I luoghi manzoniani a Lecco

Non potevo. Proprio non potevo non farlo.

Forse perché sono milanese, e qui da noi Manzoni è un vero e proprio mito, ormai. Forse perché quella de “i luoghi manzoniani” è una di quelle gite da cui proprio al liceo non puoi scappare – se non già alle medie. Forse perché Manzoni è Manzoni, Lecco è Lecco, Don Abbondio è Don Abbondio e io sono io.

Io che, furbona, ho ascoltato la mia prof. di lettere del liceo, la quale un giorno disse che non ci avrebbe mai obbligati a leggere per intero tutti i Promessi Sposi per l’interrogazione, perché leggerlo a quello scopo ci avrebbe privati del piacere di conoscerlo. Aveva stupidamente ragione.

Io che inizialmente l’avevo preso come un invito a crogiolarmi nella nullafacenza più totale, mi sono ritrovata a leggerlo qualche tempo dopo, senza obblighi né scadenza, e a capirne davvero il senso.

È la storia di un interi secolo: amori impossibili, mari pettegole, fidanzati ingenui, monache ribelli, assassini mica troppo convinti – non poteva non attirare una come me.

E tutto sommato, anche il lago ha il suo fascino. Nonostante quella gita in terza liceo io nel lago ci sia proprio sprofondata, ma questa è un’altra storia.

Lago di Como

I luoghi manzoniani, per fortuna, non si esauriscono a Lecco.

La storia è ambientata fra varie città italiane, tra cui Milano e Bergamo, ma Lecco è forse la zona più interessante. Sarà che è dove la storia inizia, dove si conclude, e dove si svolgono le scene più suggestive.

Cosa importa di Renzo che si perde fra i boschi mentre cerca di raggiungere Bergamo, o di Lucia ospite della monaca di Monza: è la loro quotidianità ad attirarci, così come attirava il Manzoni tanto da voler ritrarre un intero secolo – il Seicento.

Ovviamente, molti dei luoghi citati sono fittizi, e non posso parlare di qualcosa che non c’è o che non si sa dove si trovi. Ma potrei parlare per ore di quello che ho visto e che va visto, perché come disse Ippolito Nievo “La scena dei Promessi Sposi è proprio stupenda, più a vederla che a leggerla”.

E noi la vedremo.

Allora, Lecco era solo un borgo sotto dominazione spagnola, non la città che conosciamo noi oggi.

La vicenda si apre con don Abbondio che cammina verso casa, lungo una stradicciola che appare dritta ma che ad un certo punto giunge a un bivio, dove si trova un tabernacolo che ritrae figure serpeggianti e fiamme, anime del Purgatorio. O almeno, questo è quello che ci dice Manzoni, perché se oggi percorriamo quella stradina che porta verso il rione di Acquate vediamo ì un tabernacolo, ma è stato ricostruito e non vi si nota più alcuna raffigurazione. Riusciamo a riconoscerlo solo perché una targa, lì a lato, ripercorre il primo capitolo del libro.

È qui che don Abbondio incontra i bravi di Don Rodrigo, dando inizio a quella storia sofferta fino all’ultimo capitolo.

Iscrizione del Tabernacolo di don Abbondio, Lecco

Ci sono però due chiese riconducibili alla figura di don Abbondio, ma qui è la tradizione a darci una mano ad identificarle. Pare infatti che egli abbia celebrate le nozze fra Renzo e Lucia in una di queste due: la Chiesa dei Santi Vitale e Valeria nel rione Olate, la più probabile poiché si trova a soli cinquanta metri dalla casa in cui – si presume – abitasse Lucia.

Chiesa dei Santi Vitale e Valeria, Lecco

La tradizione non fa lo stesso però per quanto riguarda la casa di Lucia. Come per la chiesa di don Abbondio, per la casa di Lucia ne sono state individuate due plausibili: una a Olate (vicino appunto alla chiesa dei Santi Vitale e Valeria) e una ad Acquate.

Quella di Olate è attualmente una residenza privata, per cui non è possibile visitarla, ma pare che il suo cortile sia quello dove Lucia è corsa incontro a Renzo urlando: “Lo sposo! Lo sposo!”.

Casa di Lucia a Olate, Lecco

Quella nel rione Acquate si trova in una zona più tranquilla, e dal suo cortile è possibile vedere l’altura sulla quale sorgeva il Palazzotto di Don Rodrigo. Anche questa però oggi è diventata un’osteria, per cui l’interno si può visitare solo in veste di clienti del locale.

Presunta casa di Lucia ad Acquate, Lecco

Il Palazzotto di Don Rodrigo si trova sullo Zucco, l’altura di cui sopra, che in realtà è un poggio nel rione di Olate. Qui si reca Padre Cristoforo per parlare con Don Rodrigo, per cercare di farlo desistere dai suoi propositi osceni e alquanto fuori luogo su Lucia. Non è stato per niente divertente salire sullo Zucco, la salita è parecchio scoscesa e – come se non bastasse – a chiocciola, e si dà il caso che io non sia assolutamente una sportiva. Però ammetto che la vista su Lecco da lassù è pazzesca.

Palazzotto di Don Rodrigo oggi sullo Zucco, Lecco

È Pescarenico l’unico rione che Manzoni in realtà indica esplicitamente. Si tratta di un piccolo villaggio di Pescatori sulle rive dell’Adda, incorniciato dalle montagne e dalle barche colorate ormeggiate sul fiume. Qui, Lucia prende la barca per scappare da Don Rodrigo, scenario dello struggente ”Addio ai monti” su cui Lucia piange.

E proprio a Pescarenico si trova il Convento dei frati Cappuccini, dove vive Fra Cristoforo.

Pescarenico, Lecco

Il Castello dell’Innominato è uno di quei luoghi di cui invece Manzoni non fornisce l’ubicazione precisa – e questo mi infastidisce parecchio, nonostante la tradizoione lo identifichi con i resti di un castello di proprietà della famiglia Visconti. Manzoni si era ispirato proprio a Bernardino Visconti per dare forma al suo personaggio, rifacendosi alla sua storia di crimini, pentimento e conversione.

Resti del Castello Visconti, Lecco

Non è un caso, quindi, che tutti gli studenti vengano in gita proprio qui a Lecco. Manzoni ha saputo ambientare il suo romanzo in un luogo meraviglioso, in grado di far rivivere questa storia bella in qualsiasi essere umano si trovi a passeggiare lungo l’Adda a Pescarenico, a salire verso i resti del castello dei Visconti, ad ammirare Lecco dallo Zucco di Don Rodrigo.

Che fortuna che abbiamo, a vivere così vicino a un posto così.

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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