Dalla parola all’immagine: La casa di Paco Roca

La casa

Quando una graphic novel è realizzata in modo tale da farci sentire parte di un film, allora è necessario parlarne. Diventa necessario osservarne le linee, lo stile e i colori scelti, oltre che la sceneggiatura, per capire come è possibile una simile magia.
Questa magia prende il nome di La Casa dell’artista di Valencia Paco Roca e delicatamente ci accompagna in un mondo in grado di evocare tanti sentimenti forti.
Già un titolo così, porta la mente verso qualcosa di caldo, qualcosa in grando di abbracciarci e di darci il senso di stabilità sotto i piedi e sopra la testa. Ovunque sia, sotto un ponte, in una villa, insieme ad una persona che amiamo, ciò che è casa, lo stabiliamo noi e diventa un concetto molto soggettivo.
Qui, casa è la storia di tre fratelli che dopo un anno dalla morte del padre tornano nella casa dove sono cresciuti, inizialmente per venderla, ma poi i ricordi e le emozioni che quel posto rilascia, metteranno in crisi quella decisione iniziale.

La casa
Questo luogo diventa poi anche lo scenario in cui i protagonisti elaborano un lutto, lutto inteso come perdita. Perdita di un padre, in questo caso, della sua storia, di quello che ha costruito e di quello che voleva per i suoi figli.
La casa, non è più una struttura in muratura, che si può vendere, acquistare o sistemare, è un concetto. Un concetto fatto di ricordi, persone, amore e costanza.
Per questa ragione, per i protagonisti, il soggiorno presso la casa del padre diventa così difficile. Perchè si sono recati in un immobile, ma poi si sono ritrovati nella loro infanzia e nella storia che li ha resi quello che sono da adulti.
Ci si ritrova presto in un film, perchè di questa storia, che diventa anche la storia del lettore, se ne può percepire ogni sfumatura. Grazie anche alla scelta dei colori tenui, il giallo, le terre, l’azzurro, quei colori che già per come sono, evocano la malinconia, il ritmo lento di un tempo che si è fermato.
Già, perchè quando si perde qualcuno che si ama e così le proprie radici, la propria casa, il tempo di ferma, l’atmosfera diventa priva d’aria e tutto diventa difficile.
Per questo motivo, La casa, diventa un film, che parla d’amore, di perdita, ma anche di speranza, perchè le case si possono sempre ricostruire, mattone dopo mattone, con fatica e sacrifici, laddove c’è la determinazione di vivere in quel modo lì. Quel modo che abbiamo in testa solo noi e che a volte è difficile da spiegare.
Eppure non sempre servono parole, ma solo le intenzioni e quella sensazione nello stomaco che ti suggerisce che sì sei nel posto giusto. Sei arrivato a casa.

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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