Il campionato internazionale di Carpe Koi in scena a Cremona a maggio

Il campionato internazionale di Carpe Koi in scena a Cremona a maggio

Il campionato internzaionale di Carpe Koi in scena a Cremona a maggio

Dopo il successo della scorsa edizione torna a CremonaFiere l’unico campionato internazionale di carpe giapponesi in programma il 20 e 21 maggio 2023.

Dopo il successo della scorsa edizione torna a CremonaFiere l’unico campionato internazionale di carpe giapponesi in programma il 20 e 21 maggio 2023.

Italian Koi Expo si svolgerà in contemporanea con Japan Show, l’esclusivo salone che offrirà al pubblico la possibilità di immergersi a 360° nella cultura giapponese: dal food al design, dall’artigianato alla cosmesi, passando per letteratura, studio della lingua, sport e intrattenimento.

Un’esposizione dedicata al mondo delle carpe giapponesi che vedrà la partecipazione di giudici internazionali ZNA per la premiazione e che in soli 10 giorni ha esaurito i posti a disposizione con 33 vasche già sold out con oltre 150 esemplari provenienti da tutto il territorio nazionale.

Italian Koi Expo nasce dalla sinergia tra CremonaFiere e IKA (Italian Koi Association), dopo il successo della prima edizione che ha visto carpe provenienti da Italia ed Europa ad oggi è già stato raggiunto il numero massimo di iscrizioni che denota il forte interesse per questa speciale competizione oltre che per l’intera cultura giapponese.

Al concorso parteciperanno 16 varietà di carpe: Kohaku, Sanke, Showa, Bekko, Utsuri, Asagi, Sushui, Koromo, Goshiki, Kawarigoi, Hikarimuji, Hikarimoyo, Hikari-Utsuri, Tancho, Ginrin, Doitsu. A valutarle saranno giudici ZNA di fama internazionale: Ronald Stam (Olanda), Ruud Besems (Olanda), Rudi Van Den Broeck (Belgio) e Niko Bellens (Belgio).

Le premiazioni si svolgeranno Domenica 21 Maggio 2023 e, a seguito del verdetto stabilito dai giudici internazionali ZNA, verrà assegnato il premio di categoria e misura per la prima e seconda classificata di ognuna delle sette classi di lunghezza e delle sedici categorie ammesse, premi speciali “Best in Variety” assegnati alla koi più bella di ogni varietà e premi Champion: Baby, Young, Adult, Mature, Supreme, Grand e Jumbo Champion. Infine, IKA assegnerà il proprio premio a sorpresa. Main sponsor del Koi Show 2023 si riconferma Mountain Tree, azienda leader a livello mondiale nella produzione e fornitura di materiale filtrante ed accessori da laghetto.

A Italian Koi Expo, inoltre, non mancheranno presentazioni e convegni a cura di professionisti del mondo koi quali veterinari ed esperti del settore, blogger internazionali di Koi Question, come Tiebo Jacobs, e youtuber di caratura mondiale come Yvo De Wal. 

“Dopo l’esperienza dello scorso anno, e visto il grande successo ed interesse del Japan Show, siamo felici di tornare con questo appuntamento dedicato alla cultura giapponese ed in particolare con l’evento internazionale unico in Italia dell’Italian Koi Expo. – dichiara Roberto Biloni, Presidente di CremonaFiere – Il mondo fieristico ha sempre bisogno di innovazione e grazie alle collaborazioni nascono proposte sempre più attrattive.”

La nascita di Japan Show, che ha visto in concomitanza il primo svolgimento di Italian KOI EXPO, la più grande ed importante esposizione d’Italia di carpe koi giapponesi, è stata per noi di Italian Koi Association motivo d’orgoglio e di grande soddisfazione. – asserisce il presidente Sebastiano Adami Il target del 2023 sarà quello di incrementare il livello qualitativo delle koi in gara e di arricchire l’aspetto estetico del campo gara, con elementi che possano maggiormente ricondurre lo spazio in questione al mondo e alla cultura giapponese.”   

Maggiori informazioni: www.japanshow.it

Pordenone Docs Festival, le voci del documentario: dal 29 marzo al 2 aprile

Pordenone Docs Festival, le voci del documentario: dal 29 marzo al 2 aprile

Pordenone Docs Festival, le voci del documentario: dal 29 marzo al 2 aprile

Con un programma ricco di film in anteprima nazionale, un’attenzione particolare a giovani registi e talenti emergenti italiani e incontri con ospiti internazionali,
il festival anche in questa edizione offre uno sguardo attento sulla contemporaneità tra diritti, femminismo, inclusività ed ecologia

Dal 29 marzo al 2 aprile, torna l’appuntamento con Pordenone Docs Fest. Le voci del documentario, il festival di Cinemazero giunto alla sua XVI edizione: per cinque giorni la città si trasforma in un osservatorio privilegiato sulla contemporaneità, offrendoci sguardi di autori internazionali e italiani che col documentario sono capaci di innescare riflessioni, cambiamento e partecipazione.

