Run away from the darkness: Capitolo 1

Blindspot: Run away from the darkness
Disclaimer:
I personaggi di seguito descritti sono stati ideati
da Martin Gero e fanno parte dello show tv “Blindspot”.

Questa storia non ha scopo di lucro.

Run away from the darkness


“Amami, ma non fermare le mie ali se vorrò volare.

Non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.
Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero.
Se sarai con me ti insegnerò a volare e tu mi insegnerai a restare.”
Preghiera Indiana

Capitolo 1

 

Il tempo era trascorso, inesorabile e vorace.

L’estate aveva lasciato spazio all’autunno e l’autunno si era congedato silenziosamente per lasciare entrare l’inverno.

Era accaduto così velocemente che Kurt nemmeno se ne ero accorto. La sera, foglie d’acquarello rosso e arancio giacevano al suolo ai margini delle strade e all’alba, tutto era ricoperto da un delicata coltre di neve bianca. La sensazione ovattata che dava quella vista avrebbe rasserenato chiunque, ma lui non riusciva a trovare quella pace che avrebbe dovuto assaporare alla fine di tutto, alla fine di quel caso tanto lungo e straziante che gli aveva strappato il respiro, frammenti di cuore e gran parte delle sue forze. Un caso che, certamente, sarebbe rimasto inciso nel suo cuore per il resto dei suoi giorni.

Erano passati sei mesi dalla scritta ‘fine’ sul caso Jane Doe ed erano passati altrettanti mesi dall’ultima volta che lui e la sua squadra avevano visto quella donna ritrovata a Times Square, nuda, senza memoria e ricoperta completamente di tatuaggi. Un caso lungo, doloroso sia per lui, sia per la sua squadra, sia per lei.

Era sicuro che Patterson tenesse ancora contatti con Jane, forse anche Tasha, nonostante lei non lo avrebbe mai confessato. E lui? Lui non ce la faceva, non poteva prendere in mano il telefono, comporre quel numero e chiamare. Non poteva, non voleva. O, forse, non aveva solamente il coraggio per farlo. Più volte il Dottor Borden aveva tentato di indirizzare le loro sedute su quell’argomento scottante, su Jane e su ciò che Kurt continuava a tenersi dentro, ma quest’ultimo aveva innalzato barriere tanto alte da essere diventate invalicabili.

I casi, come gocce d’acqua che si gettano sull’asfalto, si susseguivano giorno dopo giorno. Come le sue giornata. Non si era mai realmente fermato a pensare, era divenuto quasi come un automa, si muoveva senza chiedersi come dovesse fare e trascorreva le sue giornate al FBI, fra casi e scartoffie. La voglia di tornare in quella sua casa vuota era quasi inesistente.

– Avanti, Kurt. Smettila di essere tanto cocciuto. Perché non prendi il primo volo e vai da lei? – gli aveva detto un sera Sarah, poco prima di Natale. Era ritornata a casa di Kurt per trascorrere col fratello le vacanze natalizie e si era subito accorta che nei suoi occhi c’era qualcosa che non andava, qualcosa di lontano, sperduto, nostalgico. Come se stesse aspettando che qualcosa piombasse dal cielo e colmasse quel vuoto talmente spesso che gli stava lacerando il cuore.

– Perché si è rifatta una vita lontana da qui. – rispose solamente, nel disperato tentativo di non far bruciare le uova. – E credo sia la cosa migliore, dopotutto quello che ha passato e ci ha fatto passare.

– E cosa ti rende tanto certo di questo, Agente Kurt Weller? – Sarah alzò gli occhi al cielo, quasi spazientita nel sentire sempre le medesime frasi. Iniziò, dunque, ad apparecchiare la tavola senza dare adito alla testardaggine del fratello. D’altronde, sapeva quanto potesse essere caparbio, ma sapeva quanta forza stava mettendo nel disperato tentativo di proteggere il suo cuore. Un cuore tenuto assieme da spessi spaghi di corda.

– Il fatto che non si è più fatta sentire.

Sarah corrugò la fronte e poggiò le mani sui fianchi – Tu l’hai cercata? Hai fatto un solo gesto o hai detto una sola parola per farla restare? – la voce dalla donna arrivò a Kurt decisa e perentoria e quando notò che il fratello aveva distolto lo sguardo senza replicare, proseguì: – Non rispondi eh? Bene, rispondo io: No! Non hai fatto nulla, non l’hai fermata, non le hai detto nulla. Anzi, se non ricordo male, prima che lei partisse le hai rinfacciato ancora una volta di averti mentito!

