Gli stereotipi degli aspiranti scrittori

Sapete, come sempre mi piace cazzeggiare su internet. Mai nessun luogo è stato così meravigliosamente diabolico e orribilmente buonista.
Ovviamente vado a farmi un giro su altri siti che parlano di letteratura, ma non solo, guardo recensioni, seguo alcuni youtuber e bla bla bla, a chi importa? In ogni caso, mi è capitata l’occasione di vedere alcuni pensieri scritti da, scusate la ripetizione, scrittori in erba e mi sono accorto, durante il mio sport preferito – giudicare il prossimo – che effettivamente si poteva fare un bell’articolino su questa categoria di persone. Così mi sono tirato su le maniche, giù le braghe e ho dato possibilità alla mia vena artistica di sbattersi per voi.
Inutile dirvi che i punti sono anche nati dall’unione di spunti divertenti trovati sul web.

Vediamo qui di sotto quindi: gli stereotipi degli aspiranti scrittori.

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Lo scrittore maledetto

Insomma, un ubriacone che ha unito la passione alla letteratura.Ha frequentato una Facoltà umanistica, che ufficialmente disprezza, ma di cui va intimamente fiero. Scrive di notte per darsi un tono e perché l’alternativa sarebbe rileggere per l’ennesima volta John Fante. Adora anche Bukowski, di cui ha fatto propria la vena alcolista e la scrittura scurrile. Ama definirsi “scrittore” per rimorchiare qualche giovane studentessa di lettere, con quello sguardo tenebrosomahomilleproblemidammelabella. Possiede migliaia di testi mai arrivati a nessun editore perchè troppo ubriaco per scrivere qualsiasi indirizzo ed inviarli.

Quello che si pubblica da solo

Se il capitalismo si basa principalmente sul narcisismo del consumatore e non sull’utilità dei beni prodotti, allora questo ha dato origine, tra le altre cose, a quelle case editrici che pubblicano a pagamento libri di esordienti. Superata una certa età, l’aspirante scrittore sente che, se il mercato lo rifiuta, bisogna passare all’attacco. Per questo investe cifre anche ingenti per farsi pubblicare un libro. Solitamente si tratta di edizioni indecenti, con le lettere stampate storte e la copertina in polistirolo. Tuttavia la confezione rimane di gran lunga superiore al contenuto.

L’autistico

Il classico timido ed estroverso. Scrive per comunicare le emozioni che nessuno sta ascoltando. Di norma leggiamo di amori impossibili, amicizie che superano qualsiasi ostacolo, bellezze senza tempo. Per lui la cosa migliore sarebbe incontrare qualcuno e farsi una passeggiata all’aperto, ma probabilmente si chiuderà in camera per riflettere sul perché nessuno gli pubblichi l’opera. I libri spesso sono più pericolosi per chi li scrive che per chi li legge.

Il poeta

Ora immaginate “mamma scrittrore maledetto” che si unisce a “papà autistico”, cosa potrebbe mai sucire? Beh, semplice! Il poeta! Il poeta è una combo tra lo scrittore maledetto e l’autistico. I libri di poesie non hanno alcuna chance di venire pubblicati. Per questo la sua voglia di pubblico si riversa su familiari e amici. Se va bene, vi proporrà degli haiku. Se va male, poemi epici.

La ragazzina

La ragazzina non viene definita con questa parola solo perchè piccola, ma perchè, la maggior parte delle volte, è proprio ritardata. Insomma, la mente non ha seguito esattamente lo sviluppo anagrafico. Capita così di incontrare splendide milf che si vantano di aver scritto un libro di fiabe. O quarantenni che stanno completando una saga sugli amori adolescenziali con la trama copiata da Centovetrine.  Poi per fortuna arrivano gli editori a cestinare certe porcherie.

Il saggista

Sapete, esistono anche persone che dedicano tutte le loro forze e il loro tempo ad approfondire in maniera quasi ossessiva argomenti di cui manco immaginavate l’esistenza. Anni e anni di studi approfonditi e vedrete il vostro fruttivendolo inviare ad un editore la sua ricerca riguardo l’impennata dell’inflazione nelle Isole Vergini e il collegamento che essa ha con la nascita del papillon. Le vie delle passioni umane sono infinite, quelle dell’editoria molto, molto più ristrette.

A questo punto, l’aspirante scrittore si chiederà se davvero non c’è speranza per le sue opere. Bisogna essere per forza dei geni per pubblicare una raccolta di racconti? Sopra gli scaffali delle librerie c’è spazio solo per i grandi classici? Nessuno vuole puntare su un esordiente? Neppure se è talentuoso? Chi sogna il proprio romanzo tra le mani di un lettore è destinato a dover pagare per farselo pubblicare?

Boh.

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Dario Pasin

IoVoceNarrante cercava scrittori di talento, colmi di passione e con grandi capacità che volessero far notare al pubblico quanto loro valgono. Io cosa c'entro in tutto questo? Assolutamente nulla, per questo ne sono il fondatore.
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IoVoceNarrante cercava scrittori di talento, colmi di passione e con grandi capacità che volessero far notare al pubblico quanto loro valgono.
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