Le interviste impossibili: Francesco Petrarca

Ero immobile e ghiacciato davanti a quell’enorme cancello da mezz’ora. San Pietro mi guardava torvo, la mia presenza non era particolarmente gradita. Speravo che Dante mettesse una buona parola, ma mi sbagliavo. Si doveva  essere risentito per qualche motivo.
Attesa eterna fino a che, da una nuvola, non scese Francesco Petrarca, coperto da una tunica bianca molto morbida e semplice.


Salve, maestro. Grazie per essere venuto a questo incontro.
Non si preoccupi, anzi, mi scusi per il ritardo, ma non volevo presentarmi in disordine. Solitamente io sono abbastanza puntuale, ma oggi non c’era verso di sistemare le mie nuove poesie.

Non si preoccupi, sono onorato di poter parlare con lei. Mi dica, come sta?
Abbastanza bene, qua la vita è particolarmente comoda. Ho avuto qualche problema per l’ingresso, ma alla fine mi hanno accettato.

In che senso ‘ho avuto qualche problema’. Non la volevano in Paradiso?
Oh no, mi volevano eccome. È solo che l’Altissimo ha preferito prepararmi un posto più consono alle mie abilità e…

E…?
E si, va bene. Lo ammetto. Era abbastanza risentito per il fatto che qualche volta ho cambiato idea in vita. Sostiene che io mi pentissi a convenienza.

E non è vero?
Disparità di trattamento.

Non capisco…
Con Sant’Agostino è stato più magnanimo. Eppure anch’egli n’era mica un santo.

In realtà si…
Lo è diventato.

Ma ha fatto tanto per la cristianità, lei…
No comment.

Va bene. Passiamo ad altro. A lei è attribuito un movimento ‘avanguardista’ che ha segnato un passaggio dal teocentrismo medievale all’antropocentrismo rinascimentale. Pensa che questa sua voglia di parlare più di esseri umani che di divinità sia stato alla base dei suoi contrasti con l’Altissimo?
Sicuramente ha influito, ma, dopo un iniziale contrasto, abbiamo trovato un punto d’incontro e ha apprezzato il fatto che io abbia dato il via a una nuova generazione di pensatori. In fondo era stufo di sentire ‘l’ha fatto Dio’ o ‘lo vuole Dio’ in risposta a ogni domanda. Uno che cosa crea a fare le bellezze del mondo, se poi nessuno le vuole indagare?

Mi trova d’accordo. Ha apprezzato anche l’analisi introspettiva?
Si, decisamente. La nostra mente e la nostra anima sono i doni più grandi che ci ha fatto, assieme al libero arbitrio. È contento che ciò che siamo sia materia d’indagine.

Dialogate spesso?
Una volta si, adesso è particolarmente impegnato. Ha accolto da poco Umberto Eco. Lo conosce Umberto, non la finisce mai di raccontare episodi e aneddoti. Brav’uomo, un po’ prolisso.

E quindi lei come passa le sue giornate?
Per lo più continuo a scrivere, mi tengo aggiornato e guardo un po’ come vanno le cose in Italia e in Francia. Simposi, poesie e meditazioni. Niente di meglio per rinfrancare il mio animo così segnato dal mio lungo peregrinare. Io ero stanco, mi è occorso un po’ di riposo.

Ha notizie di Laura?
Ci siamo frequentati un po’, in amicizia ovviamente. Io sono stato un religioso, anche se non avrei disdegnato un rapporto più intimo. Io pensavo di chiedere all’Altissimo di potermi separare dalla mia vita dedicata a Lui, ma non riuscivo mai a decidermi. Accantonare la Fede? Mettermi con Laura?
E se tutto fosse andato storto? E se me ne fossi pentito? Chiedere questo al Signore non è senza conseguenze. Io amavo abbastanza Laura? Già ha faticato a perdonarmi per le mie avventure e i miei figli extraconiugali, rischiare tutto per una donna? Troppi dubbi.

Capisco. E come vi siete frequentati? Uscivate insieme?
Si, all’incirca. Io la portavo su una nuvola non lontano da Cerro Maggiore. C’è un bel cinematografo. Gran bella invenzione, non ci si annoia mai. Anche se le conseguenze di vedere i film sono rischiose.

