La casa invisibile

"Milano"

Voi non lo potete sapere ma ho un amico con un super potere molto speciale. Sa guardare oltre le persone, oltre quello che fanno vedere, mentre loro non lo vedono neppure. Ricordo in particolare un episodio che lo riguarda che mi è rimasto impresso nell’animo. Era a Milano. Poche volte in vita mia ho incontrato degli spiriti come il suo, e ancora meno volte è capitato che qualche evento mi sia rimasto inciso nella memoria in questa maniera. All’epoca non lo conoscevo in realtà, ma mi ritrovai a osservarlo e vidi quello che si può definire un attimo che vale una vita.


Era da poco sveglio ma già gli abbaiavano in testa tutti quei rumori che la gente comune produce nel suo affannoso vivere in quel lontano mattino di maggio: passi veloci e frettolosi, parole su parole che non trovano ragione d’esistere prima dell’alba.

Aprì finalmente gli occhi e appannati ecco muoversi i primi passeggeri del Freccia Rossa per Roma, sulla grigia banchina del terzo binario. Li osservò, tutti impettiti, dei signorotti senza barba che non guardano mai al di sotto del loro naso, con le loro valigette scomode e le loro scarpe tutte tacchettose, tutte rumorose, la tipica cosa che qualche sadico modaiolo aveva creato con la cattiva intenzione di dolere alle persone.

Il lampione che gli faceva da abat-jour si spense poco dopo e la sua vista divenne sempre più chiara. La voce elettronica di Max lo fece trasalire, il primo annuncio della giornata per ricordare a tutti quei borghesotti mattinieri che aver tanta fretta in una stazione in cui tutti i treni sono sempre in ritardo è semplicemente da sciocchi. Ma la gente comune, dopotutto, ha sempre fretta.

Insomma, era maggio, o forse giugno, c’erano comunque tanti gradi già dal mattino. Amò quel bel sole cocente che velocemente si abbatteva sulle pareti. Per la colazione dovette aspettare non più di un tanto di minuti e una signorina, pulita e con lo sguardo di chi, lo sapeva, stava facendo qualcosa che non dovrebbe, buttò in terra un pezzo di carta argentata un po’ troppo grosso per esser vuoto. Le brioches di Maria erano le migliori di tutta Milano, anche se qualcuno non le apprezzava molto: la colazione era servita, dunque la divise a metà lasciandone una parte per il suo amico sdraiato lì accanto, e si preparò alla degustazione."Milano" "Brioche"

Come dicevo se ne stava lì in quella giornata calda di primavera e ormai era diventato il massimo esperto della stazione nel capire le persone, tutti i colleghi suoi e del suo amico andavano da loro durante la giornata per chiedere aiuto e, per ogni situazione, sapeva sempre indicare quale personaggio aveva sufficienti agghindagli colorati e pendenti da esser predisposto a dare una piccola mancia o offerta, oppure quale dei giovani con zainetti strappati e vestiti a volte troppo corti a volte troppo lunghi poteva essere pericoloso.

Col passare delle ore la folla di gente comune andava aumentando, riempiendo l’enorme atrio carico di pannelli elettronici e obliteratrici. Le scalinate che portavano alla metropolitana cominciavano a sembrare piene di teste fluttuanti che apparivano e sparivano in un ciclo continuo e agli sportelli file di persone impazienti, sempre più lunghe col passare dei minuti, si gingillavano angosciosamente in trepida attesa del loro turno.

Quel bellissimo giorno, come al solito, molti colleghi iniziarono a passare a chieder consiglio.

Tutto normale, almeno finché non passò quella ragazza. Era stupenda, era sorridente ed era diversa. I vestiti che portava sembravano uguali a tutti gli altri ma addosso a lei cambiavano. La vedeva camminare con una sicurezza titubante molto simile a quella sua o del suo amico o dei loro colleghi, e aveva un volto che tradiva una maschera. Gli passò accanto, fugace e senza esitazioni.

Quel attimo, improvvisamente, divenne un anno. Sapeva che, dietro la maschera, nascondeva qualcosa che lui conosceva, ma non riusciva a capire cosa. Tanti ricordi, immagini, pensieri, tutto scorreva all’indietro nella sua memoria, alla velocità dei venti autunnali. Colori, flash, odori e sensazioni. Aveva sempre meno tempo, sempre meno, veloci e palpitanti secondi nella sua testa ticchettavano a ritmi impazziti: chi era quella donna diversa dalla gente comune? E soprattutto, perché la sua mente aveva congelato il tempo di quella mattina così bruscamente?

"Stazione"

Passato quasi un anno intero in un battito di cuore, il suono dei passi della giovane si fecero più lontani. La vedeva superare la sua malconcia banchina e stava quasi perdendo la speranza. Finché non notò la briciola che ella lasciò dietro di sé.

Era una piccola busta, pulita e aperta. Posò il pezzo di brioche, si alzò e andò ad afferrarla con calma, scrutando la ragazza allontanarsi, ancora a metà tra curiosità e stupore. La portò al suo amico, ora sveglio ma ancora poco vigile, che lo guardò sorridendo forse più per l’intontimento del sonno che per altro. Appena la aprì, vi trovarono un foglietto e una monetina da due euro.

