La strega di Middle Sea

Le onde si infrangevano violente sugli scogli, il vento freddo dell’inverno passava tra le fronde, tra le case e nei cuori degli abitanti di Middle Sea, un borgo di circa mezzo migliaio di abitanti non lontano da Charles Town, nella parte orientale della Provincia della Virginia. I cittadini erano in fermento, tutti riuniti dagli eventi di quella settimana, desiderosi di poter dare la loro opinione in merito alla questione Elizabeth, figlia di Edmond, uomo rispettabile, seppur troppo liberale.
La giovane, pochi giorni prima, era stata presa in carico dal Reverendo Peters, uomo giusto, per subire un processo per stregoneria. La famiglia era distrutta, la madre di Elizabeth, Henrietta, non aveva ancora messo il naso fuori casa, neppure affiancata dal marito. Troppa era la vergogna per aver partorito quel mostro, adoratrice del demonio.
Non usciva di casa, ma dalla finestra riusciva a vedere il popolo accalcato sulla scogliera in attesa del giudizio. I suoi lineamenti severi non lasciavano trasparire il grande dolore che possedeva ormai la sua anima.
– Mamma, dici che Elizabeth potrà cenare con noi stasera? – Joanna, la piccola di casa, era speranzosa e i suoi cinque anni non le avevano ancora permesso di poter comprendere appieno quanto fosse difficile la situazione della sorella.
– Se il buon Dio vorrà, Elizabeth verrà a cena. Altrimenti sarà felice in un altro posto, accanto a Nostro Signore, redenta da ogni peccato.
– Ho sentito il macellaio parlare con il Reverendo. Dicevano che Lizzie è una stringa. Che cos’è una stringa?
– Dicevano strega, Jo.
– Ma una strega non è una donna cattiva?
– Sì.
– A me Lizzie non sembra cattiva. Mi dà sempre parte della sua merenda.
– A volte la cattiveria si nasconde dove meno te l’aspetti.
– Ma gioca con me.
– Adesso basta parlare, aiutami a pelare queste patate piuttosto. Sai che tuo padre non le mangia con le bucce.
Madre e figlia si misero a pelare le patate, ma Henrietta non poteva non guardare fuori dalla finestra della cucina. Era la sua prima figlia. Le voleva bene ancora e parte di lei non poteva accettare di non rivederla più. Aveva solo quattordici anni.

Il sole pallido stava tramontando dietro le colline, il cielo si stava annuvolando, mentre la sera calava rapidamente. Le tenebre sarebbero state fitte quella notte. Mark sentiva la tensione stringerlo come in una morsa, mentre procedeva assieme al Reverendo verso la cappella, dove era tenuta sotto stretta sorveglianza la giovane accusata di stregoneria.
– La sera giusta per processare una strega, non c’è che dire. Vero, Reverendo?
– È giusta per salvare l’anima di quella fanciulla.
Peters non era sereno. Era la prima volta che si trovava di fronte a una situazione del genere. Non avrebbe mai voluto avere l’ultima parola sulla vita di una persona, ma non poteva fare altrimenti. Era Dio a chiederlo.
– Mi raccomando, Mark. Cerca di non cedere alle lusinghe di questa donna. Sono bravissime a confonderti l’anima.
La porta della cappella era davanti ai loro occhi. La maniglia stretta tra le mani. Peters respirò a fondo. Era ora.

