Donne che scrivono di donne: l’Amore di Saffo

Saffo

L’artista scelta per questo mese di Donne che scrivono di donne, è molto antica, conosciuta, amata, chiacchierata e non ha bisogno di tante presentazioni. Lasceremo che sia una sua poesia a presentarla.

“Vorrei essere morta, sai,davvero”

era così disfatta nel congedo

e parlava parlava:”Oh, Saffo,

è terribile quello che proviamo!

Non son io che lo voglio se ti lascio”,

e io le rispondevo: addio,

su, vai, e ricordati di me,

perché lo sai come ti seguivamo:

e se no-allora io lo voglio

che ti ricordi, perché tu dimentichi-

com’era bello ,ciò che provavo,

quante corone di viole

ti posavi sul capo,insieme a me,

di rose, croco, salvia, di cerfoglio,

e quante s’intrecciavano ghirlande

per il tuo collo delicato

fatte dei fiori della primavera

Saffo, proprio lei, la poetessa dell’antica Grecia le cui parole sono rimaste vive fino ai giorni nostri. Vissuta nel VII secolo a.c., nobile di orgini, amava il lusso dell’aristocrazia a cui apparteneva, il bello e viveva con grande eleganza.
Tutto questo amore, si trova nei suoi versi, nelle sue parole e in ciò che ispirava la sua arte. Saffo ha cantato l’amore in senso stretto, quello per le persone, quello per le donne radunate attorno al Tìaso, comunità di fanciulle aristocratiche, che come muse, hanno smosso la sua poesia. Questo ha dato vita a parole che potessero dare conforto alla sua nostalgia per una persona lontana, alla sua sofferenza per colei che non poteva avere, o alla sua gelosia. Tutti sentimenti naturali, diretti, che riguardano la sfera amorosa e che nonostante siano stati vissuti da lei nella Grecia antica, rimangono gli stessi che viviamo noi oggi.
Saffo, viveva una vita da privilegiata, aristocratica, moglie e madre, libera di viaggiare, di stare a contatto con la buona società e con le persone, ma in tutto ciò sentiva l’esigenza di scrivere. E nella sua scrittura, si isolava dalla società in cui stava, per rinchiudersi in se stessa e trasformare la sua emotività e la sua intimità in versi.
La forza di questa poetessa, sta ancora oggi nella sua capacità di aver vissuto a pieno il mondo che la circondava e averlo trasformato in qualcosa di intimo e personale. E tutto ciò si percepisce dai suoi testi, arricchiti dalle parole di una donna che sicuramente ha vissuto tanto e ha provato sentimenti veri.
Saffo, parlava alle donne presso il Tìaso, parlava di donne nelle sue poesie, in un epoca, dove l’amore e la passionalità non erano oggetto di convenzioni sociali, soprattutto in riferimento alle privilegiate dell’aristocrazia.
Per questo, le sue parole, prive di ogni censura e di ogni restrizione, vivono ancora e arrivano dirette allo stomaco, trattando quei sentimenti universali in cui Saffo si lasciava totalmente abbandonare.
Insegnandoci, che forse dobbiamo farlo anche oggi. Utilizzare il mondo esterno come ispirazione e l’arte come finestra di sfogo, dove tutto è lecito. Dove i sentimenti non devono avere vergogna di esprimersi per quello che sono, a volte eccessivamente intensi o troppo impulsivi.
La poesia, qui, diventa un non luogo di abbandono alle proprie emozioni, dove si vive a cuore scoperto, senza paura di essere feriti di nuovo.
Questo è stata Saffo, questo ha trasmesso alle fanciulle attorno a lei e trasmette ancora oggi a chi la legge, stregando con le sue parole e facendo riflettere il lettore in un’intimità femminile universalmente riconoscibile.

 

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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