Venerdì 17

Venerdì 17

È una grigia mattina d’inverno. E sta nevicando.

Un evento che non dovrebbe essere tanto male, se la si ammirata da dietro le finestre di casa, con una tazza di cioccolata fondente fumante fra le mani, svaccata sul divano con la copertina tirata fino alle guance e la calzine di pelo che ti scaldano persino il midollo.

Il vero problema è quando devi ammirarla fuori casa, in balia di un mondo idiota e completamente impreparato al più banale evento atmosferico. Perché il problema non è l’inverno, il problema è che quando dal cielo cade un nevischio misto acqua e la temperatura precipita, le strade gelano e la gente sembra non essere più in grado di connettere sinapsi, di ragionare ed evitare manovre del tutto idiote che rischiano di ledere all’incolumità altrui.

Cos’altro dire: è inverno, sta nevicando, sono le otto e zero tre e tu sei imbottigliata nel traffico da più di mezzora, su una strada che normalmente percorri in dieci minuti.

Stai tamburellando con insistenza le dita sul volante, nel disperato tentativo di compiere una qualche magia ed cancellare dalla faccia della Terra in un solo tocco tutti gli imbecilli che stanno intasando la tua unica via per raggiungere l’ufficio. Ma, purtroppo, qualcosa ti suggerisce che l’attesa è la tua unica soluzione.

Come se non bastasse, il tuo corpo, che normalmente funziona come un diesel, ha deciso di mettersi in sciopero per mancanza di zuccheri e sta cercando di incolparti per non aver fatto colazione nemmeno oggi. Non che solitamente tu la faccia, ma almeno non lo metti in astinenza da caffeina.

Quindi dici addio allo speranzoso tentativo di metterti a dieta e, rassegnata, sterzi verso il primo bar che vedi, parcheggiando nell’unico posto ancora libero.

Scendi dalla macchina ed entri nel locale ordinando una brioche alla marmellata e un caffè con tanta panna montata. Recuperi un giornale che ti passa sotto lo sguardo, e che era l’unico in circolazione, e scopri con dispiacere che trattava esclusivamente di sport. L’unica pagina leggibile, perché di sport non ci capivi proprio un tubo, era quella dell’oroscopo.

Nei successivi cinque minuti, nei quali inizi a goderti la tua calda brioche e il tuo caldo caffè con panna, scopri con estrema agonia che, quel incantevole giorno, é venerdì 17 e che per le persone del tuo segno,  acquario, sarebbe stato decisamente meglio evitare di legare i capelli e di indossare indumenti rossi.

Chiarissimo.

Rileggi l’oroscopo una seconda volta, tanto per essere certa di non aver frainteso nulla e aver capito bene cosa ti stava dicendo.

– Porca troia, c’è proprio scritto ‘rosso’ e ‘capelli legati’. – Esclami sotto voce per evitare di apparire schizofrenica e completamente fuori di testa davanti agli altri clienti del bar.

Chiudi il giornale e fai spallucce. Non sei superstiziosa e non hai mai creduto a questa sciocchezze. – Come cavolo si fa a credere agli oroscopi? Ho una coda di cavallo e una maglia rossa, cosa potrebbe mai accadermi? Che un aereo mi precipiti in testa? Ma per piacere…!

Non fai in tempo a dimenticare ciò che hai appena letto che un po’ di caffè plana sul tuo maglione, pian piano, come se volesse prenderti beffa di te mostrandoti la scena a rallentatore.

Respiri profondamente, cercando di apparire calma e controllata e ricordando le regole della gestione dell’ansia che ti ha insegnato il libro che hai comprato la settimana prima, ma solamente perché il resto del caffè con panna è ancora intatto nella tazzina.

