Come creare un personaggio

Questo è sempre stato un argomento molto interessante.

Credo di aver speso ore ed ore della mia vita fermo davanti ad un foglio pensando a quale sarebbe stato il protagonista della mia nuova storia o a quale nemico avrebbe dato la caccia il buono di turno e perché no, come caratterizzare qualche NPC utile ai giocatori di ruolo che masterizzo.
Negli anni, come in ogni cosa, le idee si schiariscono e le tattiche si affinano finché, ognuno di noi, trova il suo metodo vincente. Io vi spiegherò il mio e mica sono uno qualunque…cioè voglio dire, no?

Questa guida può essere di spunto sia per scrittori alle prime armi, sia per chi sa già scrivere ma si blocca sulle fasi di immaginazione del contenuto della storia e, sicuramente, anche per chi gioca di ruolo. Non è facile come sembra inventare, gestire e caratterizzare dei personaggi in una storia di ruolo.

La guida seguirà dei punti chiari e fondamentali, riassunti ovviamente per evitare sproloqui che vi possano confondere, ed organizzati nell’ordine che a ME piace seguire.

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1# Definisci la scena. Che sia su un foglio di carta o su uno schermo, il tuo personaggio deve esistere da qualche parte, anche se questo posto è il nulla. Può essere un appartamento a Parigi, una locanda nella capitale del nostro mondo fantasy o il parcheggio del supermercato. La sua funzione è non solo di impostare la scena, ma anche di delineare il carattere ed il contesto dei personaggi che andrai a sviluppare.

2# Definisci le tue necessità. Se sei sul punto di creare un personaggio, è molto probabile che tu abbia già in mente una vaga idea della storia.

  • Se stai creando una storia enorme, di vasta portata come “Il Signore degli Anelli” o articolata come “La spada di Shannara”, avrai bisogno di un intero mondo di personaggi – alcuni buoni, qualche cattivo, uomini, donne, razze, gerarchie, ecc…- ed anche alcuni che siano magari neutrali, indifferenti alla sorte di una determinata razza e così via.
  • Se stai creando una storia più semplice, potrebbe non essere necessario avere più di un singolo personaggio. Quello lo puoi decidere solamente tu.

3# Pensa creativamente. Diversamente dalla prima cosa che viene subito in mente pensando al “personaggio”, non tutti i caratteri in una storia sono necessariamente animati. Usando il romanzo del “Signore degli Anelli” come esempio, il monte Caradhras funziona proprio come un personaggio, pieno di cattiveria. Ne “Il vecchio e il mare” di Hemingway, uno dei protagonisti è un pesce-spada, o anche in “Cast Away”, il migliore amico di Chuck Nolan (Tom Hanks), Wilson, è una palla.

4# Inizia con un Archetipo. No, non è elfico antico e visto che so che siete delle capre, premendo su quell’oscura parola vi si aprirà una fantastica pagina di Wikipedia.
Naturalmente, quello di cui hai bisogno dipende dalla tua storia, ma partendo da un concetto molto più ampio, puoi cominciare a prendere decisioni che delineeranno il tuo personaggio man mano che riduci il superfluo, praticamente ridurre l’eccesso per far si che il tutto prenda pian piano forma.

  • Vuoi un protagonista (l’eroe) o un antagonista (il cattivo). Probabilmente avrai bisogno di un personaggio secondario come un “braccio destro”, un migliore amico, un interesse sentimentale, un compagno o un amante. Nota che talvolta, quello che potresti considerare come il protagonista – il buono – è dipinto come antagonista.
  • Potresti avere bisogno di anti-eroi. L’antieroe è quel protagonista che non presenta le caratteristiche comuni degli eroi: altruismo, gentilezza, idealismo, coraggio, ecc… tipo Clint Eastwood in “Il Cavaliere Pallido”; jolly come Jack Sparrow in “Pirati dei Caraibi”; una femme fatale come Jessica Rabbit in “Chi ha incastrato Roger Rabbit”; amici traditori come Iago in “Otello” o Petyr Baelish in “Il Trono di Spade” (Games of Thrones); o magari un imbroglione come Gollum in “Il Signore degli Anelli”. Ognuno di questi personaggi sono nati come archetipi, ed il loro carattere è stato quindi formato man mano che la storia andava sviluppandosi.

