Una ragazza sospesa – Se piangi non ti sento

Una ragazza sospesa - Se piangi non ti sento
Fotografia di Eva Pettinicchio

Non ci credo. Se ne è andato. Se ne è andato proprio. Ha allargato la braccia, inclinato la testa, come se non ci fossero altre alternative, e ha girato le spalle. L’ha lasciata lì, in piedi, in lacrime, in mezzo al parco.
La gente le passava davanti, la schivava, come se fosse un buco in un marciapiede.
Ho picchiato la mano contro il vetro della finestra, più volte. Cercavo di chiamarlo, di chiamarla. Ma non hanno sentito.

Non mi ha sentito perché se ne è andato davvero. Non so di cosa stessero discutendo. So solo che hanno scelto il parco per farlo. Si sono presentati alle 10 del mattino, il ragazzo alto, schiena curva e testa bassa, la ragazza bionda minuta con una camminata pesante.
Subito dopo è iniziata la discussione, prima pacata, poi animata. Lei gesticolava, la voce alta, si capiva dallo sforzo che faceva. Poi è iniziato il pianto. E quello si è girato e se ne è andato senza voltarsi.
Il suo pianto è esploso, in un flusso di disperazione incontrollabile. La mano sulla fronte per tenersi la testa e rimanere composta, il braccio sinistro attorno alla pancia.
Si è seduta sulla panchina.  O meglio, è crollata sulla panchina. Mentre io continuavo a battere la mano aperta contro il vetro.
Volevo chiamarla, volevo farle sapere che non era sola. Che ero lì, distante, sconosciuta, ma ero lì, con lei.

Non so di cosa stessero discutendo. Non so il motivo, non so di chi fosse la colpa.
Ma non si fa. Non si lascia una ragazza che piange in mezzo a un parco, anzi, non si lascia proprio, da nessuna parte.
Le colpe che quello probabilmente si è sciacquato via oggi, alzando le spalle e muovendo piano la testa sono finite direttamente su di lei. Le si sono attaccate addosso, come sanguisughe per succhiare tutto quello che è rimasto di buono. Tranne i ricordi dolorosi.  Ah, sì, non so come dirtelo ragazza bionda, ma quelli rimangono. Quelli rimangono perché devono fare i solchi e formare le cicatrici.

Ogni volta che un bimbo dice: ‘Io non credo alle fate’, c’è una fatina che da qualche parte cade a terra morta.
Così leggevo nella favola di Peter Pan. Beh, ogni volta che si volta le spalle a qualcuno, non curandosi di come si sente, qualche sua parte cade a terra morta. Come questa ragazza che si è accasciata sulla panchina. Una parte di lei morirà. La fiducia nelle persone, la fiducia in un legame empatico. Bam. Per terra al suolo.

Ok,  un momento, forse sto parlando di me.

Magari lei, una volta lontana da quella panchina, volterà le spalle a un’altra persona, lasciandola piangere come un’idiota in un luogo pubblico. E io sto qui a pontificare, a prendere le sue difese.
Se sono crollata io, travolta, come l’ultimo birillo rimasto su una pista da bowling scricchiolante, non significa che debba capitare anche agli altri o a quella ragazza bionda.

Però, oggi non voglio pensarci. Oggi voglio continuare a battere la mia mano contro il vetro finché quella ragazza non mi sente. Anche se ormai se ne è già andata.
E di lei, non è rimasto che una panchina vuota.

Adesso non c'è solo il tizio che viene ogni mattina con la macchina fotografica a
Dal riflesso del vetro di questa finestra le mie occhiaie sembrano ancora più grigie di
Io non capisco perchè le persone ascoltano la musica in luoghi pubblici senza cuffie. Ma
Ho notato che le giornate si sono lievemente allungate. Le 4 e mezza del pomeriggio

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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