Tanti i film in anteprima nazionale che affrontano temi di stringente attualità – dai diritti delle donne raccontati da My name is happy di Nick Read e Ayse Toprak, all’ecologia di The oil machine di Emma Davie – uno spettro ampio di istanze raccontate dal meglio della produzione documentaria accuratamente selezionata nei principali festival internazionali.

Al Pordenone Docs Fest, la forza della realtà diventa narrazione e alimenta la produzione di nuovi percorsi e contenuti culturali, con un impegno continuo votato all’inclusività. Accanto alle proiezioni tante tavole rotonde, panel, appuntamenti per il pubblico e gli addetti ai lavori, approfondimenti con ospiti per espandersi oltre il limite delle giornate di proiezioni.

Tra le declinazioni presentate dalla manifestazione, Donne con la macchina da presa – retrospettiva curata da Federico Rossin in collaborazione con i principali archivi italiani – ripercorre le origini del documentario femminista italiano, le cui proiezioni diventano un’occasione per chiedersi a quali film del passato le giovani militanti di oggi possono guardare, riconoscendovi i primi passi di una battaglia culturale ancora in corso.

Dal femminismo alla comunicazione culturale inclusiva, un approfondimento su come le principali realtà culturali italiane e internazionali stiano lavorando per promuovere un linguaggio e delle strategie volte all’inclusività e alla decolonizzazione dello sguardo. Lo spunto è offerto dalla visione del film olandese White balls on walls di Sarah Vos – altra anteprima nazionale – che racconta come il direttore dello Stedelijk, il Museo di Arte moderna di Amsterdam, per poter accedere a fondi pubblici sia stato indotto a includere nello staff e tra gli artisti, persone che non fossero solo maschi bianchi.

Dare spazio e visibilità ai giovani talenti è una delle missioni che il Pordenone Docs Fest si è dato, e che concretizza in questa edizione con due nuovi progetti: Italian Doc Future in cui si offre ad alcuni giovani autori una vetrina per mostrare il proprio lavoro accanto a professionisti consolidati, un’originale forma di supporto concreto che ha il doppio scopo di sostenere la produzione di qualità e permettere al pubblico di vedere film che diversamente gli sarebbero preclusi a causa di logiche di distribuzione soffocanti.

Il secondo progetto è Nord / Est / Doc / Camp prima edizione di un laboratorio di consulenza e tutoraggio a tappe per creazioni documentarie in fase di ultimazione, prodotte in Triveneto.
L’iniziativa nasce dall’incontro con il Trento Film Festival e l’Euganea Film Festival (che ospiteranno le fasi successive, dopo la prima a Pordenone), con il sostegno di IDM Film Commission Südtirol, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli-Venezia Giulia Film Commission e in collaborazione con Fondo Audiovisivo FVG. 

Tra le novità anche il coinvolgimento di un artista per realizzare l’immagine guida del festival che per la XVI edizione è Mattia Balsamini, fotografo under 35 di Pordenone già affermato a livello internazionale, di cui il festival – per la sua consolidata tradizione di sensibilità ecologica – promuoverà il suo nuovo progetto Protegem Noctem dedicato al tema della riduzione dell’inquinamento luminoso e la protezione del buio, in via di “sparizione”.

Celebra questa collaborazione anche con la mostra personale dell’artista ospitata dalla Galleria Bertoia a cura di Matete Martini e organizzata dal Comune di Pordenone con Pordenone Docs Fest, motore di produzione culturale a 360 gradi.

 

A conferma della storica attenzione alla sostenibilità ambientale e sociale del festival, da quest’anno l’organizzazione ha realizzato anche un Manifesto Green in cui si assume formalmente una serie di impegni riassunti in dieci punti, nei confronti del pubblico, della cittadinanza e dei sostenitori pubblici e privati: www.pordenonedocsfest.it/il-nostro-manifesto-green.

 

Pordenone Docs Fest vuole raccontare anche quest’anno la realtà con qualità, andando oltre il sensazionalismo mediatico e l’infinità di immagini viste, prodotte e rilanciate in continuo. – Dice Riccardo Costantini curatore del festival – attraverso i tanti film, tutti in anteprima nazionale, che si vedranno a Cinemazero e le moltissime occasioni di approfondimento, invitiamo il pubblico a spegnere le luci, a rallentare e darsi il tempo di riflettere, a ripensare l’attualità grazie alla forza dei grandi documentari”.

E se dormire separati fosse il segreto di una coppia duratura?