5# Aggiungi caratteristiche specifiche. Una volta che l’archetipo del tuo personaggio è definito, puoi aggiungere tratti e caratteristiche, elimina quello che il personaggio non è, ed in generale, comincia a mostrare la scultura che viene fuori dal marmo. Chiediti cosa vuoi che il pubblico provi nei suoi riguardi: amore, pena, repulsione, compassione o assolutamente nulla. Comincia a disegnare il tuo personaggio in base al risultato che vuoi ottenere.

  • Uomo o Donna? Questo renderà l’idea del punto di vista del personaggio suggerendone i tratti in base all’archetipo, e potrebbe anche portare ad un conflitto tra personaggio e storia quando viene visto attraverso gli occhi della percezione della società, giusto o sbagliato che sia. Per esempio, un uomo arrogante è percepito diversamente da una donna altrettanto arrogante. Ognuno vedrà il personaggio in maniera differente insomma.
  • L’età è un elemento importante. “Più vecchio” è generalmente inteso come più saggio, ma può assumere comunque diversi significati. Un giovane criminale è solitamente ritratto e visto come mela marcia o semplicemente pazzo. Un criminale vecchio, d’altro canto, può avere più profondità, ovvero, può essere l’esperto che ruba solo ad aziende che si arricchiscono sfruttando altre persone, quindi un’icona “positiva” oppure potrà essere considerato al pari del giovane, ma potrebbe essere stato trasformato in cattivo a causa di esperienze vissute nel corso della sua vita. L’eroe giovane, idealista, suscita sentimenti diversi rispetto ad un veterano consumato dall’idea che stia semplicemente facendo la cosa giusta. E quando uno dei due raggiunge il proprio scopo nella storia, si otterrà una reazione altrettanto differente.
  • Talvolta possono essere contraddittori; Don Chisciotte era un vecchio capriccioso che ha trascorso tutta la sua vita chiuso in una stanza a leggere di romanzi cavallereschi, ed anche tristemente ingenuo ed è proprio questa sua ingenuità a guidarlo alla ricerca di avventure e amore, a creare un fantastico scenario del mondo che lo circonda quando in effetti la realtà non è all’altezza delle sue aspettative (aaah come ti capisco caro).

