Le Interviste impossibili: Giacomo Leopardi

Pallido, leggermente ingobbito e chiuso in se stesso. Se non fosse un fantasma lo sembrerebbe ugualmente. Davanti a me vedo i suoi occhi, la sua anima che da essi traspare. Non si può non essere affascinati da questa figura. Dante Alighieri era tronfio davanti a me, Giacomo Leopardi, invece, ha la testa bassa e il dolore che traspare da ogni poro del suo io.

Grazie di essere venuto a questo incontro, non le porterò via troppo tempo. Come sta?
La mia non-vita procede, triste e solitaria, anche nell’annichilimento ho scoperto parti di me che nessuno conosce, gioie non viste, ma tanto cercate. Nella nebbia dell’aldilà osservo anime danzanti, mentre io resto fermo, a ripensare a ciò che mi ha afflitto.

Quindi anche nell’aldilà non è particolarmente integrato, non c’è Silvia in zona?
Ahimè no. Anche in questo mondo etereo rimango nascosto nella mia solitudine. Come si può ricercare la felicità nella sofferenza? Il desiderio di Silvia resta celato sotto il velo della mia timidezza, la guardo ridere, ma non la posso raggiungere. E nel dubbio, guardo le stelle.

Mi dispiace che nemmeno dopo tutto questo tempo sia riuscito a realizzare il suo sogno d’amore. Ci racconta come sono andate realmente le cose con lei?
E’ triste rimembrar la successione di questi eventi, dalla mie spiate dolci alla sua finestra, mentre lei toglieva delicatamente le vesti dell’inverno e io mi appropinquavo di soppiatto. La fissavo da lontano, come sempre, forte del mio amor e delle mie buone intenzioni. Vicino, eppur così distante. Mio padre mi amava e fece il danno.

Che cosa vuol dire?
Le chiese, dietro lauto compenso, di cambiarsi spesso davanti alla finestra, in modo che i miei occhi potessero accarezzarla. Ella lo fece, e la morte stagione ebbe la meglio su di lei. La natura non conosce pietà e punisce amaramente chi osa provare a superare il confine. La polmonite e le favole non possono convivere.

Mi dispiace, ma adesso non c’è modo di conquistarla?
Mi piacerebbe, ma la vedo abbastanza distante e scontrosa. Mi guarda come se fosse colpa mia.

Capisco, l’amore segue percorsi vallonati a volte. Parliamo di poesia, parliamo de ‘L’Infinito’. Come mai l’ha scritto?
La ragione è, a dire il vero, poco poetica. La mia magione era sprovvista, come la maggior parte delle case dell’epoca, di bagni e luoghi di…raccoglimento. Così ogni giorno, per poter…stare da solo, andavo a nascondermi sul colle, dietro la siepe e distante dallo sguardo del mondo, duro e malvagio. La natura, con il suo costante ‘odi et amo’, mi ha fornito il tempo, e la sua ispirazione mi ha regalato l’immortalità.

Immortalità dell’anima, quindi. Crede in Dio adesso, l’ha incontrato?
Dio, Allah e i nomi sono solo etichette a un principio teologico per cui occorre qualcosa in più per poterlo comprendere. La vita è materiale, la sfera sensibile non può comprendere l’eterno e l’infinito. È questione di fede, e io non ce l’ho.

Mi dispiace, ma affrontiamo temi più ‘presenti’. Bullismo. Che cosa farebbe per contrastare questo fenomeno?
La gente villana esiste da sempre, la zotica passione dei vili di denigrare chi, fisicamente, non è come loro. Ma non si preoccupi che il tempo è galantuomo, il finale è sempre lo stesso. La madre dei cretini è sempre incinta. Detto ciò, che morissero tutti. I bambini vanno rispettati. Gobbo…pallido…brutto…facile fare questo con chi non si può difendere. Perché non mi dicevano ‘povero’, allora? No no, non li posso soffrire.

Mi sembra avere una posizione abbastanza decisa, ha perso anche il suo aplomb. Da questo modo di essere deriva anche ‘A Se Stesso’, giusto?
Si.
(Piange).

Non soffermiamoci su queste amare questioni. Mi dica, le piace qualche artista contemporaneo?
In letteratura no.

E superando il confine della letteratura?
Mi piace molto Adele. La sua musica e i suoi testi evidenziano la sua sensibilità. Anche se mi sembra troppo allegra, la sua voglia di vivere è troppo gioiosa e ne fa perdere la magia della poesia che dalle sue parole scaturisce.

Adele e l’allegria, curioso accoppiamento. Il tempo è ormai scaduto, ha qualcosa da lasciare al nostro pubblico? Una poesia, magari inedita?
‘Volge al tramonto
il sol dell’ultimo dì di festa,
le campane rintoccano dolci
gli attimi amari di una vita convulsa.
Specchi che frammentano immagini
del mio tempo perso e di rari sorrisi,
lampi di anima, natura e onnipotenza
che spiccano voli sull’orlo del precipizio.
Il ticchettio di un orologio
scarico scandisce il lamento delle
speranze svanite
solitudine e lascito
in petali morbidi che volano
nel vento.’

Quando l’ha scritta?
Pochi giorni fa, l’emozione dei miei ultimi giorni vista dalla prospettiva del vostro tempo.

Non ho fatto neppure in tempo a salutarlo, si è alzato ed è andato via così, senza dire una parola. C’era, nel suo zoppicare, una leggiadria particolare, l’anima dolce sembrava guidarlo verso il futuro. Così fragile, eppure così forte.

L’ambiente era fumoso, si vedeva poco intorno, ma si sentiva distintamente il brusio. Ero fermo
La luce era fortissima. Il cielo sopra la mia testa, limpido e azzurro, si stava
La primavera, i fiori sbocciati da poco e il calore del mondo che si avvia
L’oblio. Il mondo in cui si perdono le tracce di un Dio, il mondo in
Niente Paradiso questa volta. Nessun San Pietro a guardarmi male, mentre mi siedo tranquillamente, in

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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