E se dormire separati fosse il segreto di una coppia duratura?

E se dormire separati fosse il segreto di una coppia duratura?

Dormire sempre insieme nello stesso letto ogni notte è la rovina del rapporto? Anche Bonolis e la moglie vivono separati, ma si amano…

Facchinetti e la moglie dormono in stanze separate 
Francesco è il primo a dire che dorme in un’altra stanza, anzi secondo il nostro speaker, “dormire sempre insieme nello stesso letto ogni notte è la rovina del rapporto”. Mentre Sabrina è del partito romanticismo: “Vuoi mettere la bellezza di addormentarti con la persona che mai, svegliarti con la persona che ami…”, altrimenti non è più amore, secondo lei. 

Il parere della psicologa 
In diretta è intervenuta la psicologa Elisa Caponetti che ha offerto il suo punto di vista su ciò che sta accadendo oggi tra molte coppie: “Esistono sempre meno famiglie tradizionali”. Sono molte le coppie che decidono, pur amandosi, di vivere in case separate per godersi maggiormente i propri spazi, ma valorizzando maggiormente anche i momenti insieme. Certo per farlo occorre avere la possibilità economica di mantenere due case e con esse la propria indipendenza. Due case significa: due auto, due IMU, due bollette della luce, dell’acqua, del gas e via dicendo. La convivenza è sicuramente più economica!

Compromesso: camere separate
Una soluzione/compromesso alla propria voglia di indipendenza è la camera separata ma sotto lo stesso tetto. Una soluzione più sostenibile economicamente e che lascia spazio ai due partner. L’uomo può russare in santa pace e la donna può leggere fino a tardi senza disturbare il sonno rumoroso del partner!
“Non sempre è indicativo di una fragilità di coppia – spiega la dott. Caponetti – ci sono coppie che compiono questa scelta che sono anche molto solide e durano nel tempo, ci sono poi altre che hanno difficoltà a impegnarsi in un legame di coppia”. 

Bonolis e Bruganelli: separati e innamorati
Da settimane tiene banco la questione Bonolis/Bruganelli. La coppia, sposata felicemente da vent’anni, ha raccontato di vivere in appartamenti separati (ma adiacenti). Il conduttore ha ulteriormente chiarito a Verissimo che il loro rapporto è in salute: “Dormire in camere separate è un segno di civiltà!”, ha spiegato Bonolis. Loro che desso hanno fatto l’upgrade e vivono in palazzi diversi, ma comunicanti da una doppia porta sul terrazzo, sono una coppia al sicuro: “È il segreto per restare insieme tutta la vita”, ha spiegato Bonolis a Silvia Toffanin.

di Elisa Caponetti

Klimt: il dipinto più costoso “torna a casa”

Klimt: il dipinto più costoso “torna a casa”

Klimt: il dipinto più costoso “torna a casa”

Rubato prima dai nazisti, “Bisce d’acqua” torna a Vienna. 10 anni fa era stato pagato 183 milioni di euro…

È il dipinto più costoso del pittore austriaco più famoso, Gustav Klimt: un capolavoro rubato dai nazisti e che il pubblico ha potuto godere a malapena un paio di volte nel secolo scorso. Ora torna a casa a Vienna, per una mostra che analizza le origini artistiche del suo autore.

“Wasserschlangen II” (Bisce d’acqua II) fu completato intorno al 1907 e acquistato da Jenny Steiner, imprenditrice tessile ebrea mecenate del movimento artistico della Secessione e in particolare di Klimt. L’opera s’inquadra nel periodo d’oro dell’artista ed è “un autentico capolavoro”, afferma Stephanie Auer, assistente curatrice della mostra “Klimt, ispirato da Van Gogh, Rodin, Matisse…”, che si apre domani alla Galleria Belvedere.

Nel giugno 1938, poco dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, l’imprenditrice riuscì a fuggire da Vienna e la sua fortuna fu confiscata. Due anni dopo, il pezzo era in possesso del regista nazista Gustav Ucicky, che si diceva fosse il figlio illegittimo di Klimt (sua madre Maria Učicka, praghese, fu governante e modella del pittore). Nel 2013 la vedova di Ucicky ha venduto il quadro all’asta per 103 milioni di euro (112 milioni di dollari), di cui ha dovuto consegnare la metà agli eredi di Jenny Steiner. Il pezzo è stato immediatamente rivenduto per 168 milioni di euro (183 milioni di dollari), diventando così il settimo dipinto più costoso della storia. 

nt mollit anim id est laborum.

