E se… Godot fosse arrivato?

Aspettando Godot, il capolavoro di Samuel Beckett, è un’opera che si basa sull’attesa del protagonista, Godot, da parte dei due coprotagonisti, Didi e Gogo. I due clochard, al freddo, guardano la strada nella speranza di vedere l’amico fare capolino, senza mai poter soddisfare il loro desiderio. Arrivano Pozzo e Lucky, arriva un messo di Godot, ma mai lui.
Tra una chiacchiera e l’altra, il tempo dei due passa senza costrutto, come acqua che scorre tra le dita.

E se… Godot fosse arrivato?

Immaginiamo insieme.
– Well. Shall we go?
– Yes, let’s go.
Si girano, se lo dicono, ma non si muovono. Attendono fino a che, nel silenzio della notte, il rumore dei passi si avvicina a loro.
– E’ lui?
– Chi altri può essere?
– Pozzo e Lucky?
– No, se ne sono appena andati.
Sempre più vicini. Sempre più svelti.
– E’ sicuramente lui.
Una figura alta, con i capelli argentati, gli occhi azzurri e una sciarpa rossa si avvicina a loro. Sorridendo.
Non proferisce verbo.
I due vagabondi si scambiano uno sguardo perplesso, dopo aver osservato il nuovo arrivato scrupolosamente.
Corrucciati, poi, confabulano sottovoce.
– Ma tu sei sicuro che sia lui?
– Non eri tu a ricordare chi fosse?
– No, io dovevo ricordarmi di aspettarlo, tu di come fosse fatto.
– Ah. Beh, io non ricordavo che avesse quelle scarpe verdi. Chiediglielo.
– Perché io?
– Perché dovevi ricordarti di aspettarlo, io invece dovrei riconoscerlo.
– Ok. Senti, – rivolgendosi all’uomo – sei sicuro di essere Godot? No, perché quelle scarpe lì non mi convincono mica.
Nessuna risposta. Solo il solito sorriso.
– Bell’imbusto, dovresti rispondere.
– Si si, dovresti rispondere amico. Funziona così.
Silenzio.
– Tu non sei Godot, lui aveva i denti diversi. Erano più…diversi.
– Si si, più diversi.
Silenzio.
– Sai che ti dico amico? Godot non aveva nemmeno quei capelli lì. I suoi capelli bianchi erano molto più bianchi.
– E’ vero! Non sei lui.
Silenzio. E sorriso.
– Basta. Io me ne vado. Andiamo Didi, questo ci vuole fregare.
– Si si, andiamo.
Didi e Gogo si allontanano, lasciano il loro posto e l’uomo allontanandosi con passo pesante.
– Proviamo ad aspettarlo nell’altra via. Magari viene.
– Si si.
L’uomo, intanto, resta immobile e sorride. Senza dire una parola.

L’attesa muta i contorni del ricordo, idealizza le persone, ingigantisce pregi e difetti, fino a trasformare tutto e tutti in qualcosa che non è mai esistito.

L’uomo di buona memoria nulla ricorda, perché nulla dimentica.

E, secondo voi, che cosa sarebbe successo se Godot fosse arrivato?

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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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