E se… Ned Stark non fosse morto?

Mia madre vuole che lo lasci andare coi Guardiani della Notte. Privato di titoli e poteri, servirebbe il reame in esilio permanente. E la mia Lady Sansa implora clemenza per suo padre. Hanno il cuore fragile come tutte le donne. Fino a quando io sarò re, il tradimento non resterà mai impunito. Ser Ilyn, portami la sua testa!
– Joffrey Baratheon

Approdo del Re. Poco dopo, un rumore di scure che taglia l’aria avrebbe messo fine alla vita di Lord Eddard Stark, signore di Grande Inverno e Protettore del Nord, diventato Primo Cavaliere su richiesta del Re appena defunto, Robert Baratheon.
La morte di Ned Stark è stata sicuramente uno degli eventi più traumatici per i fan della saga, sia cartacea che televisiva. Ned Stark, un face, un uomo di saldi principi, un uomo in grado di mettere a rischio la propria vita e quella dei figli pur di fare ciò che riteneva giusto. Ogni fan, dopo il finale della settima stagione, si è chiesto che cosa sarebbe successo se Bran non fosse caduto dalla torre, o meglio, se non avesse disubbidito alla madre arrampicandosi e poi vedendo i gemelli Lannister intenti a sbrigare i loro affari, scatenando una reazione a catena alla base non solo delle guerre tra Lannister e Stark, ma anche in grado di influenzare la Grande Guerra, quella tra vivi e morti.  Io, invece, mi chiedo: che cosa sarebbe successo se Ned Stark non fosse morto? Che cosa sarebbe successo se avesse deciso di non “ritirare le dimissioni” da Primo Cavaliere, prendendo le figlie e tornando a Nord?

Ancora una volta, proviamo a fantasticare insieme.

E se…Ned Stark non fosse morto?

Ned si risveglia dolorante nel suo letto, dopo l’agguato di Jamie Lannister davanti al bordello. Si guarda intorno e trova a guardarlo Re e Regina. Cersei lo accusa di aver aggredito Jamie, di aver scatenato il conflitto. Ned nega, Robert è confuso. Picchia Cersei, perdona Ned. Gli chiede di ritirare le “dimissioni”. Ned è un uomo d’onore. Non può accettare quella situazione.
-No, Robert. Tornerò a Nord.
-E allora farò conficcare la tua testa su una picca.

Ned e Robert si scrutavano. Robert sembrava convinto, ma Ned si fidava dell’uomo che era. Pochi istanti, il Re abbassa lo sguardo e dice all’amico di fare ciò che vuole. Deve scegliere un nuovo Primo Cavaliere, la caccia può aspettare.

Ned preparò armi e bagagli per dirigersi a nord il più in fretta possibile, non prima di aver discusso con le figlie. Sansa voleva diventare regina, mentre Arya non voleva interrompere le lezioni con Syrio Forel. L’autorità del padre, però, non può essere messa in discussione. La morte dei propri uomini, la vita in pericolo delle figlie, Robb pronto a convocare i vessilli. Non poteva restare. Doveva tornare nella sicurezza della neve per capire bene che cosa fare. L’inverno stava arrivando e lui non poteva farsi trovare impreparato.

Prima di partire, però, Lord Stark aveva sbrigato le ultime questioni. Aveva compreso la vera discendenza dell’erede al trono e il suo onore gli imponeva di dire all’amico la verità. Non sarebbe partito con una menzogna nel cuore. Così, la notte prima della partenza, parlò con Robert, intento a farsi sollazzare da una donna di facili costumi.
-Non è figlio tuo, Robert.
La rabbia, il cuore fumante di un uomo tradito dalla sua consorte. Robert Baratheon si alzò in piedi, con la pancia che toccava il tavolino, buttando già l’ultima caraffa di vino ancora piena. Non gli importava nulla di Cersei, ma gli importava della sua reputazione. E un figlio bastardo l’avrebbe demolita più quanto già non fecero anni di vino e mal governo. Fece per uscire, ma Ned lo fermò.
-Non ucciderla, Robert. Rimandala a Castel Granito.
-Mi dici una cosa del genere e ti aspetti che non faccia nulla?
-24 ore. Aspetta solo fino al tramonto di domani.
-E tu che cosa farai?
-Tornerò a nord, convocherò i vessilli e combatteremo ancora una volta insieme.
Robert sembrava non capire.
-Tywin Lannister non la prenderà bene.
Aveva capito. Ripudiare Cersei e diseredare Joffrey voleva dire dover scendere in guerra ancora una volta.
Era estasiato dalla prospettiva.

Il viaggio fino a Grande Inverno durò molto e, una volta arrivato, con lui giunse anche il messaggio atteso dalla capitale. Ned ruppe il sigillo. Era dei Baratheon, ma non di Robert. Era un messaggio di Renly.
-Cath. Robert è morto.
Secondo il messaggio aveva esagerato con il vino, ma Ned sapeva. Non era stato il vino. Erano stati i Lannister.
Ned Stark preparò l’armata. Gli Stark sarebbero dovuti andare a sud ancora una volta. L’onore glielo imponeva. Joffrey era diventato Re di un regno che non gli spettava. Tywin Lannister era il primo cavaliere.

Le prime battaglie videro vincitori gli Stark.

Robb era promesso sposo di una delle figlie di Walder Frey, ma non voleva sposarla. Aveva incontrato l’amore sul campo di battaglia. Ancora una volta, l’autorità di Ned fu rispettata. Robb rinunciò all’amore. Sposò la figlia di Walder Frey. L’armata Stark era sempre più numerosa.

