Firenze che si scinde

No, non parlerò della Firenze dantesca, di dove Dante è nato e cresciuto, di dove ha scritto la Vita Nova e dei luoghi in cui si è rifugiato per sfuggire al dolore della morte di Beatrice. L’immagine che questa città ci restituisce è già intrisa di quello che abbiamo imparato a scuola e di quello che i nostri insegnanti ci hanno ripetuto, finché non siamo stati noi a ripeterlo a nostra volta.

Ma non è possibile parlare della Firenze che attraversiamo con Dan Brown scindendola dalla sua versione dantesca, certamente più antica e universale.

Dan Brown ha ambientato il suo Inferno a Firenze, sottraendola così all’egemonia di Dante, ma con un furbo escamotage: tutta la sua opera ruota intorno ad un altro Inferno, quello dantesco. Una furbata coi fiocchi, perché è proprio attraverso il mondo della Divina Commedia che Robert Langdon, il famosissimo professore di storia dell’arte protagonista della saga, si ritrova a viaggiare per risolvere l’ennesimo degli enigmi.

Infatti, nell’esatto momento in cui Langdon capisce che questa volta la sua avventura riguarda Dante, si dirige verso il centro storico di Firenze.

Il suo primo approccio con la città non è però dei migliori: un po’ perché il piazzale dove arrivano, il piazzale di Porta Romana, è sempre immerso nel traffico, e un po’ perché proprio in quel momento scopre di essere un fuggitivo, ricercato dalla polizia.

Piazzale di Porta Romana, Firenze

E poi, chi non avrebbe voluto essere al suo posto? Scavalcare la staccionata dei giardini di Boboli (e saltare la fila) è uno dei miei sogni segreti.

Giardini di Boboli, Firenze

In primavera, questi giardini sono al massimo del loro splendore: i cespugli che fiancheggiano i viottoli, le piante in fiore, i laghetti che riflettono il blu del cielo e i tempietti che si stagliano contro il verde delle piante che finalmente germogliano.

La loro costruzione fu richiesta prima dalla famiglia dei Medici, antica famiglia fiorentina di grande importanza per la storia medievale italiana ed europea, poi dai Lorena e dai Savoia.

È tutto un susseguirsi di statue e grotte – non a caso sono queste le principali attrazioni dei giardini e, sempre non a caso, è proprio in una grotta che Langdon si nasconde per sfuggire alla polizia. L’avevo detto che Dan Brown è un gran furbone.

Ovviamente, non in una grotta a caso.

Quale grotta migliore di quella del Buontalenti?

grotta buon talenti firenze
Grotta del Buontalenti, Firenze

È una grotta immensa, composta da tre stanze completamente diverse fra loro e incorniciata da un prospetto esterno pazzesco, sul quale compare lo stemma della famiglia dei Medici. Sì, perché anche questa grotta fu realizzata su loro commissione, iniziata da Giorgio Vasari ma terminata, appunto, da Bernardo Buontalenti fra il 1583 e il 1593.

Già guardandola da fuori si capisce che non è una grotta come le altre, ma che quelle tre stanze saranno un susseguirsi di sorprese e bizzarrie di ogni genere. Infatti, la prima stanza genera nel nostro ospite un fortissimo senso di smarrimento, e come dargli torto: è il caos l’elemento che domina, il disordine, e tutte le rocce che circondano Langdon, le conchiglie e le stalattiti sembrano prendere vita e dare origine a creature umane che emergono dalle pareti, rendendo la corsa del professore ancora più meravigliosa ma al tempo stesso inquietante.

La seconda stanza è la più piccola delle tre, e qui vengono ripresi i motivi decorativi della prima ma accostati a dipinti e sculture marmoree che ricordano personaggi mitologici. Da qui si accede alla terza stanza, sormontata da un cielo immaginario in cui volano uccelli e al cui centro domina la fontana della Venere che esce dal bagno del Giambologna, che né Langdon né un qualsiasi visitatore moderno si aspetterebbe di trovare qui, fra l’umidità e i muschi.

Proprio nella grotta del Buontalenti, Langdon prende quel corridoio Vasariano che fu tanto caro ad Hitler, così caro che si crede sia stato proprio quello il motivo per cui non fu distrutto dai bombardamenti, per raggiungere palazzo Vecchio ed essere, finalmente, in salvo.

corridoio vasariano firenze
Parte del Corridoio Vasariano, Firenze

Palazzo Vecchio, sede del Comune, si colloca in piazza della Signoria – una piazza sempre troppo gremita di gente, ma Langdon non riesce mai a liberarsi dei turisti anzi, in ognuna delle sue avventure riesce sempre a dare un senso alla loro presenza caotica. Guarda caso, la folla vacanziera è sempre per lui il mezzo tramite il quale riesce a nascondersi e sfuggire ai suoi inseguitori, mentre se capita a noi viaggiatori di ritrovarci in mezzo a questi bagni di gente tutto ciò che ne ricaviamo sono tonnellate di lamentele e un bel po’ di emicrania.

piazza signoria palazzo vecchio
Piazza della Signoria con Palazzo Vecchio, Firenze

Mi piacerebbe, per quanto io sia innamorata di Dante, dire che è proprio questo il punto in cui sua storia e quella del professore si biforcano, che conducono due vie parallele senza mai incontrarsi e soprattutto senza influenzarsi l’un l’altro.

Eppure, lo spettro della Commedia insegue Langdon ovunque: la sua ricerca, in qualche modo che ancora non ci è dato sapere, è strettamente collegata alla maschera mortuaria di Dante e al venticinquesimo canto del Paradiso, per cui questo non può essere un bivio, anzi. Qui le due vie si riuniscono in una grande, unica rotta, che porta Langdon non nei luoghi nominati da Dante nelle sue opere, bensì in quelli dove pare abbia realmente vissuto.

Ha bisogno di consultare una copia della Divina Commedia, e per trovarla si dirige prima al museo della Casa di Dante, dove sperava di trovarla nel bookshop, e poi nella chiesa attigua, conosciuta come “chiesa di Beatrice”. Si tratta della chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, dove si dice che Dante abbia, appunto, incontrato Beatrice, ma che sia la stessa in cui poi ha sposato Gemma Donati. E non biasimo Beatrice per aver deciso di levargli il saluto, a questo punto.

firenze casa dante alighieri
Casa di Dante, Firenze
beatrice dante alighieri chiesa firenze
Iscrizione della chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, Firenze

Insomma, pare che quello che Dante ha lasciato non riesca proprio a lasciarci in pace: la nostra cultura è perseguitata, malmenata, violentata dal panorama dantesco… e questa è una fortuna.

Dan Brown non ha solo creato un personaggio intelligente, geniale e affascinante, ma anche dannatamente fortunato. Ha cucito addosso a Robert Langdon un impiego straordinario, che gli consente di viaggiare per il mondo e scoprire cose che nessuno ci insegnerà mai, visitando luoghi proibiti al pubblico in cui nessuno ci porterà mai.

Fra i quali Firenze, che già di per sé è una bella storia.

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Gaia

Studentessa per sbaglio, viaggiatrice per scelta, lettrice da una vita. Nata per fare la principessa, ma pare che l’Italia sia “una repubblica democratica fondata sul lavoro”. Sono una scrittrice con il sogno di vivere delle proprie parole. Nel frattempo, accarezzo gattini. E mangio lasagne.

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