Il ballo di Beth

Il ballo di Beth

 

Il ballo di Beth
Immagine di Anna Romanello

Tirava la pallina gialla contro il muro bianco. Tum, tum. Lanciava e dopo il rimbalzo la riprendeva. Poi rilanciava, più forte e più veloce, nello stesso punto. Ad ogni lancio sperava che quel colpo contro il muro rendesse tutto più semplice. Che ogni  tonfo, potesse rendere la sua vita diversa, più simile a quella di tutte le altre ragazze della sua età. Soprattutto quella sera, con il ballo di fine anno scolastico che sarebbe iniziato a breve e l’unica preoccupazione di quelle ragazze sarebbe stata rinfrescare il vestito o farsi fare la foto dai genitori con il proprio cavaliere.
Beth invece era sul letto, ancora in abito da casa, a lanciare quella vecchia pallina e a pensare che dopo quel ballo, la sua vita non sarebbe stata più la stessa. Poteva smettere di lamentarsi di tutto quello che non aveva e poteva iniziare a vivere il suo momento. Anche se non sarebbe stato facile. I nuovi inizi non lo sono mai.
In mezzo alla sua stanza, un borsone di pelle invecchiata piena di vestiti e una sacca di tela. L’abito che avrebbe indossato al ballo era appeso alla porta, incartato con la carta trasparente.

Poi un grido dal cortile, sotto la sua finestra. Si alzò, tenendo in mano la pallina e lo vide. Un abito volutamente sgualcito,  le mani in tasca e l’auto sul ciglio della strada.
Beth aprì la finestra e gli fece un cenno con il capo. Era pronta.
Il vestito infilato in pochi minuti e il tempo di guardarsi allo specchio. Matt non poteva aspettare troppo. Gli lanciò il borsone e la sacca dalla finestra, come da accordi. Due tonfi che sua madre, con la radio accesa, non avrebbe sentito.
Arrivata in salotto la guardò, prima di salutarla, cercando di sembrare una normale ragazza, con un abito e una borsetta. Che stava andando al suo ultimo ballo scolastico insieme a Matt.
Ingoiate le lacrime si diresse verso la porta. Doveva pensare a se stessa, alla vita che la aspettava.
Matt era appoggiato alla portiera della sua Ford Anglia blu scuro, con le mani in tasca e le gambe incrociate. Il suo volto, come sempre, non lasciava trapelare alcun tipo di emozione. “Sei pronta?” Le chiese prima di mettersi al volante.
Beth, seduta sul sedile del passeggero, fece un sospiro. “ Andrà tutto bene. Deve solo finire in fretta questa serata”
Quella era un’altra delle sue paure. Che la serata passasse lenta e che lei dovesse vivere ogni momento da spettatrice, incastrata dentro uno specchio, mentre sbatteva i pugni per uscire.

Entrò nella sala allestita per la festa. Era la palestra della scuola, quella più grande, dove si poteva montare un palco e i tavoli per il rinfresco.
Non appena entrò, iniziarono le occhiatacce e i bisbigli. Che le fossero rivolti oppure no, non poteva sopportarli. Lei con il suo abito blu, non costoso, ma il suo preferito. E Matt, con quell’atteggiamento da nomade capitato nel mondo per caso, che lo rendeva tanto fiero di sé.
Sorrisi, chiacchiere di circostanza con le arpie di turno e i loro cavalieri laccati per l’occasione, seguite dalle congratulazioni di rito per l’ammissione a buone università.
Bla, bla bla. Chiacchiere. Poi quel momento, quello che Beth si aspettava. Il ballo di fine anno del Re e della Reginetta del liceo. La loro vittoria era stata annunciata l’ultimo giorno di lezioni, dall’interfono della segreteria. E al ballo, finalmente, la coppia stava facendo il suo ingresso.
Quelle chiacchiere, divennero improvvisamente un fruscio, sempre più lieve e subito dopo, il silenzio. Il ragazzo era il più laccato di tutti, con quei capelli perfettamente tirati indietro, la t-shirt rigorosamente di cotone misto seta, come quelle costose che gli spedivano per Natale i suoi parenti dall’Italia.  Sorrideva mentre teneva la reginetta per mano, per dare inizio alla festa con il primo ballo.
Nelle, si faceva tenere la mano con la solita eleganza. I capelli biondi e ricci erano stati cotonati alla perfezione, il vestito, era il più bello che avesse mai acquistato. Non era mai stata così attenta ai dettagli come quella sera e con quel pensiero, Beth strinse i pugni più forte che poteva. Le mani sudavano e i suoi occhi fissavano la coppia sorridente.
Si ricordò quelle parole: quando stai per cedere pensa a noi due, insieme, una volta che tutto sarà finito. E pensò anche ai suoi occhi, chiari e sinceri, mentre glielo diceva. Così le mani smisero di sudare e i pugni si allentarono.