Nel corso di queste vicissitudini, “Wasserschlange II” è stato esposto non più di un paio di volte negli ultimi cento anni. Fu a Vienna nel 1964. Poi lo scorso ottobre quando la mostra è stata inaugurata al Van Gogh Museum di Amsterdam, che ha organizzato la retrospettiva in collaborazione con il Belvedere. Portare il quadro a Vienna non è stato facile a causa dell’enorme premio assicurativo, che ha superato il tetto fissato dallo Stato austriaco. Alla fine, il Belvedere ha raggiunto un accordo con gli attuali proprietari, che si sono assunti i costi assicurativi aggiuntivi in ​​cambio di un processo di restauro e analisi svolto da esperti del museo, il più importante al mondo per Klimt e che ospita la sua opera “Il bacio”.

L’opera è arrivata in ottime condizioni e sono stati necessari solo piccoli interventi“, ha detto Auer. Un’analisi condotta con diverse tecnologie tra cui raggi X, infrarossi e microscopi, ha appurato che Klimt, il quale a quel tempo sperimentava l’uso di metalli come argento, oro e platino, utilizzò per “Bisce d’acqua II” la stessa tecnica usata ne “Il bacio “.
È stato anche accertato che il pittore stava modificando la composizione del dipinto e la posizione delle figure. La mostra cerca di guardare a Klimt dal punto di vista degli artisti che lo hanno ispirato, anche se è stato a lungo considerato come “un pianeta che ruota nel proprio sistema solare”, secondo le parole della direttrice del Belvedere, Stella Rollig. “Vediamo Klimt con occhi nuovi: come un artista aperto e innovativo, che studiò altre arti e non nascose mai i suoi riferimenti, sempre curioso delle nuove tendenze di cui incorporava gli spunti nel proprio lavoro”, spiega Rollig. Tra i 90 pezzi che compongono la mostra ci sono, oltre al lavoro di Klimt, opere di Van Gogh, Matisse, Rodin Toulouse-Lautrec, Monet, Cézanne e Margaret Macdonald Mackintosh.

 

 

Ritrovati dei coccodrilli mummificati in Egitto

Ritrovati dei coccodrilli mummificati in Egitto

Ritrovati dei coccodrilli mummificati in Egitto

Gli esemplari vanno da 1,5 a 3,5 metri di lunghezza. Lo stile di conservazione suggerisce un’età pre-tolemaica

Un’analisi dettagliata della morfologia e della conservazione di dieci mummie di coccodrilli, risalenti al V secolo a.C., rinvenute nelle tombe rupestri nel sito di Qubbat al-Haw, sulla riva occidentale del Nilo, potrebbe aiutare a comprendere meglio le pratiche di mummificazione nel tempo. A realizzare lo studio, pubblicato sulla rivista open access ‘Plos onè, sono stati i ricercatori del Royal Belgian Institute of Natural Sciences, in Belgio, e dell’Università di Jaèn, in Spagna. “Dieci mummie di coccodrilli, tra cui cinque corpi più o meno completi e cinque teste, sono state trovate in una tomba indisturbata a Qubbat al-Haw (Aswan, Egitto) – hanno dichiarato gli autori – le mummie erano in diversi stati di conservazione e completezza“. 
Gli animali mummificati, inclusi i coccodrilli, sono reperti comuni nei siti archeologici egiziani. Nonostante diverse centinaia di coccodrilli mummificati siano disponibili nelle collezioni dei musei di tutto il mondo, spesso non vengono esaminati a fondo.

In questo studio, gli autori hanno fornito un’analisi dettagliata della morfologia e della conservazione di dieci mummie di coccodrilli rinvenute nelle tombe rupestri nel sito di Qubbat al-Haw, sulla riva occidentale del Nilo.
Le mummie includevano cinque teschi isolati e cinque scheletri parziali, che i ricercatori sono stati in grado di esaminare senza scartare o utilizzare la TAC e la radiografia.
Sulla base della morfologia dei coccodrilli, sono state identificate due specie: coccodrilli dell’Africa occidentale e coccodrilli del Nilo, con esemplari che vanno da 1,5 a 3,5 metri di lunghezza. Lo stile di conservazione delle mummie è diverso da quello trovato in altri siti, in particolare mancano prove dell’uso di resina o dell’eviscerazione della carcassa come parte del processo di mummificazione.
Lo stile di conservazione suggerisce un’età pre-tolemaica, che è coerente con la fase finale dell’uso funerario di Qubbat al-Haw durante il V secolo a.C. Il confronto delle mummie tra i siti archeologici è utile per identificare le tendenze nell’uso degli animali e nelle pratiche di mummificazione nel tempo.
I limiti di questo studio includevano la mancanza di dna antico disponibile e radiocarbonio, che sarebbero utili per affinare l’identificazione e la datazione dei resti. Studi futuri che incorporeranno queste tecniche informeranno ulteriormente la comprensione scientifica delle pratiche culturali dell’antico Egitto.