Le otto di sera

La stanza è fredda e dalla porticina di legno maltagliato spifferano aliti di vento ancor più gelidi.

Il suono delle biglie che si scontrano tra loro riecheggia fuori tempo tra le mura bianco sporco della cameretta. Un bambino piccolo, più per età che per statura, è l’autore di quella strana e solitaria sinfonia.Se lo poteste guardare in volto, cari amici, sono sicuro che tutti voi sapreste dirmi per certo quel che prova, poiché notereste facilmente la curiosità nel suo sguardo, prima ancora dello scuro colore dei suoi occhi o dell’odore di sapone della sua pelle. Nel frattempo, mentre voi siete lì a decifrare il piccolo orchestratore di biglie, lui continua sicuro di sé il concerto ma con lo sguardo rivolto altrove.

Sono ormai parecchi minuti che Dan temporeggia con le biglie, in attesa della fatidica ora: le otto di sera sono vicine. Sul volto del bambino, ora, vedreste comparire il leggero cenno di un sorriso, il suo sguardo rimarrebbe fisso al di là di voi, a volervi trapassare per giungere alla finestrella opaca e dai serramenti cigolanti. Al ritmo delle biglie sentireste aggiungersi il battito accelerato del suo cuore, a creare un intenso ritmo tribale che pareva rimbalzare tra le quattro mura di quella tana.

Il cucù, dapprima nascosto, fa la sua comparsa dall’orologio appeso malamente alla parete dietro Dan: le otto sono giunte.

Adesso, cari amici, so che continuereste a guardare Dan tentando di decifrarne i mille volti che un bambino possiede mentre gioca col tempo, e notereste certamente che il suo sorriso, oramai, non è più solo un timido cenno. Tuttavia quel che dovreste fare è far accompagnare lo sguardo del piccolo dal vostro, al di là di quella opaca finestrella.

 

Sono le otto e il parco giochi che riempie la vista dall’altro lato del vetro comincia ad affollarsi di giovani ragazzi. In mano tengono delle tavole di legno, a cui vi sono attaccate delle rotelle. Skater, si chiamano, almeno così li ha sentiti chiamare Dan in televisione tanto tempo prima.

Il concerto si interrompe di colpo e nella stanzetta fredda, ora, echeggia a stento il respiro del bimbo. Le sue mani si portarono velocemente a terra, a raccogliere tutte le biglie dal pavimento gelido e, una volta radunate tutte, le sta mettendo via per dedicare tutta la concentrazione al parco giochi.

Dan sogna quelle tavole con le rotelle sin da quando, un anno prima, aveva perduto l’uso delle sue gambette graciline per colpa di un incidente d’auto. Purtroppo le gambe non furono l’unica cosa che il piccolo perse quel giorno: da quella tragedia si salvarono solo lui e suo fratello, mentre i suoi genitori non sopravvissero. Eppure ora Dan sorride.Ogni sera alle otto guarda fuori dalla vecchia finestra della sua cameretta nell’orfanotrofio e vede il fratello volare su quella tavola nel parco di fronte. Oggi non è un giorno differente da altri. Al di là del vetro ecco che compare il fratello di pochi anni più grande, con in mano la sua tavola da skate regalatagli poco tempo dopo l’incidente in auto. Prima di quell’anno al fratello maggiore non era mai importato di quello strano sport, eppure qualche tempo dopo che al fratellino venne quella passione anche lui se ne fece contagiare. Gli bastò vedere lo sguardo di Dan mentre guardava in televisione le sfide tra quei ragazzi tanto pazzi e tanto coraggiosi per innamorarsi della tavola di legno con le rotelle. Al piccolo era parsa la coincidenza più bella del mondo.

Il cucù ha smesso di cantare e adesso, amici miei, vedreste un giovane di bell’aspetto e in ottima forma fisica salutare verso di voi con un grande sorriso. Vi farebbe l’occhiolino ma non sareste ovviamente voi l’oggetto della sua attenzione, bensì il piccolo Dan, che vedeva il suo sogno realizzarsi per mezzo del suo fratellone.

Ecco, amici cari, quello che vedreste in questo preciso istante è un momento tanto raro quanto meraviglioso in questo strano mondo, una piccola pillola argentata e dal sapore agrodolce, di quelle che si sciolgono velocemente in bocca e sprigionano il loro gusto con l’energia di una piccola bomba. Una pillola rara solo per chi non sa come trovarla. Una pillola che dona il sorriso e che porta il nome di felicità.

Dan sorride tanto da sentire dolore alle guance.

Nonostante tutto quello che gli è accaduto, ogni giorno alle otto di sera, il piccolo Dan è felice.

E se vi dicessi, cari amici, che questa è una storia vera? Che Dan è un nome fittizio per un amico che conobbi tanti anni fa in una città italiana di cui non dirò il nome?

Questo sarebbe solo un piccolo racconto?

“Da quanto tempo è lì dentro?” “Boh, credo da ieri mattina” “Quindi da un giorno
  Immagine di Anna Romanello Tirava la pallina gialla contro il
Tutte le illustrazioni che troverete in questo racconto sono opera di Marga Biazzi (Blackbanshee). Ringraziamo Marga
Vi mancavano le mie guide eh? Cani. Eccomi, sono tornato. Questo è un argomento veramente

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Carlo Marchioni

Vorrei dire che sono convinto che volare sia possibile poiché basta solo avere pensieri felici, ma sarebbe solo citare in malo modo un mio idolo. Dico solo quindi che sono uno scrittore, autore della saga di Àdaran e co-creatore di IoVoceNarrante.com

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