Sulla scogliera il freddo dell’aria era mitigato dal calore dei corpi. Tutto il paese, a eccezione di pochi abitanti, era lì. La rabbia era palpabile, la voglia di chiudere i conti con quella incresciosa pagina di storia di Middle Sea anche. Le voci della folla non sembravano avere dubbi: “Strega”, “Colpevole”, “Puttana del Diavolo”, i termini meno violenti.
Edmond li sentiva tutti e li guardava in faccia interdetto. Il demonio andava contrastato, le adoratrici anche, come stavano facendo in tutte le parti del Nuovo Continente, ma quella fanciulla era pur sempre sua figlia. Non sapeva che cosa fare. Sarebbe stato chiamato a testimoniare. Temeva vendette, temeva per la sua famiglia, temeva per sua figlia. Era consapevole che qualunque fosse stata la sua scelta, qualcuno ne avrebbe sofferto.
– Mr. Green, sono qui per starle accanto in questo difficile momento.
Harry era il figlio di una famiglia inglese alquanto nobile, ma decaduta nel corso dei secoli. Non era alto, ma la sua magrezza eccessiva ne slanciava la figura, facendo notare meno quel naso pronunciato.
– Grazie, Harry. È molto gentile da parte tua.
– Sarebbe stato contrario ai principi della mia famiglia non starle accanto. Prima di questo problema avevo promesso a mio padre e a lei di prendere la mano di Elizabeth, e intendo onorare la promessa fatta, qualora venga proclamata la sua innocenza. Le volevo dire, inoltre, che testimonierò il vero se mi verrà richiesto. Così come Nostro Signore ci chiede.
I suoi occhi neri non sembravano far trapelare alcun sentimento di pietà o umanità.
A Edmond non era mai piaciuto, ma il suo retaggio lo rendeva il miglior spasimante in circolazione. Ormai sua figlia aveva quattordici anni, era ora di prendere marito.
– Sei nel giusto, Harry. Non ti fare mai scrupoli a dire il vero. Ho piena fiducia nel Reverendo. Ho piena fiducia in Nostro Signore.
Piena fiducia in Dio, meno nella folla che lo circondava. Tutti con un forcone in una mano e la condanna nell’altra.

Il vociare si interruppe bruscamente quando il Reverendo Peters si avvicinò al dirupo con la giovane alle sue spalle, legata e scortata. La settimana di quasi completo digiuno non aveva scalfito i suoi dolci lineamenti, la prigionia non aveva sporcato il suo candido pallore e i suoi capelli biondi. Procedeva con sguardo basso, non guardava nessuno dei suoi detrattori. Sembrava essere totalmente distante da quel mondo. Solo quando arrivò al suo “trono” di legno alzò lo sguardo. Diede una rapida occhiata alla folla, ma i suoi occhi azzurri passarono in rassegna ogni cittadino, fino a quando non incrociò lo sguardo di Jon, in punta di piedi in fondo. Non sorrise, non disse nulla e si sedette. Sperava di non vederlo. Sarebbe stato più facile.
– Amici, quando siamo giunti qui dall’Inghilterra abbiamo fatto una promessa: vivere in pace secondo i dettami di Nostro Signore. Abbiamo promesso di adorarlo, di crescere i nostri figli nella sua magnificenza. Abbiamo giurato a noi stessi e a lui di non cedere mai alle tentazioni del Diavolo. Elizabeth Green è accusata di non aver adempiuto ai suoi giuramenti. È accusata di aver praticato la stregoneria, di aver ucciso e sacrificato animali in nome del suo falso Dio, di aver volontariamente messo mogli contro mariti. Io ho battezzato nel nome di Dio questa ragazza, noi tutti avremo l’ultima parola sulla sua innocenza. So che non agiscono così negli altri posti, ma noi siamo una piccola comunità. Viviamo insieme, decidiamo insieme. Uno dopo l’altro verranno i testimoni in grado di provare la sua colpevolezza. Alcuni di voi sono venuti a segnalarmi in privato le sue nefandezze, adesso vi chiedo di mostrare il vostro coraggio e ripeterle nuovamente, davanti a tutti. E a voi che per rispetto verso Mr. Green avete taciuto, chiedo di aprire il vostro cuore e dirci che cosa avete visto.
Peters pronunciò il discorso tutto d’un fiato, senza esitare. Non voleva mostrarsi debole. Non voleva che la fanciulla potesse scorgere dei suoi tentennamenti e usarli a proprio favore. Mostrare il fianco al Demonio sarebbe stato un errore fatale.
Si sedette su uno sgabello, troppo alto per lui, in maniera goffa. Sembrava un avvoltoio, il collo lungo, la barba chiara appena accennata, gli occhi scuri e una calvizie che neppure il grande cappello nero che aveva in testa poteva nascondere.
– Si faccia avanti il primo testimone.