– Adesso, basta. – Kurt picchiò il palmo della mano sopra al piano in marmo della penisola e strinse forte gli occhi. Rimase fermo, immobile per alcuni secondi, nel tentativo di riprendere il controllo e far arrivare ai suoi muscoli il comando di smettere di tremare. Non sapeva cosa dire, non sapeva cosa fare. Ma sapeva che Sarah aveva perfettamente ragione: i suoi muri, la sua rabbia nei confronti del padre e nei confronti di Jane che lo aveva abbandonato ancora una volta non gli avevano permesso di fermarla e nemmeno di farle capire quanto per lui era importante.

La bionda sospirò, lasciò cadere le braccia lungo i fianchi e fece qualche passo il fratello – L’ho sentita qualche giorno fa. – mormorò. – Per telefono…

Lui alzò lo sguardo di scatto e i suoi occhi incontrarono quelli della sorella. – Perc…

– A dire il vero è stato Sawyer a volerla chiamare. Si è molto affezionato a lei e non ho nulla in contrario se ogni tanto la chiama e scambiano qualche parola. – fece una pausa, scontrandosi con la spessa ansia di Kurt. Era certa si sarebbe scocciato e, invece, si era sbagliata. E forse era stato un bene, perché ora aveva la certezza che Kurt Weller era davvero innamorato. – …poi ho avuto modo anch’io di scambiare due chiacchiere. – soppesò leggermente l’ultima frase.

– E cosa ti ha detto? – Kurt guardò dritto davanti a sé un punto imprecisato del salotto.

– …che lavora come insegnate a Brunswick, in un piccolo liceo della contea dei Cumberland, nel Maine. Insegna russo. Ha comprato un piccolo cottage che si affaccia sul lago e ha raccontato a Sawyer che laaggiù ha già iniziato a nevicare. – fece una piccola pausa, sospirò profondamente poi, riprese – Non l’ho sentita così felice come avrebbe voluto farmi credere. Non la conoscerò così bene, ma credo che sotto quella voce serena e quei racconti di vita quotidiana, ci sia tanta nostalgia, forse anche rancore e sensi di colpa.

– Ha scelto lei di andarsene.

– Che cosa avrebbe potuto fare qui? Non aveva più nulla, Kurt! Non poteva ritornare nel team e tanto meno fra i Navy Seal. L’NSA le ha dato una buona uscita, cos’avrebbe dovuto fare? Rifiutare e restare qui sperando che un giorno tu… voi – si corresse di malavoglia – la perdonassi? Quella donna è devastata dai sensi di colpa e lo sai perfettamente! – Sarah aveva alzato il tono più di quanto era abituata a fare. Persino Sawyer era entrato nella stanza per capire cosa stesse accadendo: era insolito che la madre perdesse le staffe, soprattutto nei confronti dell’unico membro della famiglia che era loro rimasto. – Tesoro, va tutto bene. Io e lo zio stiamo solo discutendo. – la donna si girò verso il figlio, tranquillizzandolo. Ma il ragazzo aveva perfettamente compreso di cosa la madre e lo zio stessero parlando.

Sarah si voltò nuovamente verso Kurt – Pensa quello che vuoi, continua a nasconderti e cercare di chiudere Jane in un cassetto infondo al cuore ma, presto o tardi, tornerà fuori e sarà peggio di adesso. Cerca di capire che cosa vuoi davvero, e non parlo della tua vita lavorativa. Scegli se restare solo fino alla morte o se, finalmente, aprire il tuo cuore a qualcuno che ami davvero e che, chiaramente, ti ricambia. – poi, senza lasciarlo replicare, lasciò la stanza.

Kurt rimase solo nella cucina, fra l’odore di pan cake bruciati e la solitudine che si faceva strada nel suo cuore.

 

Capitolo 2 ->
Ringrazio la pagina facebook Blindspot Fanpage Italia
e il gruppo facebook Blindspot – ITALIA.
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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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Adoro leggere, collezionare libri e ordinarli per genere nella mia libreria stracolma di intrighi e storia. Ho una relazione complicata con le serie tv e con i finali di stagione, soprattutto se finiscono con uno dei miei personaggi preferiti morti o, peggio, fra la vita e la morte. Cosa che mi rende particolarmente nervosa per i giorni successivi. Ma l'amore della mia vita, il mio vero amore, è la scrittura, la carta e la penna che assieme alla fantasia creano infinite avventure e miriadi di mondi affascinanti.

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