Si spieghi meglio.
Beh, i film portano le menti in uno stato di coscienza ottenebrato dalle passioni. Si perde di vista l’amore per il Signore. Si corre il rischio di commettere errori di cui ci si potrebbe pentire in eterno e…

Va bene. L’accidia. Le capita di provarla anche in Paradiso?
No, qui io sto bene. Sulla Terra avevo sempre la sensazione di poter fare di più, una costante desolazione dell’io che mi portava a sentirmi sempre a disagio. Qui ti senti sempre parte di un’anima più grande di te. E io ne sono felice.

Avevano ragione a dire che usa sempre il pronome ‘Io’.
Che vuol dire?

Nulla, andiamo avanti. I nostri lettori saranno interessati a sapere a chi si è ispirato per le sue opere.
Dipende, a livello filosofico mi è sempre piaciuto molto Seneca, mentre per poesia e storia Virgilio è stato un maestro. Anche se Sant’Agostino, comunque, è insuperabile. E come non parlare di Cicerone, le sue arringhe e il suo amore per la patria era…

Patria! Come vede il nostro Paese?
Mica troppo bene. Io dicevo che il sapere si divide in due, il sapere letterario e quello scientifico. Ecco, adesso vedo poco dell’uno e ancor meno dell’altro.

Parole dure. Seguito anche gli esisti del referendum costituzionale?
Historia magistra vitae. Anche ai miei tempi si è provato a cambiare la costituzione. Da Cola di Rienzo a Renzi il passo è breve.

Quali erano le sue passioni in vita?
Mi piaceva andare in montagna, ma nessuno mi voleva accompagnare. Mio fratello Gherardo ha smesso di darmi retta dopo un po’, diceva che non ne poteva più.

Per la fatica?
No, in realtà perché lo rallentavo.

Non era allenato?
Lo ero, ma non riusciva a tollerare che io ogni 100 metri in su, ne facessi 30 in giù. Che colpa ne avevo io se non riuscivo a convincermi? Mi pentivo di questa fatica e mi giravo. Che esagerazione.

(San Pietro continuava a tocchettarsi il polso con l’indice) Credo che sia giunta l’ora di separarsi, le ultime domande. Quali sono gli autori che ha amato maggiormente dopo la sua scomparsa?
Beh, Leopardi mi ha sciolto il cuore, seppur lo stile mi sembrava troppo ondivago. Ungaretti mi è piaciuto nei contenuti, mi ha fatto scoprire un nuovo modo di fare poesia. Breve, conciso e dritto al punto. Un po’ com’ero io… La prego di non essere maleducato e non sorridere.

Mi scusi, qualcuno più moderno?
Io direi Umberto Eco. Quando leggi le sue descrizioni, sembra di vivere attraverso i suoi occhi.

Ci lascia con un suo lavoro inedito?
Vi lascio un sonetto che ho composto da poco. Non è il migliore che io abbia scritto, ma non sprecherò certamente il mio talento per voi. In fondo, da quello che ho potuto comprendere, la gloria eterna l’ho già ottenuta.

Immobile in piedi a fissar la luna
cercavo la ragion della mia sofferenza,
per la quale io provavo dipendenza
Dal trascinarsi senza fortuna.

Le stelle brillavan nella mia mente
danzando alte nel mar dell’idee,
mentre il mio cuor era assente
travolto tra tristissime maree.

Gli occhi suoi guidavano i miei
tra le lacrime calde dei pensieri
la stasi del viver nel torpore

Tentando d’esser ciò che non sei.
Ti ho amata tra cieli azzurri e neri,
di un sorriso ora resta il dolore.
E andò via così, continuando a parlare con se stesso e con San Pietro.

 

 

L’ambiente era fumoso, si vedeva poco intorno, ma si sentiva distintamente il brusio. Ero fermo
La luce era fortissima. Il cielo sopra la mia testa, limpido e azzurro, si stava
La primavera, i fiori sbocciati da poco e il calore del mondo che si avvia
L’oblio. Il mondo in cui si perdono le tracce di un Dio, il mondo in
Niente Paradiso questa volta. Nessun San Pietro a guardarmi male, mentre mi siedo tranquillamente, in

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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