Sarah era una donna bassa, con i capelli scuri e la carnagione olivastra. Nonostante avesse solo ventisette anni, ne dimostrava molti di più. Suo marito era tra i membri più influenti della comunità e questa posizione la rendeva orgogliosa. In diverse occasioni, nella solitudine della sua casa, si trovava a organizzare riunioni con le altre donne. Aveva addirittura creato un gruppo per educare le nuove generazioni al rispetto dei ruoli. Elizabeth la conosceva, era stata obbligata da sua madre ad andare a casa sua, a imparare le buone maniere, ma non apprezzava minimamente la sua figura. Così giovane, eppure così chiusa. Più volte erano arrivate a litigare, più volte si erano trovate in forte contrasto, eppure non aveva idea di che cosa potesse dire per screditarla.
Sarah si avviò verso il Reverendo, si sedette sulla sedia dei testimoni e aspettò di essere interrogata.
Peters si avvicinò con passo sicuro.
– Signora Payne, mi dica, è per l’amore di Dio che sta lasciando la sua testimonianza?
– Per amore verso Nostro Signore e per rispetto verso questa onorabile comunità.
– Giura di dire soltanto il vero?
– Giuro.
– Prego allora, cominci pure.
Sarah Payne esitò all’inizio, ma poi cominciò.
-Conosco Elizabeth Green da quando era poco più di una bambina. I suoi genitori festeggiarono con me le mie nozze. Sua madre è una delle mie migliori amiche e posso affermare con certezza di essere una delle persone che meglio conosce questa ragazza. Proprio per questo mi sento di dire che Elizabeth Green rappresenta un pericolo per noi tutti. Le sue abitudini bizzarre e il suo modo di vivere. La buona creanza non fa parte di lei.
– Veniamo al punto, Mrs. Payne.
– Certo. Voi sapete quanto io mi impegni per far diventare delle vere donne cristiane queste fanciulle. Lo faccio con passione e dedizione, impiegando il mio tempo e le mie risorse. Lei e le sue coetanee vengono a casa mia, ho insegnato loro a cucire, a cucinare, a diventare delle buone cristiane. Cristiane degne di questo nome. Un giorno Elizabeth si allontanò dal gruppo con la scusa di voler bere dell’acqua. Notai che il tempo impiegato era troppo e mi misi a cercarla, ma in cucina non c’era. Così andai nelle altre stanze. Era nella stanza di mio marito, intenta a leggere un libro occulto.
– Un libro occulto?
– Leggeva il libro con cui mio marito insegna ai bambini a compitare, segnandosi su della carta testi e regole. Dovevate vederla. Continuava a parlare come fosse invasata. I suoi occhi brillavano come quelli del leviatano e le sue pupille erano più strette di quelle di un gatto. Quando le dissi di uscire di lì, mi aggredì. Mi disse che non ne poteva più di imparare a cucire e pulire, che voleva essere trattata come un uomo. Mi intimò di… – esitò – non dire niente a mio marito. Voleva aiuto da me. Avete capito? Curiosa come il Diavolo, una donna che voleva diventare uomo. Gli occhi. La rabbia. Non potete immaginare quanto la cosa mi abbia turbato.
Il suo racconto terminò così in un fiume di lacrime. Dalla folla si alzavano versi di approvazione nei suoi confronti, le donne concordavano con lei, scandalizzate da atteggiamenti tanto provocatori, e la parola strega divenne un sussurro del vento.
Sarah, sorretta dal marito, si alzò e riprese il suo posto nella folla.
Elizabeth avrebbe voluto ribattere, spiegare che quanto detto dalla donna era solo figlio di un fraintendimento, ma appena aprì bocca venne zittita da Peters.
– Non siamo qui per sentirti parlare, ma sentire parlare di te. Potrai parlare una volta terminate tutte le testimonianze, come da regolamento.
Nessuno poteva dire che Peters non fosse un rigido fautore e sostenitore delle regole.