Termini la tua colazione e ti alzi dalla sedia. Decidi che è arrivato il momento di avviarti verso l’ufficio prima che il tuo Capo decida di legarti ad una sedia con scotch adesivo e tenerti prigioniera per tutte le vacanze di Natale a preparare i suoi amati report, che il più delle volte nemmeno guardava. Una volta arrivata in ufficio avresti chiesto a Cinzia di darti una mano a smacchiare la tua maglia preferita. Lei, perfetta donna di casa. Tu, perfetta donna da lavanderia. Quella a gettoni, sia chiaro.

Dopo circa un ora abbondante, un tripudio di sfighe ed esserti domandata se qualche tuo antenato si fosse macchiato di qualche peccato capitale o se il karma avesse deciso di castigarti per aver interrotto la dieta, dieta che, per l’ennesima volta, avevi giurato di fare, parcheggi finalmente sotto l’ufficio, vittoriosa.

Ma mentre scendi dalla macchina, scivoli su una lastra di ghiaccio e finisci rovinosamente col sedere per terra. Un’automobile, rossa fra l’altro, nonostante lo stronzo che la sta guidando ti abbia chiaramente vista a terra, decide di non fermarsi e nemmeno rallentare, ma di passare schizzandoti addosso neve e acqua.

Quando finalmente raggiungi le porte dell’ufficio, infuriata come una faina, scopri che Riccardo aveva, per sbaglio, rovesciato il caffè sulla scrivania, proprio sul bilancio appena terminato. Lanci uno sguardo al tuo collega che, in un momento di palese inettitudine, sta giocando a poker con Daniele, tra l’altro barando. Subito, prima di permettergli di fare qualche altro danno, decidi che è meglio correre ai riparti. Così ti getti sulla tua scrivania e butti tutto quello che trovi nel cassetto, poi ti rechi in bagno dove eri certa di avere un cambio per gli appuntamenti importanti e decidi di darti una sistemata, indossando abiti asciutti.

Dopo aver infilato una camicia azzurra ed un paio di jeans scuri, credi che finalmente la tua sfortuna sia terminata: ma ti sbagliavi di grosso. Il tuo sogno è pura utopia.

Un quarto d’ora più tardi, sei ancora con gli abiti bagnati perché Daniele, nel gentil tentativo di portare un bicchiere d’acqua a Cinzia che stava ficcanasando sul PC del Capo, inciampa, il contenuto del bicchiere ti precipita addosso e tu, per la prima volta, assapori il crescente desiderio di commettere un omicidio e di finire dietro le sbarre, almeno là non ci sarebbe stato nessuno che ti avrebbe rotto la palle.

Soffocando l’impulso di prendere Daniele e scaraventarlo giù dalla finestra, ti accingi a raggiungere l’ufficio dove il Capo aveva chiamato tutti per la canonica riunione del venerdì. Cinzia arriva pimpante, vestita di giallo canarino, con dei fascicoli colorati in mano. Tu, infurbita, non prendi il primo fascicolo che lei ti passa, quello rosso, e stai bene attenta a non prendere nemmeno quello bordeaux. Così, in caso la sfiga diventi daltonica, ti impadronisci immediatamente di quello verde pisello e ti siedi crogiolandoti nella speranza che la giornata termini presto.

Alzi lo sguardo al soffitto intonacato, con la piccola speranza che Dio, vedendo che ti sei trattenuta dal mandar all’inferno tutti quelli che ti erano passati davanti, nonostante le sventure, ti salvi da quella dannata giornata.

Un’occhiata all’orologio ti dice che mancano ancora tredici ore al domani e tu ti deprimi ulteriormente quando il Capo, nel meraviglioso completo gessato con la sua allegra personalità prorompente, si alza dalla sedia – Fra venti minuti arriverà qui il Direttore Generale per revisionare gli ultimi bilanci.

Perfetto. – Mi basta solo non sia vestito di rosso. – bisbigli fra te e te. In seguito, ti sciogli i capelli: per quel giorno ne avevi abbastanza.

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi.

Ma l’amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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