Nella capitale le voci sulla nascita incestuosa di Joffrey continuavano ad aumentare. Ned aveva mandato un corvo a Renly e Stannis in cui li informava della vera natura del nipote. I fratelli Baratheon, così, radunarono le truppe. Due fratelli, ancora una volta, uno contro l’altro.
Ned dovette muoversi fisicamente e incontrò i due non lontano dall’accampamento di Renly. Il giovane Baratheon era restio a sostenere il fratello, desideroso di diventare Re. Eppure l’autorità di Ned Stark, la sua cieca fiducia nel diritto di sangue di Stannis lo fecero scendere a più miti consigli.
Renly avrebbe potuto sconfiggere Stannis, ma sarebbe stato nulla senza alleati.

I tre unirono le proprie forze, mentre i Tyrell andavano via, delusi dal non poter fare di Margeury la futura Regina, diretti ad Approdo del Re, pronti a investire non sul più forte, ma su quello che avrebbe dato maggiori garanzie. Olenna Tyrell era giunta fino all’accampamento di Stannis, una volta informata dell’arrivo di Ned Stark, proprio per scongiurare una simile eventualità, senza riuscirci.
Avevano diversi uomini, ma senza i Tyrell avrebbero perso. Così Cathleen intervenne in prima persona, andando a parlare direttamente con Lady Olenna.
-Preferisci che tua nipote diventi la sposa del fratello del Re e tuo nipote Comandante della Guardia Reale o la temporanea Regina di una capitale destinata al collasso?
Olenna la scrutava. Lady Tully era rispettabile quanto suo marito. Il tempo scorreva, la sua lealtà doveva essere mostrata. Regina a rischio o prestigio certo?
Lady Olenna aveva deciso e l’esercitò Tyrell marciò al fianco di Stannis Baratheon.

Intanto, sulle Isole di Ferro, Theon Greyjoy cercava di convincere il padre ad allearsi con gli Stark. Gli odiati e odiosi Stark, che gli avevano portato via il figlio anni prima. Il loro onore non gli era mai piaciuto. Era pronto a mandare a Grande Inverno le proprie truppe, ma la forza dell’esercito della casata del metalupo se lo sarebbe ripreso in poco tempo. Doveva allearsi. Stark o Lannister? Balon Greyjoy scelse di tenere le sue navi ancorate. Ci sarebbero state altre occasioni. Doveva solo aspettare la fine del conflitto.

Petyr Baelish, nel frattempo, era disperato. Tutti i suoi piani si stavano sgretolando. Un’unica grande armata si stava avviando verso il sud. Ned Stark era ancora vivo. Era ancora al punto di partenza.

Gli eserciti riuniti, a cui si aggiunse anche Dorne, si diressero alla capitale, dopo aver avuto la meglio sui Lannister anche in altre battaglie.
L’assedio durò quasi un anno, ma, alla fine, Tywin dovette cedere.
Ned Stark entrò con i suoi uomini nella stanza del trono, dove Jamie Lannister teneva in mano la sua spada. Era pronto a morire. Alle sue spalle il corpo senza vita di Cersei giaceva delicato sul pavimento. Aveva deciso di farla finita. Jamie aveva le lacrime agli occhi. Si scagliò su Ned e solo la presenza della sua guardia personale riuscì a salvarlo. Jamie morì combattendo, proprio accanto a Cersei. Il volto della sorella fu l’ultima cosa che vide, mentre con la mano afferrava la sua.

Stannis Baratheon era il nuovo Re, Joffrey fu ucciso, mentre Tommen fu spedito alla barriera. Tyrion Lannister, invece, fu incarcerato. A Tywin Lannister fu proposto il nero, ma un uomo della sua caratura non avrebbe mai potuto accettarlo e scelse di farsi uccidere.
Stannis propose a Ned di diventare nuovamente Primo Cavaliere del Re, ma Ned non aveva intenzione di stare ancora lontano dal nord. Aveva già provato il rischio dei caldi venti del sud. Era ora di tornare a casa.
Ned stava andando via da Approdo del Re, quando un corvo comunicò che Daenerys Targaryen era giunta fino a Meeren. Aveva tre draghi in salute. Fu Varys a portare il messaggio al nuovo Re.
I draghi. Un nuovo nemico. Ne aveva viste abbastanza nella sua vita. La fine era vicina. Mai come quella volta non si sentì felice di non essersi seduto sul trono.

Il freddo di Grande Inverno gli accarezzava il viso. Era passato un anno dal suo ritorno. Daenerys non era ancora arrivata a Westeros. La città di Meeren aveva fiaccato i suoi draghi. Ci sarebbe voluto tempo prima che potesse arrivare nel continente occidentale. E con che forze sarebbe arrivata? Balerion il Terrore Nero era un drago enorme, secondo i racconti quelli della giovane Targaryen no. La battaglia era vinta prima di essere combattuta.
Da una balaustra di legno fissava, sotto di lui, Rickon che scagliava frecce su un topolino, senza mai riuscire a colpirlo. Il ratto era scaltro e correva a zig zag. Scorse anche Bran, accanto a Hodor. Da qualche tempo il figlio era strano. Faceva incubi. Incubi in cui vedeva gli estranei. Aveva un brutto presentimento, mentre maestro Luwin gli si avvicinava con una pergamena in mano.
-Lord Stark, un corvo dalla barriera.
Ned lo prese, lo aprì. Era di Jon, nuovo comandante dei Guardiani della Notte. Lo lesse e rabbrividì.

Lord Eddard Stark guardò il cielo, mentre la neve ricominciava a scendere insistente. Il freddo non era mai stato così pungente. Doveva sbrigarsi.
Jon Snow era stato chiaro. Non erano solo leggende. Doveva controllare.
L’inverno era arrivato, come lui aveva previsto.

 

E secondo voi come sarebbe andata se Ned Stark non fosse morto?

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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