 

Con il fiatone cercava di tenere il passo della bambina bionda davanti a lui, ma non riusciva, nonostante tutti i suoi sforzi, a raggiungerla.
– Sbrigati Jon, o Peters se ne accorgerà.
– Credo che se accorgerà comunque!
– Sì, ma almeno cerchiamo di non essere visti.
Non avrà avuto più di sette anni, ma la bambina sembrava diversa da tutte le altre. Più sveglia, più intelligente, più acuta. Più carina. Jon non riusciva a non guardarla. Erano nati a soli quattro giorni di distanza e avevano vissuto in case vicine per tutta la vita. Per Jon non era solo un’amica, era una sorella.
Si nascosero dietro un albero e sentirono le urla del Reverendo. Rubare il pane di zucca di Peters era bellissimo, dividerlo con lei era ancora meglio.
Jon continuava ad avere negli occhi l’immagine della bambina, quando l’agitazione della folla riportò alla realtà. Dal gruppo di persone accanto a lui un uomo sulla quarantina si avvicinò al Reverendo. Le gote rosse, come se stesse provando un forte imbarazzo, e lo sguardo basso stonavano particolarmente con la sua corporatura massiccia e i lineamenti rudi.

– Samuel, non abbia paura. Parli pure. So che non è semplice, ma la comunità deve sapere per giudicare.
Samuel Jones sembrava a disagio, ma dopo qualche secondo cominciò il suo racconto.
– Non so bene che cosa dire in realtà. Prima della scomparsa di mia moglie, prima che il buon Dio se la riprendesse, mi capitò di incontrare la giovane Elizabeth mentre passeggiavamo un pomeriggio. Lei era sulla panchina, insieme a un ragazzo dai capelli neri che se ne stava andando. Rimase ferma, con un sacchetto in mano pieno di erbe strane. Mia moglie si avvicinò per rimproverarla come è giusto che sia. È sbagliato che una ragazza resti da sola sul calar della sera.
– E lei che cosa fece?
– Rispose male a mia moglie. Disse che non avrebbe dovuto interessarsi degli affari suoi. Che il suo Dio non apprezza chi fa la spia. La guardava male. Rideva ai rimproveri. Sembrava folle. Posseduta. Sapete tutti che mia moglie è morta. Non mi faccio vanto della mia scenata al cimitero, ma io sono convinto che sia stata lei. Il giorno dopo si ammalò. Non si riprese più.
La folla era sempre più convinta della sua colpevolezza. Le urla si accavallavano. Jon non riusciva a crederci. Niente di ciò che dicevano era una testimonianza accettabile. Niente era valido. Voleva dire che in quel sacchettino non c’erano erbe, ma pane. Pane preso come sempre al Reverendo. Un’usanza portata avanti negli anni, anche quando nessuno era più a conoscenza della loro amicizia. Avrebbe potuto dire tutto. Salvarla. Eppure aveva promesso.

– Si faccia avanti Sarah Silverspoon.
Dopo l’ultima testimonianza lo sguardo di Peters era cambiato, sembrava svanita l’ultima luce di pietà. Ridusse i convenevoli. Il freddo iniziava a farsi pungente. “Deve finire. Deve finire il prima possibile”.
Sarah era una donna paffuta sui  trentacinque anni, ma ancora piacente, sposata da diciannove anni e con una figlia dell’età di Elizabeth. L’aveva vista crescere. E adesso la odiava.
– Ho visto la signorina Green cercare di…
Ancora una volta lacrime a fermare il racconto. Peters era spazientito.
– Cercare di…?
– La svergognata ha sedotto il mio povero marito, il mio Louis.
– Non è vero! È stato lui a cercare di tocc…
Per la prima volta Elizabeth abbozzò una difesa, ma venne interrotta subito da Mark, che le diede un colpo sul viso. Il sangue le stava sgorgando dal naso, il dolore era intenso, ma non voleva mostrarsi debole. Si zittì e rimase seduta. In silenzio.
– Riprenda pure.
– Ha sedotto mio marito ed è andata in giro a dire la falsità che le è appena uscita dalla bocca.
La folla non dubitò di lei.

