Dalla parola all’immagine: Il settimo splendore a Parigi

Il settimo splendore

Il settimo splendore, lo sappiamo, ci riporta con la memoria a Dante e al suo Paradiso, a quanto l’abbiamo studiato, ripassato, copiato, amato e citato. Però, qui, lo spostiamo in un ambito culturale pop, perchè Il Settimo Splendore di cui parliamo oggi è una graphic novel sceneggiata da Leonardo Favia e realizzata con le mani di Ennio Bufi e Walter Maiamonte. Un’opera così curata che appare come un romanzo a tutti gli effetti, con l’unica differenza che qui tutto sembra reale, grazie al tratto sottile dei disegni e ai colori caldi e freddi che si alternano a seconda del tipo di emozione vissuta dal protagonista. Il protagonista è Modì, un ragazzo di vent’anni, di Bari, che dopo la morte della madre, artista, decide di tornare a Parigi. Non una città qualsiasi, ma la città che sua madre amava e per recuperare i suoi ricordi, i ricordi della sua famiglia e delle sue radici, Modì ha bisogno di ritornarci. Qui, inizierà un percorso non semplice, in cui si troverà a fare delle scelte, fondamentali per crescere e per decidere soprattutto se crescere. Nel piccolo e malconcio albergo dove risiede, il protagonista incontrerà giovani come lui, che senza avere il carico pendente di quel passato e di quelle radici, guardano al futuro, con quegli occhi brillanti di chi non si tira indietro.

Il settimo splendore
Non è la prima volta che affrontiamo il tema del viaggio per recuperare il proprio passato, c’è stato anche Portugal di Cyril Pedrosa, in cui il protagonista aveva bisogno di tornare in Portogallo che capire qualcosa di se stesso, un Portogallo così ben illustrato che si fa sentire, con le sue musiche, la sua saudade e quell’atmosfera accogliente. Allo stesso modo, qui facciamo un salto a Parigi, che si impone come una città dove accadono cose. Quelle cose che a volte ti cambiano la vita o semplicemente, come in questo caso, ti lasciano il segno.
Si, perchè Modì non aveva calcolato che le persone che si incontrano lasciano il segno e così anche i luoghi in cui si vive. Spesso non lo calcoliamo neanche noi, convinti di rimanere immuni a quello che la vita ci riserva, perchè noi ce la possiamo fare. Siamo forti e siamo imperturbabili. Ma poi non è sempre così, in alcuni di noi, alcuni luoghi, alcune persone, passano lentamente lasciando un solco come un trattore in mezzo a un campo di grano. E sono quei solchi che ci portano in alto, verso una vita più matura, una vita che potrebbe essere migliore di quella che abbiamo.
Un viaggio a Parigi, senza niente di più importante che una Moleskine nera per prendere appunti e la voglia di recuperare dei ricordi e di crearsene di nuovi, è qualcosa che sicuramente lascia il segno.
Quindi buon viaggio a chi leggerà Il settimo splendore.

 

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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