E se… Le Notti Bianche

‘Le Notti Bianche’, un capolavoro di Dostoevskij in 60 pagine. Un climax ascendente di coinvolgimento emotivo giunto all’esplosione in un buco nero di tristezza.
Le notti bianche tratta di due ‘amanti’ nati sotto una cattiva stella. Ella, Nasten’ka, in attesa del ritorno dell’uomo della sua vita, il quale ha promesso, 12 mesi prima, che l’avrebbe sposata. 12 mesi a fissare il vuoto, attendendo il suo ritorno, chiusi in un pianto disperato sul lungofiume: l’amato non era ancora tornato. Egli, un sognatore solitario, imbranato con il gentil sesso e troppo distaccato dal reale per poter vivere una vita piena, intriso in un mix letale di solitudine e dolore.

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4 notti per avvicinarsi, pochi minuti per scambiarsi promesse, pochi secondi per perdersi. L’amato è tornato, e al nostro eroe non resta che eclissarsi.
Un incontro casuale, mentre sognatore e amata camminavano mano nella mano, ha chiuso il loro breve vivere. Che cosa sarebbe successo se quell’incontro non ci fosse mai stato? Si sarebbero amati per sempre?
Immaginiamo insieme.
Il lungofiume alla loro sinistra, un uomo avvolto da un pastrano davanti. La coppia cambia strada, per evitare l’oscura figura. L’incontro salta, i due camminano felici.
– E quindi sarà per sempre?
– Per sempre.
Il freddo della notte russa, un abbraccio. I progetti che avanzano, le idee che non si fermano. Un bacio, poi un altro. Le mani che s’incrociano e il calore della casa di lui che li avvolge. Felici, insieme, davanti a una tazza calda. La bellezza di uno straordinario gesto quotidiano.
– Staremo qui?
– No, andremo lontani. Lontani da San Pietroburgo, lontani da Mosca. Io e te, sogneremo un futuro diverso guardando altre stelle.
Nasten’ka lo fissava, l’amore negli occhi.
La quinta notte.
Il cuore che vola sotto le stelle di San Pietroburgo, mentre l’anima cerca parole che nemmeno conosce, chiudendosi in un eloquentissimo silenzio. L’amore eterno.
Un lampo, l’ideale che svanisce per lasciare spazio alla realtà.
La quinta notte era solo un sogno, Nasten’ka correva lontano.
15 anni dopo niente è cambiato, tutto resta polvere di ricordi.

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Tutto resta com’è, immutabile. Perché a volte cambiare tutto è solo un breve e bellissimo sogno.
Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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