Jon era fermo, impietrito, gli sembrava di osservare la scena da fuori. Cercava di non sentire, cercava di non pensare. Fece viaggiare la mente all’anno prima. Lui e lei erano sull’erba, nel bosco, insieme. Si tenevano stretti su delle foglie bagnate, divise da loro solo da una stuoia. Si sentiva felice. Nonostante le sue difficoltà si sentiva al settimo cielo quando era in sua compagnia. Poi guardò le sue mani. Erano sporche di fango e insanguinate. Aveva delle tracce di corteccia su di esse.
– Che hai fatto alle…
Elizabeth lo interruppe.
– Sai Jon, ti ho chiesto di venire per un motivo.
Jon non rispose. Nel suo cuore sapeva già quello che le sue orecchie non avevano ancora udito.
– Mio padre ha preso una decisione. – proseguì la ragazza – Il prossimo anno dovrò sposarmi.
Tutto il suo corpo s’irrigidì. Non sapeva che cosa dire.
– Con Harry.
– Bene.
– Che vuol dire bene?
– Sono contento per te.
– Davvero?
– Sì.
– Allora sei uno stupido.
– Ah, adesso sarei uno stupido?
– Sì, perché non capisci.
– Che cosa non capisco? Mi hai detto che ti sposerai. Sono felice per te.
Lei stava piangendo e Jon non sapeva che cosa fare. Si avvicinò a lei, la accarezzò dolcemente sulla guancia. Sospinse il petto verso di lei. Fece per abbracciarla, ma lei si mosse. Portò le sue labbra sulle sue. Jon era incredulo. Chiuse gli occhi. Smise di pensare: era felice.
– Ma tuo padre…
– Zitto.
Si baciarono più e più volte. Tutti i giorni, nascosti tra gli alberi, nelle nicchie della cappella. Ovunque.
Jon pensava a questo, mentre Elizabeth veniva colpita da Mark.

Il silenzio era spettrale mentre Harry si avvicinava alla scogliera, con l’aria seria e truce. Guardava Elizabeth con sdegno.
– Harry, sei l’ultimo testimone. Dicci che cosa hai visto due settimane fa, la notte in cui morì Mr. Abbott.
– Il sole era appena tramontato – cominciò Harry – e io stavo tornando a casa con mio padre, mentre una leggera pioggerellina iniziava a scendere. Avevo posato le mie cose, quando vidi il cane fare rumore e correre nel bosco. Gli corsi dietro, non volevo si perdesse. Era molto veloce, ma sembrava diretto in un punto preciso. Là, dove il bivio divide le strade. Una al mare, l’altra verso Charles Town. Lo persi di vista per un attimo, poi lo sentii ringhiare e mi avvicinai. Davanti a lui… – si fermò, quasi che la voce non volesse uscirgli dalla gola.
– Vai avanti Harry, sei al sicuro.
– Davanti a lui c’era Elizabeth. Aveva i capelli scompigliati, la veste sporca di sangue e terra, gli occhi indiavolati. Fissava il cielo. Era agitata. Continuava a urlare parole incomprensibili. “Satalessi, satalessi!”. Non capivo che cosa volesse dire. Volevo aiutarla, ma i suoi occhi erano diversi. Vidi del fumo uscire alle sue spalle. Quando si accorse di me cercò di parlarmi. Mi ripeteva che non era come sembrava. Che non dovevo dire niente al villaggio. Che dovevo proteggerla, era un mio compito. Corsi via. Velocemente. Sulla strada mi imbattei nel corpo di Mr. Abbot. Fu tremendo. Era riverso in una pozza di fango. Mi presi paura. Arrivato al villaggio cercai subito il Reverendo Peters. Non potevo crederci. Elizabeth…
– Grazie Harry.
Peters fece accomodare Harry nella folla, guardò Elizabeth per un’ultima volta, poi si girò verso il pubblico, dandole le spalle, e riprese a parlare.
– È evidente. Siamo di fronte a una strega. Il mattino dopo il racconto di Harry, abbiamo trovato il corpo di Mr. Abbott ormai senza vita. Nessuna traccia di colluttazione. Nessuna traccia di ferite. Il suo corpo robusto era immobile e pulito. Vittima di un sortilegio, senz’ombra di dubbio. Come la moglie di Mr. Jones. Abbiamo trovato anche dell’incenso poco più avanti. Candele spente e tracce di sangue. Pane di zucca e una bottiglia di vino vuota. C’era anche una specie d’altarino! E tu – disse a Elizabeth senza voltarsi – osi ancora proclamare la tua innocenza dopo tutte queste testimonianze? Tu non sei altro che una ignobile strega!
Dalla folla si alzò un brusio che divenne rapidamente voce, poi urlo. “Strega… Strega… Strega!”. Mark non riusciva più a trattenere le persone che, tra torce e forconi, si avvicinavano chiedendo vendetta.
– Bene, strega. Direi che non è nemmeno necessario darti la parola. Ti lanceremo dalla scogliera. Se ti salverai sarai una strega, se invece morirai riabiliteremo la tua memoria e pregheremo per te.

