Dalla parola all’immagine: E la chiamano estate

E la chiamano Estate

La fantascienza, il realismo magico, ci portano in una dimensione fantastica che ci allontana dalla realtà. Serve anche per darci un rifugio, quando qui non ne possiamo più. Come è capitato la scorsa volta, in cui, grazie a Daniel Clowes, abbiamo accompagnato un uomo disperato, in un viaggio nel passato, per cercare di recuparare il grande amore della sua vita.
Però ogni tanto dobbiamo tornare al presente, verso storie semplici, realistiche e empatiche e quando queste storie riguardano un periodo che stiamo vivendo, questo diventa tutto più interessante.
E la chiamano estate, è una graphic novel delle cugine Temaki, una di quelle opere che con il blu e il bianco in forte contrasto, e le storie di un gruppo di adolescenti, ci ricordano almeno una delle nostre estati.
Rose è la protagonista adolescente, alle prese con il corpo che inizia a cambiare, i primi amori e il sesso, un mondo così complesso che sembra dividerla ancora di più dagli adulti. La sua amica, nella località lacustre in cui si trova per le vacanze, è Windy, totalmente diversa da lei, fisicamente e caratterialmente, con quell’atteggiamento elettrico ed estroverso. Alle loro storie, si intrecciano anche quelle del mondo degli adulti, i genitori di Rose e i loro problemi, la madre di rose e il passato difficile che l’ha resa dura e apprensiva, e la madre adottiva di Windy.

E la chiamano estate
Grazie al disegno e al talento narrativo di queste due artiste canadesi, questa graphic novel, diventa una lettura piacevole per giovani adolescenti e per adulti, con un linguaggio a tratti crudo e realistico e delle sensazioni che vengono vissute dalla protagoniste adolescenti, ma che sono così universali che le viviamo un po’ anche da adulti.
Soprattutto d’estate, quel momento in cui ci si libera dalla quotidianità della scuola, mentre al lavoro è sempre uguale, le aziende non chiudono per andare al mare e l’aria condizionata è sempre così forte che le magliette a maniche corte è meglio tenerle per le uscite serali.
E quindi, nonostante debba essere un periodo spensierato e felice, a volte è una stagione come tutte le altre, solo più calda, appiccisosa e dove gli errori sono perdonati.
Una stagione in cui, anche in età adulta, ci sentiamo come le due protagoniste, galleggiare sulla superficie della nostra vita, a fiato sospeso, cercando di inserisrsi in un sistema già avviato che a volte non ci vuole e volte non è pronto ad accoglierci.
Però, la chiamano estate e come tutti gli anni arriva, ci scuote e poi se ne va, lasciandoci la speranza che quella successiva sarà migliore e ci farà sentire meno adolescenti.
Ma, la speranza, si sa, è solo un conforto.

E la chiamano estate

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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