E se… Crilin non fosse morto?

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Era il 1985 quando in Giappone vide la luce un manga che avrebbe cambiato definitivamente due o più generazioni: Dragon Ball, un must per ogni ragazzino, un fiume in piena di ricordi per ogni persona sopra i quindici.
I personaggi, soprattutto nella prima saga, erano affascinanti. Ricchi di sfumature e approfonditi. Dal pornografo Muten all’astuto e “cagionevole” Crilin, sembra in bilico tra la vita e la morte. Già, Crilin. Un personaggio che da solo ha arricchito le Pompe Funebri di metà Città dell’Ovest. Adesso si ride della facilità a morire dell’ex monaco, ma che cosa sarebbe successo se non fosse morto?

Il secondo torneo Tenkaichi era terminato da poche ore, Goku, dopo aver perso la finalissima contro Tenshinan (Tensing nella versione italiana) si rende conto di aver dimenticato la sfera del drago dalle quattro stelle nello spogliatoio. Fa per andarla a prendere, ma Crilin, vista la stanchezza dell’amico, si offre di recuperarla al suo posto. Pochi minuti, un urlo. Goku e i suoi amici accorrono e trovano il cadavere dell’amico. Una creatura verde l’aveva appena ucciso per impossessarsi della sfera.

E se il mostro si fosse impadronito della sfera prima dell’arrivo di Crilin?

Riavvolgiamo il nastro.

Crilin torna da Goku. La sfera non si trova da nessuna parte. Il radar di Bulma non mente, il magico oggetto si sta allontanando velocemente. Goku vuole partire subito alla ricerca da solo, ma, grazie alla saggezza del Genio e non soggetto all’ira, aspetta gli amici. Così Goku, davanti sulla sua nuvola, e la sua Scooby-gang, a distanza di sicurezza su un aereo della Capsule Corporation, si fiondano all’inseguimento del colpevole, raggiungendolo in breve tempo. Non appena vista la sfera nelle sue mani, il piccolo ragazzo scimmia lo atterra. Rivuole la sua sfera.
Le energie scarseggiano, da solo non riesce a contrastarlo, ma l’arrivo dei compagni è provvidenziale. Tenshinan lo sfianca, l’Eremita lo blocca e Crilin, il più fresco, riesce a sconfiggerlo. Chi è il mostro? L’interrogatorio svela i piani del Grande Mago Piccolo, sotto gli occhi di un nascosto e attonito Yajirobei (Jirobai). Imprigionarlo o ucciderlo? Muten è indeciso. Ci riflette a lungo e poi si convince. Non vale la pena di morire così, quando tanti guerrieri forti possono provare a contrastare il nemico. Prepara un piano e tiene come ultima risorsa la Mafuuba, l’onda dell’arginamento demoniaco. Dopo qualche ora di riposo e dopo aver mangiato a sufficienza, anche le energie di Goku sono al massimo.

Il Grande Mago Piccolo si presenta all’appuntamento, non avendo visto tornare il suo primo genito e avendo assistito al fallimento di Tamburello, inviato, ma mai rientrato.
Lo scontro è durissimo, il demone è troppo forte per i nostri amici. Li atterra tutti, uno dopo l’altro. Goku, Crilin, Yamcha e Tenshinan si rialzano dopo ogni colpo. Il fiatone. Anche Piccolo (Al Satan) accusa la stanchezza.

– Colpo del Vento e delle zanne del lupo!
Yamcha si scaglia sul nemico. Troppo imprudente, la reazione del malvagio namecciano è irresistibile. Il corpo senza senza vita dell’amico scatena la reazione emotiva di Goku. Colpisce a ripetizione, senza fermarsi. Piccolo è alle corde, ma nessuno riesce a dargli il colpo decisivo. Muten capisce la cosa e apre una boccetta, poggiandola ai suoi piedi.
-Mafuuba!
L’onda lo prende e Muten, che aveva lasciato combattere prevalentemente gli allievi, stavolta non sbaglia mira. L’anima del demone è intrappolata. A prezzo della sua vita.
Ma si sa, con le sfere del drago non si versano lacrime per i morti. Si parte solo per un nuovo viaggio.

Tutti sopravvissuti, nessuna vita spezzata, nessun nuovo nemico all’orizzonte. Una trama tutta da riscrivere.
Ma che cosa sarebbe successo se non fosse nato Junior, il figlio del Grande Mago Piccolo?
Questo lo scopriremo nella prossima puntata. Forse.

Romeo, Giulietta e... Mercuzio. Un triangolo inaspettato. Nella bella Verona dove la scena è collocata,
Il sole stava tramontando sulla città dei due galli, il Natale era vicino e le
Mi aspettavo uno scenario diverso. Inizialmente avrei dovuto intervistare Niccolò Ugo Foscolo, ma per una
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Francesco C. Inverso

Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino. Vita e morte, sole e luna, bene e male, Inter e Juventus, a caccia di una dicotomia ancora da scrivere, guardando il mondo con gli occhi di un sognatore che vorrebbe viaggiare nel tempo.

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Se fossi un libro sarei ‘Siddharta’ di Hermann Hesse, se fossi una canzone sarei ‘Something pretty’ di Patrick Park, se fossi un film sarei ‘La ricerca della felicità’ di Gabriele Muccino.
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