Dalla voce di Peters non trapelavano amore o pietà.

– Mark, aiutami a portarla là.

 

La pioggerellina cominciava a scendere su di loro, mentre Jon ed Elizabeth erano nascosti sotto un albero.
– Dovremmo andare, Lizzie, il buio è calato. I tuoi genitori ti faranno storie, ormai si saranno accorti che non sei nella tua stanza.
– Sì, dovremmo andare.
Le parole di Elizabeth e i suoi movimenti non erano coerenti tra di loro. Diceva di andare, ma continuava a stringere il corpo di Jon al suo.
– Se si sono accorti della mia assenza, che cosa cambierà a farli attendere qualche minuto in più?
Elizabeth era seminuda, aveva addosso solo una veste logora e sporca di terra.
– Ci scopriranno.
– Non m’importa. Non ce la faccio più. L’altra sera è venuta a casa la famiglia di Harry. Il matrimonio è vicino. Non voglio sposarlo. Non posso.
– Devi. Io ti ho già fatto fare troppe cose sbagliate. Non posso chiederti di farne ancora. Dovremmo scappare, ma io non ho nulla. Sono l’orfano del garzone. Harry è il figlio di una famiglia importante. Dovresti…
– Smettila. So che cosa stai per dire. Io non ho la minima intenzione di sposarlo.
– Scappiamo allora.
– Dove?
– A Ovest. Vivremo tra i monti, dove nessuno potrà dirci che cosa fare. Io ti porterò tutte le mattine la colazione, costruirò la nostra casa. Cresceremo i nostri figli e poi ci trasferiremo.
Elizabeth lo guardava con l’aria sognante. Jon si specchiava nei suoi occhi. Aveva deciso. Sarebbero scappati insieme. Eppure qualcosa mutò improvvisamente nello sguardo di lei.
– Jon… Se noi scappassimo e io non mi sposassi con Harry, ti ucciderebbero. Sai che non puoi insidiare una donna promessa. Harry è violento. Non avrebbe pace.
– Non m’interessa. Devono prenderci.
– Jon…
– No Lizzie, no. – si voltò e proseguì singhiozzando. – Non m’importa quello che mi farà, io non voglio perderti. Sei mia. Scappiamo insieme.
Elizabeth non rispose. Jon si asciugò le lacrime con la camicia, ma il fango sulle maniche gli entrò negli occhi, impedendogli di vedere bene. Quando si rigirò Elizabeth era in lacrime, ma con il dito gli chiedeva di fare silenzio. Guardava verso il sentiero adesso. La pioggia non era battente, si riuscivano a sentire distintamente dei passi. Erano molto vicini.
Jon guardò oltre i cespugli e vide una sagoma non lontano da loro, mentre un cane al guinzaglio ringhiava. Elizabeth sembrò capire prima di lui che cosa stesse accadendo. Uscì dal buio e si parò davanti all’uomo, non prima di aver fatto cenno di fuggire con la mano all’amato.
– Harry! Che cosa ci fa qui?
Harry scrutava tra le piante, proprio nella zona in cui c’era Jon. Sul suo sguardo si dipinse un’espressione d’odio. Gli occhi erano spenti, Elizabeth era sicura che avrebbe impugnato il fucile e cominciato a sparare, ma così non fu.
– Il cane era scappato. Sono venuto qui a prenderlo Miss Green. Non credo, però, che sia un uomo a dover dare spiegazioni alla sua promessa nella foresta. Per cui, mi dica lei che cosa fa in questo posto.
– Ero venuta a… – Elizabeth cercava scuse credibili, ma la sua mente era offuscata – raccogliere dei fiori, ma la pioggia mi ha sorpreso.
– È seminuda.
– Si, mi sono…impigliata e…sono caduta.
Deglutiva dopo ogni parola, solo uno sprovveduto avrebbe creduto a quella storia. Harry la fissava negli occhi. Sembrava le leggesse la menzogna prima nel cuore e poi sulle labbra.
– Certo. È una storia credibile. Adesso penso sia il caso di riaccompagnarla al villaggio, Miss Green. Mi aspetti qui, recupero dei vestiti puliti e la vengo a prendere.
Ricominciò a fissare il bosco, mentre un lampo illuminò tutto. Jon lo guardava negli occhi e Harry ricambiava. L’aveva visto. Era certo.
Si aspettava un colpo di fucile, ma il ragazzo guardò nuovamente Elizabeth. Le pupille erano dilatate, sembrava quasi intriso da una luce rossa di follia, poi parlò con voce calma.
– Miss Green, mi risponda a una domanda, se non è troppo disturbo.
– Mi dica. – Elizabeth non capiva più nulla.
– Secondo lei che cosa c’è dopo la morte?
– Il Paradiso?
– Il dolore per chi resta. Il dolore per chi poteva fare qualcosa, ma ha scelto di non muovere un dito.
– Non capisco.
– E qual è il dolore più grande per un essere umano?
– Morire?
– No, si sbaglia. Si sbaglia di grosso!
Rideva.
– Continuo a non capire.
– Capirà Miss Green. Capirà.
Harry si voltò, ma Elizabeth era sicura di aver visto un ghigno sul suo volto.
– Torno subito, mi aspetti qui al coperto.
Harry tornò pochi minuti dopo, ma non era solo. Con lui c’erano il Reverendo Peters e suo padre. La trascinarono via. Peters continuava a ripetere preghiere, puntandole il crocefisso. Lei piangeva per il dolore ai piedi, che scalzi venivano punti da ogni sasso, ma nessuno sembrava provare compassione per il suo dolore. Peters, anzi, sembrava sconvolto. Guardò il simbolo, si fece il segno della croce e ricominciò a pregare, mentre Jon era ormai giunto a casa, ignaro di quello che sarebbe accaduto.