Poi una voce, dietro di lei, ruppe quel silenzio bianco. “La macchina è nel parcheggio sul retro, già caricata anche con le sue valige. Me le ha lasciate prima che entrasse” Matt, era tornato.
Lo guardò senza vederlo davvero. I suoi occhi lo trapassavano. Il ragazzo continuò, con lo stesso tono basso e calmo. “12 e 30 è l’orario dell’ultimo treno, alle 12 vi aspetto in auto. A quell’ora c’è il gran ballo di chiusura con il lancio dei coriandoli, nessuno noterà la vostra uscita”
Beth fece un cenno con la testa, erano mesi che stavano preparando quel piano. Era tutto chiaro, non c’era bisogno che glielo ripetesse. Una volta finita quella farsa del Re e della Reginetta, la loro vita sarebbe potuta finalmente iniziare, al nord, in Carolina o forse in Virginia. Non era importante, la meta finale si sarebbe decisa con l’arrivo della stagione autunnale e l’inizio dei corsi universitari.
Non le piaceva pensarla come una fuga d’amore e neanche come una fuga in generale. Dopo tre anni, quella sarebbe stata una vera vita, finalmente. Lontana dalle malelingue, da quella mentalità e dalla sua invidia per tutto ciò che non poteva avere. Quella stessa invidia che le faceva sudare le mani e perdere il controllo.
Nel frattempo, il ballo si era concluso, era partita una nuova canzone e tutti i presenti parcheggiati sui bordi, si erano affollati intorno a loro due. Sorrisi, abbracci, congratulazioni per quella che sarebbe stata la loro vita, nello stesso college a studiare, in attesa che potessero diventare marito e moglie, come le loro famiglie avevano deciso.
Nelle sorrideva, si muoveva bene lì in quella mischia. Era tranquilla, perché sapeva quello che voleva e che ormai mancava poco per ottenerlo. Nei suoi pensieri, c’era solo quella ragazza imbronciata in fondo alla sala, con il suo vestito blu preferito, che non sorrideva né scherzava con nessuno. Come, invece, stava facendo il ragazzo carismatico accanto a lei.
Ma per Beth, quella scena era l’ennesimo pugno nello stomaco. Insostenibile. E se ripensava alle parole di Nelle, non le mettevano più calma, solo maggiore agitazione.

Fece un cenno a Matt, che stava ciondolando in fondo alla sala e a lui, l’amico di sempre, bastò quel cenno per farlo uscire dalla porta sul retro. Un minuto dopo, Beth lo raggiunse fuori.
Era già appoggiato alla portiera della sua auto, nella stessa posizione di qualche ora prima nel vialetto dell’amica. Ma il suo volto non era più inespressivo, era turbato.
“ Non ce la fai, vero?”
Beth alzò le spalle. Stava per esplodere dal caldo e dall’affanno che provava. Si avvicinò a lui. La voce bassa inondò il cortile “ Li hai visti? Chi sono io per rovinare quel quadro? Che cosa posso offrirle io, se non una fuga in treno tra gli Stati? Nessuna certezza, nessun gruppo di amici benestanti che la circondano con affetto e sorrisi. Lei è fatta per quella vita. Come posso io portargliela via?”
Matt, che stava fissando un punto a terra, le rivolse uno sguardo infuocato. “ Chi sei tu, per decidere cosa è meglio per lei?”
Una pausa. Lunga, lunghissima. Il caldo che aumentava e quella brezza di inizio estate non sortiva alcun effetto.
Fu Beth a guardarlo negli occhi, alzando di nuovo le spalle e allargando le braccia in tono di resa.
“Sono io. Quella scorbutica, quella invidiosa, quella introversa. Nelle è il lato migliore di me e per tutto quello che la riguarda, so che cosa è meglio per lei”
Un’altra pausa, ancora più lunga. Matt si staccò dalla portiera. “ Quindi, cosa posso fare per te?”
Beth si voltò per un attimo a guardare verso la porta che dava alla sala da ballo, dove si potevano sentire le voci e la musica.
“Portami in stazione, adesso.”
Senza fiatare, il ragazzo si mise al volante e la guardò sedersi sulla sua Ford, per l’ultima volta.
Nel silenzio, più pesante, mise una mano sul suo ciondolo, il cerchio d’argento. Lo tolse e lo porse a Matt.
“Quando glielo darai, dille di stringerlo forte, tutte le volte che sta per perdere il controllo. E per un attimo, tutto sarà finito”
L’amico mise il ciondolo in tasca e la guardò di nuovo. “Adesso?”
Beth deglutì e iniziò a fissare oltre il cruscotto, per assicurarsi di non voltarsi indietro.
“Adesso metti in moto”.

 

Eccoci qui, con uno di quei momenti fra i più difficili in assoluto per ogni
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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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