Donne che scrivono di donne: Eleanor Hodgman Porter e Pollyanna

Pollyanna

Fino ad oggi, nella rubrica  Donne che scrivono di donne, abbiamo visto insieme quello che si crea quando una scrittrice ci mette di fronte a personaggi femminili forti. Il risultato è stato sicuramente ad alto tasso emotivo, con personaggi intensi che hanno saputo toccare nel profondo.
In questo nuovo appuntamento portiamo una ventata di ottimismo con una scrittrice statunitense, Eleanor Hodgman Porter, che tutti conoscono, e che ha creato nel 1913 il personaggio di Pollyanna.
L’autrice ha scritto la storia di una bambina che, però, vive come una giovane donna, che affronta la vita con l’entusiasmo e l’ottimismo tipico dell’infanzia. Si tratta di uno di quei romanzi che tantissime donne hanno letto durante l’infanzia e che a loro volta  hanno fatto leggere alle figlie e alle nipoti.

La trama di Pollyanna la conosciamo tutti, narra la storia di quella bambina, che dopo aver perso i genitori, viene affidata alla zia Polly, una donna molto diversa da lei, spigolosa e severa.  La zia Polly accoglie in casa la  nipote, trattandola con il distacco dettato dal suo carattere, ma nonostante questo, la piccola Pollyanna non demorde e rimane sempre allegra, soprattutto ricordando il gioco della felicità che le aveva insegnato il padre. Anche a seguito di un incidente in cui perderà temporaneamente l’uso delle gambe, grazie al suo carattere, affronterà tutto con tenacia e ottimismo.
Grazie all’influenza di Pollyanna, anche la austera zia Polly cambierà molto della la sua visione della vita, persino nei confronti della stessa nipote.

Ci troviamo di fronte ad uno dei romanzi più letti della letteratura per l’infanzia, dai più piccoli ma anche dagli adulti.
Uno di quei romanzi che piace a tutti, perché è positivo, ottimista e cerca sempre di mostrare al lettore il lato meno tragico della vita. Ma proprio per questo, un romanzo con questa visione può anche non essere compreso.
Le donne possono essere forti, ma non sono invincibili. Tutte abbiamo quel momento in cui il gioco della felicità non vogliamo neanche sentirlo nominare e non lo prendiamo in considerazione, perché abbiamo bisogno di sdraiarci a terra e piangere. O urlare al vento o prendere a pugni qualcosa, o uscire a correre finché la fatica e lo sforzo fisico non ci fanno più pensare a nulla. Per questo motivo ci ritroviamo facilmente nella Mrs Dalloway di Virginia Woolf, quando fissa la sua immagine riflessa sul vetro e pensa per qualche istante di non potercela più fare.
Si tratta di un momento che capita a tutte almeno una volta nella vita, e magari si ripete altre mille volte ed è necessario per andare avanti, prendere una nuova strada e ricominciare.
Per questo motivo, la psicologia cognitiva parla di Sindrome di Pollyanna, per definire l’ottimismo ottuso, quello che tende a voler vedere la positività a tutti i costi, anche nelle situazioni oggettivamente negative.

Nonostante ciò, questo romanzo, letto durante l’infanzia, insegna alle bambine un concetto importante che riguarda la felicità. La felicità è qualcosa che non viene mai regalata, ma si conquista, bisogna cercarla e una volta trovata, tenerla ben salda, perché può scappare via in ogni momento. Visto in quest’ottica,  non si tratta di un concetto estremamente ottimista, oltretutto se lo si mescola con altre esperienze della vita, altre letture, altri romanzi, che possano insegnare ad una donna come conquistarsi la felicità, ma anche quando è il momento di sdraiarsi e lasciarsi andare alle lacrime.

 

POLLYANNA

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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