Subito dopo la scoperta del corpo di Mr. Abbott, Elizabeth fu rinchiusa in una stanza sul retro della cappella, con un crocefisso sulla porta e quattro occhi a fissarla. I suoi carcerieri non erano in grande forma, uno dei due soffriva di dolori ai piedi e dormiva spesso appoggiato con il mento sulla pancia, mentre l’altro ogni tanto si allontanava per espletare i suoi bisogni. Jon rimase fermo ore prima di poter cogliere il momento opportuno per parlare con lei. Si avvicinò e bussò ritmicamente sulla parete. Elizabeth riconobbe quel ritmo al volo e si avvicinò.
– Lizzie. Sei tu?
-Sì.
– Dicono che sei una strega. Ti processeranno. Dicono che ci sono dei testimoni. Ti faranno quello che hanno fatto a Salem.
– Lo so, Peters mi ha fatto un discorso.
– E che ti ha detto?
– Che hanno trovato il cadavere di Mr. Abbott.
– Abbott? Quel vecchio grassone?
– Sì.
– E tu che cosa c’entri?
– Secondo loro l’ho ucciso io.
– Ma come avresti fatto?
– Con i miei poteri da strega.
Elizabeth aveva ricominciato a piangere e il cuore di Jon si strinse nelle tenebre del suo petto. Voleva aiutarla, ma non sapeva come.
– Confesserò tutto al Reverendo. Dirò che eri con me. Che ti ho sedotta, anzi, che ti ho violentata.
– Ti uccideranno. È questa la pena! Perché non lo vuoi capire? – la voce di Elizabeth era ormai flebile e rotta.
– Non m’importa. Se qualcuno deve morire, è giusto che sia io.
– No.
– Non voglio vederti morire.
Il singhiozzo di Elizabeth s’interruppe.
– Non morirò.
– Ma dicono che sei una strega. Ti ammazzeranno.
– Non glielo permetterò.
– Hai detto…
– Ci sono tante cose che non ti ho detto.
– Vuoi dire che sei davvero una…
– Fai silenzio e fidati di me. Non dire nulla. Non fare nulla. Mi processeranno. Non hanno prove. E se le troveranno, saprò come salvarmi.
Jon rimase in silenzio. Elizabeth riprese poco dopo.
– Se mi dovessero condannare, fatti trovare all’albero dove ci siamo dati il primo bacio. Ci vedremo là.
– Vuoi che porti qualcosa adesso per scappare?
Jon non sapeva che cosa provare; era felice, ma spaventato. Decise di fidarsi di lei.
– No, Jon. Dovrai andare solo quando la condanna sarà definitiva. Non possiamo rischiare che ti vedano prima.
– Va bene, Lizzie. Ti amo.
Elizabeth strinse le mani e se le portò sul petto.
– Anche io.
Jon scappò via. Non riusciva a capire se in quel momento volesse credere al fatto che la sua Lizzie fosse una strega, o se ci credesse davvero, ma tutto ciò lo rendeva sollevato. E si fidava di lei. Non doveva dubitare. Non di lei.
Elizabeth rimase lì.

