Le Interviste Impossibili: Charles Bukowski

L’oblio. Il mondo in cui si perdono le tracce di un Dio, il mondo in cui tutto diventa eterea dimenticanza delle anime, tra una preghiera mancata e un saluto lontano. Qui, nella solitudine, trovo il mio ospite. Charles Bukowski, poeta, romanziere, amato e odiato simbolo dei miei 19 anni.

Buon pomeriggio, la ringrazio infinitamente di aver accettato questo colloquio.
Ok.

Non è un amante dei convenevoli, co…
Niente convenevoli, hai portato quello che ti ho chiesto?

Si, ecco.
Oh, bene. Mi ero stancato di quella fottuta acqua. Birra, finalmente. Fiumi e mari, quanto mi è mancata.

Ma lei sente il sapore della birra?
Dammi del tu, il lei è per le persone che credono di essere nobili. I rapporti devono essere diretti, a volte urlati, ma non finti.

Tu senti il sapore della birra?
Dopo una notte in un locale fetido, tra tristezza e lampadine fulminate, con in bocca il sapore del rame e del caffè, senti tutto. La birra, il whisky e il dolore.

Anche adesso?
No, non sento niente. Forse è solo l’immagine della sua etichetta, ma il sollievo che provo è come una boccata d’aria fresca in un inferno di fiamme e zolfo.

Perché bevevi?
Bevo e bevevo per far cambiare colore al mondo. È assurdo come tutto sembri diverso sotto i fumi dell’alcol, mentre l’ebrezza del vivere quotidiano s’irradia tra le palpebre. Non dico che bere è giusto. C’è chi è felice e non ne ha bisogno, c’è chi è triste e preferisce la dipendenza da adrenalina. Io sono solo più triste degli altri. Anche la pigrizia fa il suo.

Eri una persona pigra?
La mia non era vera e propria pigrizia, ma il mondo era troppo brutto per viverlo da dentro. Meglio guardarlo da fuori. Almeno ne senti solo il fetore e non il dolore.

La tua figura ha affascinato generazioni intere, ma con l’avvento dei social media sembra ancora più presente nell’immaginario collettivo. Che cosa ne pensi?
Penso che una generazione di persone senza nulla da dire abbia scelto le mie parole per raccontare il proprio dolore. Li detesto. Il mio dolore non è il loro, citano me perché ero un poeta, ma la mia esperienza non eleva il loro status. Citare Bukowski non vuol dire essere Bukowski, ma solo un cafone come gli altri che mette stati depressi su un libro di facce.

Non ti sembra un’opinione troppo forte?
Forse, ma mi citano per questo. I diretti interessati non si riconosceranno. La metteranno sulla loro bacheca, convinti che io mi riferisca ad altri.

Irriverente, come sempre. Tu hai vissuto sempre in un estremo, seppur nel mezzo. Politicamente hai avuto contatti sia con i nazisti che con quelli dell’estrema sinistra. Come mai questi cambi radicali?
Ti potrei dire, senza troppi fronzoli, che la realtà devi toccarla con mano per poter giudicare. Guardare da fuori non serve a molto se non sai quello che c’è dentro. Il gatto di Schrodinger ti dice niente?

Si, ormai è un esempio molto in voga. Non dicevi di preferire guardare la vita da fuori, per sentirne solo il fetore?
Si, ma dopo aver capito il meccanismo. Altrimenti scapperesti senza motivi reali.

Ma perché eri schierato con Hitler?
Non ero propriamente nazista. Io ero solo contro. Contro il mio governo, contro tutto e tutti. Volevo essere anticonformista, volevo essere diverso. Essere nazista era solo un modo di farmi vedere all’opposizione. Io Adolf non sapevo neppure chi fosse.

Anche perché ti sei sempre schierato contro la guerra, sarebbe stato un controsenso.
Si, con il senno di poi si. La guerra è stupida. Sembra la gara a chi ce l’ha più grosso tra chi si crede più potente dell’altro. Mostri il cannone e ostenti il tuo testosterone. Una donna e una birra sono molto più efficaci.

Che rapporto hai avuto con le donne, qualcuna che la storia non racconta?
Ho sempre odiato chi le definiva il ‘gentil sesso’. Di gentile non hanno proprio niente. Possono farti di tutto. Possono farti sfiorare il cielo con un respiro, mentre sopra di te ti fanno dimenticare l’abisso di ciò che hai dentro, ma possono anche disintegrare la tua anima, con una cattiveria disumana. Donna e umanità non sempre vivono all’interno della stessa creatura.
Una che la storia non mette in mezzo? Beh, c’era una rossa, mentre stavo con la hippi con i capelli argentati, che mi ha preso molto. Era fuoco. Era la passione in formato tascabile. Bassina, ma con il diavolo dentro. Una sera stavamo bevendo e divertendoci a casa sua, quando improvvisamente è rientrato il padre. Terrore, quello ha tirato fuori il fucile. Mi ha sparato alle spalle. Meno male che ha preso il gatto e sono riuscito a fuggire. Dal fuoco rosso alla fredda notte. Mi sono preso la polmonite. Johnny (Cash n.d.r) ne avrebbe riso e ci avrebbe scritto una canzone.

