Le Interviste Impossibili: Beatrice Portinari

L’ambiente era fumoso, si vedeva poco intorno, ma si sentiva distintamente il brusio. Ero fermo in attesa della mia ospite, mentre l’odore del thè saliva su per le mie narici e inebriava il cervello. Cercavo di scrutare i volti intorno a me, facce conosciute, alcune nazionalpopolari, altre meno. Tante donne, pochi uomini.
Ero ancora intento a capire chi fossero tutte quelle persone, quando, improvvisamente, tutto divenne silenzioso. Il vuoto ci circondava, mentre una figura aggraziata con pelle candida e il volto ricoperto da una sottile velo tenuto su da una corona d’ulivo. Una veste verde svolazzante sempre più vicina a me.
Beatrice Portinari era seduta al mio tavolo.

La ringrazio di avermi concesso il suo tempo.
Non si preoccupi, sono felice di poter finalmente dire la mia.

Qualche mese fa ho avuto l’occasione di conversare con il Sommo Dante…
Lo so, è proprio per questo che ho voluto parlare. Ci tenevo a precisare alcuni aspetti del nostro rapporto.

Era innamorata di Dante Alighieri?
A malincuore devo rispondere di no.

Eppure lui le ha dedicato moltissime poesie, per non parlare di tutta la sua esistenza…
Ne sono consapevole, ed è ancora più difficile per me dire di no, ma non sono mai stata innamorata di lui. Non ho mai pregato per l’immortalità della sua anima e non ho mai dubitato dei miei sentimenti.

Non ha perorato lei la sua causa con l’Altissimo?
Nemmeno lontanamente.

Ma il viaggio ultraterreno l’ha fatto realmente?
Certamente. E io mi sono reincarnata in Kate Middleton, San Pietro fa la pubblicità per la Lavazza e Flavia Vento sa progettare la bomba atomica.

Chiarissimo il concetto. Possiamo dire che, però, Dante è stato molto elegante nel descriverla, magari non così veritiero. Gli occhi di un innamorato possono vedere di tutto.
Guardi, una fanciulla dovrebbe essere felice di avere tanto apprezzamento nelle parole di un uomo, ma per me è stata una terribile arma a doppio taglio. Continuavano a guardarmi come si guarda un animale chiuso in gabbia. Dubbiosi. Quasi delusi. Le è capitato di leggere i promessi sposi?

Certo.
Ecco, io mi sentivo come nei Promessi Sposi, quando gli amici di Renzo Tramaglino vedono Lucia. È come se le dicono che uscirà a cena con Diletta Leotta e poi si trova Victoria Cabello. È una bella e simpaticissima ragazza, ma lo sguardo di delusione sul volto sarà evidente. Alighieri mi ha caricato di troppa pressione.

Mi dispiace che l’abbia vissuta così, ma com’è andata tra di voi?
Conobbi Dante nel 1283, durante una passeggiata per le vie della mia città. Di fama sapevo già chi fosse. Lui e il suo amico Guido (Cavalcanti n.d.r.) si erano messi in mostra nella vita politica della città. Non erano persone raccomandabili. Sempre con un’idea in testa, sempre convinti di saperne più degli altri. Avevano una loro confraternita privata in cui si trovavano e discutevano di logiche amorose. Facevano un po’ tristezza. Soprattutto quel Guido. Penso che abbia preso più rifiuti lui di Giacomo.

Giacomo?
Leopardi.

Lo conosce?
Si, ma mi faccia finire il concetto. Altrimenti mi perdo. Poi riapriamo la parentesi su Leopardi.

Va bene. Andiamo avanti allora.
Dante e Guido avevano il loro gruppetto. Un pomeriggio, mentre passeggiavo per le vie, m’imbattei nella sua figura. Fu veramente sgradevole. Mi fissava con degli occhi enormi. Sembrava indiavolato! Mi faceva quasi paura. Era tutto rosso. Temendo che si sentisse male gli feci un gesto, volevo assicurarmi che non stesse collassando. Non l’avessi mai fatto! Non mi lasciò più in pace, neppure da sposata. Sempre lì a scrivermi poesie, a dedicarmi scritti.

Era innamorato di lei…
Amore? Scherza? Questa era solo ossessione. Le pare normale cercare in ogni modo di incrociare il mio sguardo? Per un po’ credevo che seguisse il mio tacito vagar per le vie. Era sempre dietro l’angolo giusto. E poi, una volta visto, scappava a nascondersi a casa. Per ‘riflettere’. Inquietante.

Non le sembra di esagerare? Ha reso la sua figura immortale con versi splendidi carichi di sentimento. È stato malissimo dopo la sua dipartita. Può anche aver suscitato la sua inquietudine, ma la portava in palmo di mano.
Questo lo apprezzo. In certi momenti era stato quasi bello vederlo spesso, ma deve capirmi. Voi moderni siete più tolleranti e aperti. Mio marito non era d’accordo. Le voci giunsero alle sue orecchie. Era furibondo. Violento. Non perorai con Dio la causa di Dante, ma dovetti supplicare perché non subisse l’ira di Simone.

Non voleva che si facesse male?
No. Non se lo meritava. Non mi ha mai fatto del male. Mi ha riservato troppe attenzioni.

Un minuto fa sembrava lo odiasse.
Non odio lui, odio i patimenti a cui mi ha costretto.

Quale poesia apprezzò di più?
‘Tanto gentile e tanto onesta pare’. Era stupenda.

Parlando di Leopardi?
Giacomo era un bravo ragazzo, ma il suo amore fu ancora più doloroso per la povera Teresa (il vero nome di Silvia n.d.r.). Il padre di lui la costrinse a mostrarsi. Come poteva rifiutarsi? Era la figlia del cocchiere…

Se Dante le chiedesse di cenare insieme accetterebbe?
Io…

Non fece in tempo a rispondere, le porte della sala si aprirono e altre due donne entrarono. Una aveva un’aria ingenua. Sembrava che il male non la potesse sfiorare, come un fiore. Fu semplice capire chi fosse. L’altra era bionda, con la pelle chiarissima. Beatrice si rivolse loro.

‘Teresa, Laura. È già ora?’

Rapidamente era alla porta.

Non posso restare oltre. Abbiamo una riunione di un’associazione che aiuta le donne idolatrate dai poeti nel superare i traumi da pressione.

Non mi ha risposto alla domanda. Uscirebbe con Dante?

 

Mi lasciò così. Senza una risposta, ma solo con un sorriso, mentre rientrava nella nebbia.

Mi aspettavo uno scenario diverso. Inizialmente avrei dovuto intervistare Niccolò Ugo Foscolo, ma per una
La luce era fortissima. Il cielo sopra la mia testa, limpido e azzurro, si stava
La primavera, i fiori sbocciati da poco e il calore del mondo che si avvia
L’oblio. Il mondo in cui si perdono le tracce di un Dio, il mondo in
Niente Paradiso questa volta. Nessun San Pietro a guardarmi male, mentre mi siedo tranquillamente, in

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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