La luna era piena, ma le nuvole sembravano nasconderla come una coperta, riparandola dal freddo della sera mentre i suoi raggi illuminavano dolcemente il volto di Elizabeth. Le fiamme delle torce erano alte, mentre il mormorio della fiumana di persone sapeva ormai di condanna. Peters guidava il convoglio, mentre Mark ne trascinava le stanche membra. Era arrivata alla scogliera.
Peters l’afferrò per una spalla e la fece girare verso la folla. Voleva che la guardassero in faccia un’ultima volta.
– Elizabeth Green, questa comunità ti condanna a morte per l’atto di stregoneria. In nome di Cristo noi ti assolviamo dalle tue colpe e ti rimandiamo da nostro Signore affinché Egli ti purifichi e ti riaccolga nella sua amorevole pietà (eh?).
Elizabeth aveva smesso di ascoltarlo, cercava solamente di trattenere le lacrime, che calde e soffocanti spingevano dietro agli occhi, mentre continuava a fissare la folla cercando solo il viso di Jon. Lo amava più della sua famiglia.
Nella spasmodica ricerca del viso di lui incrociò lo sguardo del padre. Era sconvolto. Gli occhi erano lucidi e riconosceva in lui il suo stesso sforzo per non piangere. “Oh padre, avresti meritato di meglio, una figlia migliore di me. Ho fatto la mia scelta, non curandomi del vostro dolore”. Le lacrime ormai uscivano, non poteva più trattenerle. Voltò la testa e lo vide. Era fermo, in piedi su un cesto. Lo fissò. I loro occhi erano sincronizzati. Il suo cuore rallentò per un attimo, mentre quello di Jon perse un battito. Gli leggeva la speranza nello sguardo. L’aveva creduta, evidentemente.
Peters la spinse a mano aperta, lei sentì il vento soffiarle tra i capelli, mentre perdeva il controllo del suo corpo. Pochi istanti, guardò la luna, ferma come una compagna, e poi chiuse gli occhi. Espirò e le sembrò di guardare il mondo dall’alto.

Il cielo era coperto. Jon corse a perdifiato tra le piante, fino all’albero, ma non c’era nessuno.
Cominciò a cercare di muovere i rami distrattamente. Fissò la corteccia, poi scoppiò in lacrime.
“E+J”
Elizabeth era lì con lui e lo sarebbe stata per sempre.
Come aveva promesso.

Il sole stava tramontando sulla città dei due galli, il Natale era vicino e le
Mi aspettavo uno scenario diverso. Inizialmente avrei dovuto intervistare Niccolò Ugo Foscolo, ma per una
Maglioni colorati imbarazzanti, pantaloni ancora a vita alta, bambini con il caschetto e senza riga
Mia madre vuole che lo lasci andare coi Guardiani della Notte. Privato di titoli e

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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