Ovviamente il suo amico era abituato a leggere, spesso i giornali logori ma ancora caldi che usavano come isolante della loro minuscola casetta gli tenevano compagnia. Ma lui no, alla lettura preferiva osservare le maree della stazione andare e venire, quindi lasciò l’onore al compagno.

Sul foglietto non c’era scritto nulla di particolare, solo una singola parola: Invisibile. L’amico ci mise un po’ di tempo, egli invece capì subito.

Fu quasi come una frustata, anzi fu esattamente come una frustata che lo prese tra naso e fronte e ricordò quel viso. Ma non solo: al naso e al tatto tornarono in un lampo anche l’odore e la delicatezza di quella persona; ritornò il suono della sua voce all’udito e tutti i ricordi apparvero come un album fotografico lanciato fuori da un leggero banco di nebbia. Il volto era meno tenuto e di certo meno pulito nei suoi ricordi, ma sempre sorridente e con i denti un pochetto più coloriti. I capelli erano ancora bellissimi ma non più della lucida copertura che viene solo con la vita di strada: Amelia. Era Amelia quella bellissima giovane donna. E gli mancava molto.

Era una di loro, o meglio era stata una di loro, un tempo molto lontano. Lui diceva che era anche, non per vantarsi, la sua apprendista e migliore amica, fiera e orgogliosa. Ora continuava a puntare lo sguardo verso la direzione che le aveva visto prendere, cercando quasi di catturare nell’aria la scia che aveva lasciato. Cara Amelia, dolce Amelia, quanto era stata buona con lui. Almeno fin quando i suoi genitori non vennero con la forza, sgomitando tra la folla con quei porci puzzolenti in divisa a rapirla, a portarla via dalla sua felicità, riportarla in quella parte di Milano che osavano chiamare casa. Sporchi schifosi.

Ricordava con dolore che per settimane rimase in attesa, a scrutare ansioso le diverse entrate trasparenti e mal pulite della stazione. Ma ella non tornò.

Era sopravvissuta, quindi. Forse era anche felice e riuscita a scappare finalmente dalla vita che non aveva mai voluto. L’aveva vista sorridere, l’aveva ben notato, e lo aveva fatto proprio come quando era lì accanto a lui, a sondare gli animi della gente comune. Amelia.

Stanco e affannato da quell’improvvisa emozione trasse un rumoroso sospiro e si accasciò sul cemento grigio e sporto della sua banchina, mentre orde di scarpe lucide e fastidiosamente rumorose gli passavano a un palmo dal naso.

Il caldo di quel giorno lo ricordava bene e lo ricordava perché fu il giorno in cui vide una di loro, un’invisibile, passeggiare fiera in mezzo alla gente comune. Ma Amelia lo faceva meglio e con più fierezza di tutti gli altri messi assieme.

Un tuffo al cuore lo prese, voleva piangere, lo ammetteva con sé stesso, ma non lo fece. I suoi colleghi avevano bisogno di lui e già in lontananza scrutava e notava vicino alla tabaccheria dall’altro lato del binario una coppia dolce e abbastanza anziana da esser particolarmente generosa con le mance. Si voltò verso l’amico, compagno e coinquilino, gli posò una zampa sulle gambe, abbaiò delicatamente in segno di consolazione e gli leccò la mano guantata, perché lui, invece, non riuscì a trattenere le lacrime, ci provò forse, ma quando fallì lo guardò con un sorriso bagnato di felicità e gli diede una grattata tra le orecchie. Si erano capiti alla perfezione.

Poco dopo, nel perfetto stile invisibile, tornarono alla consueta calma, accompagnati dal secondo annuncio di Max che ancora una volta li colse di sorpresa. Presero a gustarsi la colazione, donata involontariamente da una comune personcina, in una tipica giornata nella bella Milano, accerchiati dalla solita folla della loro stazione.

"milano"


Milano, 2017

Memories ~Quarta Parte~   Nonostante l’ora tarda, Anna era ancora sveglia. Si era raggomitolata sul
"Piede destro, piede sinistro, piede sinistro, no no. Piede destro, piede sinistro.." Una mente confusa
Memories ~Terza Parte~   Da dietro il cancello di ferro battuto, Jason poteva scorgere un
Memories ~Seconda Parte~   Savannah restò in silenzio per un istante. Non si aspettava di
Memories ~Prima Parte~   “Ci fu un momento nella mia vita in cui tutto divenne

The following two tabs change content below.

Carlo Marchioni

Vorrei dire che sono convinto che volare sia possibile poiché basta solo avere pensieri felici, ma sarebbe solo citare in malo modo un mio idolo. Dico solo quindi che sono uno scrittore, autore della saga di Àdaran e co-creatore di IoVoceNarrante.com

Ultimi post di Carlo Marchioni (vedi tutti)

Informazioni su Carlo Marchioni 23 Articoli

Vorrei dire che sono convinto che volare sia possibile poiché basta solo avere pensieri felici, ma sarebbe solo citare in malo modo un mio idolo. Dico solo quindi che sono uno scrittore, autore della saga di Àdaran e co-creatore di IoVoceNarrante.com

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


error: Content is protected by copywright !!