grado oppure preferisci restare laddove sai di essere al sicuro? Dove, nonostante la sofferenza, sai che non potrai mai stare peggio? Puoi farlo, Luce. Puoi restare imprigionata per l’eternità in un groviglio di ansie oppure affrontare le tue paura e librarti nel cielo. Potresti fallire o potresti trovare la felicità. Ma se tu restassi nel tuo giaciglio, non sapresti mai cosa c’è al di là di questo luogo. –
Una lacrima cadde sulla terra umida. – Se fallissi, non potrei mai più tornare a casa…
Angelica fece un piccolo salto, leggero e delicato, e le sue ali si spiegarono luminose nell’aria. Volteggiò lentamente davanti al suo viso – Questa è la terra delle opportunità. Questa… – con un gesto indicò il lago d’argento e la natura rigogliosa di querce, betulle e salici che lo abbracciava – resterà per sempre casa tua. Ovunque andrai, la porterai nel cuore. Ed ogni volta che vorrai, potrai tornare… – sporse una mano verso Luce e con infinita dolcezza le asciugò le lacrime che le bagnavano il volto – Credo sia arrivato il momento di uscire dal tuo guscio e di credere in te stessa. Io posso aiutarti a spiccare il volo, ma il resto dovrai farlo da sola.
Luce rimase in silenzio per un attimo. Alzò gli occhi alla luna che l’accarezzava con i suoi raggi poi, d’istinto, tornò ad osservare le sue catene e il giaciglio di rovi. Deglutì. Scostò lo sguardo.
Fece un piccolo e tentennante passo verso la riva e cercò il coraggio per osservare la creatura che si specchiava in quell’acqua incantata. Angelica la scrutò, in silenzio, muoversi lentamente verso la riva e, infine, mettere timidamente un piede dentro essa.
Il cuore di Luce batté più veloce, sentiva le catene stringerla sempre più forte e tirarla indietro ma, questa volta, forte delle parole di quel dono alato, lottò contro quella morsa oscura che l’aveva resa debole e succube. – Posso farcela… – sussurrò fra sé e sé.Cigno 3
Fece un altro passo, poi un altro. Nella sua mente si susseguirono immagini di corde e catene, di rovi ed amare lacrime. La sofferenza dell’abbandono e l’immensa solitudine che ne era seguita. Finché, passo dopo passo, d’un tratto, sentì le catene spezzarsi, frantumandosi in mille pezzi e scomparire come fumo nero nell’aria.
Fu allora, quando la purezza del suo cuore l’avvolse e la speranza la scaldò permettendole di credere finalmente in se stessa, che il cigno nero spiegò le ali ed esse divennero bianche, pure e candide come la neve. Le piume lisce e morbide brillavano incantate sotto i raggi di luna.
Quando Luce si specchiò nuovamente, Angelica era accanto a lei, in piedi sull’acqua del lago. Il suo abito di seta e perle svolazzava ad ogni suo movimento, dando la sensazione di essere simile ad una lucciola – Hai visto? Hai trovato in te la vera forza ed hai sconfitto le tenebre che ti tormentavano…-
Il cigno, senza parole, continuava a guardarsi, quasi meravigliato da quella trasformazione, pensando di non essere lui a specchiarsi realmente, ma qualcun altro. Ripiegò le ali e scrutò quel candore che emanavano le sue piume, un’aura di luce incantata. Impiegò poco per notare piccoli frammenti di cristalli neri fra le sue piume. Guardò Angelica con malinconia e preoccupazione – Ho ancora addosso schegge delle mie catene… Credi che un giorno tornerò di nuovo oscura…?
– Questo non posso dirtelo io. A volte sarà facile affrontare gli ostacoli che ti troverai dinanzi, altre volte più difficile. Ma sono certa che quando ti rivedrò, le tue piume saranno ancora bianche, candide e pure… devi solo credere in te stessa ed affrontare ogni avversità col candore del tuo coraggio.
Finalmente, anche Luce sorrise alla fata, ma subito le domandò: – Perché questi cristalli neri fra mie ali non sono andati via…? –Cigno 4
Angelica rise e la sua voce parve una melodia che fece danzare le fronde degli alberi. – Ti svelo un segreto, Luce. In tutti noi risiedono luci e ombre, poiché è una lotta che ognuno deve compiere lungo il cammino della vita. Quelle gemme fanno parte di te: sono lì per ricordarti che hai combattuto l’oscurità e l’hai sconfitta da sola. Con la tua forza. –
– Grazie… – sussurrò con la voce avvolta dalla commozione. – Te ne sarò grata per l’eternità… –
Luce si adagiò sull’acqua e nuotò sino alla falce argentea che si tuffava dentro il lago. Voltò il capo. – Non voglio dirti addio, perché sono certa ritornerò a casa. –
La fata alzò la mano e la mosse in segno di saluto. – Il lago ti accoglierà sempre fra le sue braccia. –
Le ali bianche di Luce sbocciarono come un fiore e Angelica la vide librarsi finalmente in volo, spinta dalla speranza. La vide volare nel cielo infinito, lassù, verso la luna, quella sottile falce d’argento che proteggeva la luce dal lago e le sue creature incantate. Scomparve nel cielo fra un battito di ciglia mentre, lentamente, l’alba sorgeva all’orizzonte.

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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