Perché questo rapporto così burrascoso?
Credo di essere stato troppo cinico per potermi innamorare, troppo concentrato su me stesso per potermi lasciare trasportare dai sogni intergenerazionali. Ero troppo. Troppo brutto, troppo grasso, troppo alcolista. Troppo. Troppo anche per lavorare. Il lavoro è stata la rovina di molti.

Lavoro che hai sempre visto in maniera molto circospetta…
Non è semplice dedicarsi a qualcosa ogni giorno della propria vita. La routine distrugge la fantasia e coccola il dolore. Anche in amore è così, quando scopi sempre la stessa donna non hai molto da imparare. Impari a conoscere lei, ma il mondo ti resta sconosciuto. Anche stare a letto con donne diverse è un modo per combattere la routine dell’essere. Non me ne vanto, quando cambi sempre qualcosa e giri per le strade di vari stati, vuol dire che non hai trovato un posto in cui valga la pena di restare. Lavoro e donne ti danno la stessa sensazione di fare qualcosa, ma essere fermo nel nulla. E poi dici di me, ma anche Pablo (Picasso n.d.r.) mica era un gran lavoratore.

Scrivere che cosa voleva dire quindi?
Vedo che fai domande mirate. Beh, scrivere mi aiutava a lenire il dolore. Su carta era più vicino al pavimento che al cuore.

La follia?
Vivere. Senza limiti e senza preconcetti. Pronti a tutto e capaci di illuminare il proprio mondo ogni mattina. Chi non è folle vive male, chi lo è vive meno. Bisogna solo scegliere il male minore.

Se ti dicessi che io scrivo poesie non per impressionare il mondo, ma per imprimere la mia anima su carta?
Penserei che sei un fottuto egocentrico. Mi piace. L’avrei potuto dire io.

Purtroppo i nostri 15 minuti si stanno esaurendo. Come si passa l’eternità?
La passo tra un tavolo e l’altro. Mi sono costruito un altarino. Devo metterci una bottiglia di birra nuova. Grazie del regalo.

Ha trovato quello che cercava?
(Sorride) Nessuno trova mai quello che ricerca. Appena afferri qualcosa, vuoi subito qualcos’altro. Vita e morte sono concetti molto effimeri.

Che cosa sono vita e morte?
Intermezzi. Siamo solo intermezzi nella storia del mondo, tra una birra calda e una sedia che scricchiola.

Dio?
L’ho cercato, ho bussato al cielo in diverse occasioni. Non ha mai risposto. Evidentemente aveva da fare.

Scrittore moderno preferito?
Salinger. Il suo stile era forte e penetrante. Tra i vostri, se così si può dire, direi Calvino. ‘Il Barone Rampante’ è un romanzo bellissimo e ben strutturato. Dovreste apprezzarlo molto di più.

Qualche gruppo musicale attuale?
Vi ascolto. Adesso sarei Indie. Ma non come i vostri gruppi. Sono solo emulatori di un genere di anticonformisti tutti uguali, con il chitarrino e la convinzione infondata di essere cantautori. Se dovessi scegliere un gruppo, sceglierei i Matrioska. Mi piacciono, riescono a fondere donne, dolore e alcol. Soprattutto negli ultimi anni.

(Cominciava tutto a svanire, il fumo si alzava dal pavimento e restringeva lo spazio vitale.) Ci lasci un lavoro inedito?
La puzza del terreno in gola
mi scendeva tra cuore e polmoni
con la voglia di tornare su e allontanarsi da me.
Fiume in piena di consapevolezza,
ricerca eterna di sollievo,
tra un battito e il pianto di un bambino.
Ho bevuto una pinta in più
mentre il mondo gridava sofferente
attraverso la mia penna.
Ho cercato me stesso
ho trovato l’oblio
ho perso tutto.
Ho visto una speranza di pace.
Bevo
Ed ero ancora a letto con te…

 

Non sono riuscito a capire se era la fine o solo l’interruzione prima del tempo, ma resta sempre un’esperienza fuori dal comune.
Odiavo Charles, ma mi sono bastati 15 minuti per non voler fare altro che leggere i suoi lavori.

 

 

Mi aspettavo uno scenario diverso. Inizialmente avrei dovuto intervistare Niccolò Ugo Foscolo, ma per una
L’ambiente era fumoso, si vedeva poco intorno, ma si sentiva distintamente il brusio. Ero fermo
La luce era fortissima. Il cielo sopra la mia testa, limpido e azzurro, si stava
La primavera, i fiori sbocciati da poco e il calore del mondo che si avvia
Niente Paradiso questa volta. Nessun San Pietro a guardarmi male, mentre mi siedo tranquillamente, in

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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