Donne che scrivono di donne: la poesia di Sylvia Plath

Sylvia Plath

L’appuntamento mensile di Donne che scrivono di donne è arrivato, dopo che nelle ultime pubblicazioni sono stati esplorati generi di scrittura diversi come la graphic novel e il romanzo illustrato. A dimostrazione del fatto che non solo la prosa può raccontare le donne e le loro emozioni, anche questo mese prenderemo in considerazione un’autrice che si è distinta il secolo scorso grazie alla sua produzione di poesie.
Si tratta di Sylvia Plath, un’artista “maledetta”, quelle di cui è bello studiare e leggere non solo le opere, ma anche la vita. La sua, infatti, è stata tormentata, al punto da condurla nel 1963 al suicidio all’età di 31 anni, lasciando un ex marito, il poeta Ted Hughes  e due figli.
Americana di origini, ebbe la possibilità di frequentare dei seminari di scrittura creativa con Robert Lowell, dai cui prese ispirazione per dedicarsi alla poesia confessionale.
Le sue poesie furono pubblicate dopo la sua morte, come la raccolta The collected Poems che le valse il premio Pulitzer per la poesia, per la prima volta a una poetessa scomparsa.
Nella sua produzione si può chiaramente percepire il suo malessere, la sua difficoltà di vivere, come se le parole e la poesia fossero per lei una via di uscita. Infatti, Sylvia Plath ha cercato, con le parole,  una lettura della vita, quella vita in cui non riusciva a trovare pace. Sono tanti i giovani scrittori o aspiranti tali che cominciano per risanare una frattura interna, un malessere. Come se le parole, una volta scritte, diventassero reali e quindi tutto ciò che si dice o che si anela possa realizzarsi.
La scrittura, in quanto arte, può migliorare la vita, talvolta la salva. Sylvia Plath  non si è salvata, ma ci ha provato, con la poesia prima e con un’opera in prosa poi, La campana di vetro, a scrivere di sè e della sua vita, della sua difficoltà di voler vivere come donna, ma di dover vivere anche come moglie e come madre.
Tratto da Lady Lazarus, si può leggere del concetto di morte che ritorna, non come un tormento ma come l’unica via di uscita.

Morire
È un’arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.
Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.
È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza farlo e starsene lì.

Questo stesso concetto l’avevamo già incontrato nel lancio di questa rubrica, con Virginia Woolf, che si tolse la vita per poter avere un’altra possibilità. La Plath, vive questo gesto addirittura come un atto artistico, eccezionale.
Questa artista ha voluto parlare prima di tutto a se stessa e con se stessa, ma come spesso accade, così facendo si trova comunque un pubblico di riferimento. In questo caso, il pubblico di riferimento sono le donne, che si ritrovano in quel tormento e in quel dolore. In particolare si ritrovano in quella storia, di una donna che attraverso l’arte cerca una via d’uscita, attraverso la scrittura e un corso di scrittura cerca il suo posto nel mondo.
Sylvia Plath, scrive come donna e crea ispirazione. Un’ispirazione che tutte le donne artiste o che aspirano a qualcosa di diverso nella vita possono cogliere e tenersi stretta, come un regalo prezioso. Meglio, se questa ispirazione trova terreno in qualcosa che possa essere davvero salvifico e non solo un benessere temporaneo.

Tutte le poesie. Testo inglese a fronte

La campana di vetro

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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