6# Voce propria. Immaginate di chiudere in una stanza completamente buia una bambina di sei anni, un mafioso, un’autorità religiosa e un vecchio lupo di mare. Indipendentemente dal fatto che non vedete l’aspetto di questi personaggi, ognuno di essi sarà perfettamente riconoscibile dal modo in cui si esprime. Per cortesia, non provate a farlo a casa. No, neanche se la bambina di sei anni è vostra sorella.
Ognuno di noi parla con la propria voce. Questo modo di esprimerci ci definisce agli occhi degli altri e rivela chi siamo. Parlando con qualcuno si possono capire moltissime cose su di lui: la provenienza, il livello di istruzione, le sue idee, il suo carattere. Le sottili inflessioni della voce e del linguaggio del corpo rivelano altre informazioni. Tutti noi interpretiamo questo linguaggio in modo automatico per capire chi abbiamo davanti; uno scrittore deve arrivare a farlo proprio per caratterizzare efficacemente i propri personaggi.
   In un romanzo, lo strumento a disposizione del narratore per dare queste informazioni è il dialogo. I personaggi devono parlare con voci proprie. Un camionista non potrà esprimersi come una suora o un professore della Bocconi. Se li facessimo parlare tra loro, oltre il divertimento che la conversazione ci provocherebbe, per appena qualche riga senza dire chi sono, non avremmo difficoltà a distinguerli.
Mi rendo conto che sembri una cosa ovvia, ma se così fosse non sareste andati a cercare su internet “come creo un personaggio?”. Credetemi, capita spesso di leggere testi di esordienti o addirittura di autori pubblicati in cui si evidenzia proprio una mancanza di personaggi con voci proprie. I personaggi “generici”, cioè le comparse, sono quelli che soffrono più spesso di questo problema, del resto perché sprecarsi a caratterizzare un personaggio che magari appare solo per un paio di pagine? E’ un modo di ragionare errato, superficiale, perché appiattisce il mondo che gira intorno ai protagonisti, gli fa perdere credibilità. Perfino l’impiegatuccio spocchioso allo sportello di un ufficio che gode a rovinare la giornata del protagonista con la burocrazia oppure il passante spocchioso con cui i giocatori scelgono di interagire possono risultare incredibili, se le loro due battute sono ben scelte.
Lo strumento della voce propria diventa un’arma potente a vostra disposizione specialmente quando vi trovate a dover caratterizzare personaggi che possono apparire simili tra loro, cioè personaggi dove le differenze non sono scontate come negli esempi di cui sopra.
Prendiamo la classica situazione del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Come si fa a capire chi interpreta ciascun ruolo? Non ce l’hanno mica scritto in fronte. Però attraverso il dialogo si può comunicare facilmente questa informazione, basta che uno dei due sia duro e inquisitorio, mentre l’altro si mostri comprensivo e cerchi di offrire delle scappatoie al sospettato.
In altre parole, il dialogo ha caratterizzato un personaggio mille volte meglio di quanto avremmo potuto fare noi riferendo questa informazione, perché semplicemente il personaggio ha smascherato se stesso.

7# Recitazione. Il dialogo è in realtà solo un aspetto di un elemento più ampio che alcuni autori tralasciano, cioè l’insieme di atteggiamenti che formano il linguaggio del corpo del personaggio, in altre parole la sua recitazione.
Il concetto di “recitazione” in un libro sembra un po’ strano, come si fa a far “recitare” dei personaggi che non vediamo? Eppure non è affatto così, è solo che questo concetto è meglio compreso e applicato da chi proviene da una formazione più vicina alle arti visive che a quelle letterarie. Per meglio dire, ho notato che gli autori che hanno un gusto molto letterario più spesso tralasciano l’elemento recitativo nel loro modo di scrivere, mentre gli autori che vengono dalle arti visive tendono maggiormente a enfatizzarlo.

Oggi le arti visive fanno parte del nostro linguaggio quotidiano molto di più di una volta. Non solo la pittura o le arti grafiche, ma il cinema, la televisione, il fumetto ci hanno abituato a una gran quantità di stimoli visivi che hanno reso sorpassati gli stili di scrittura più classici, di cui è figlia la narrazione raccontata. La narrazione mostrata prevede invece che la “telecamera” sia nella scena che viviamo e questo significa che i personaggi non possono evitare di recitare.
“Recitare” significa mostrare in che modo si esprime la presenza fisica dei personaggi nella narrazione e durante i dialoghi. Un personaggio che dialoga, infatti, non starà impalato a leggere le battute che gli vengono date dallo scrittore; si muoverà, si gratterà il mento, accenderà una sigaretta, cambierà la marcia dell’auto. Anche attraverso questi gesti si può comunicare con il lettore fornendogli moltissime informazioni sul carattere del personaggio. Un personaggio goloso e maleducato parlerà a bocca piena sputacchiando pezzi del suo panino, mentre uno sobrio non si sognerà nemmeno di rispondere a una domanda senza prima essersi pulito la bocca col tovagliolo.
C’è un’espressione particolarmente odiata da scrittori e lettori che spesso viene castigata nelle recensioni e che occorre sempre durante i dialoghi scritti dagli autori meno esperti:“Fece una pausa”. Chi parla, non “fa una pausa”. Si schiarisce la voce, guarda fuori dalla finestra, si inumidisce le labbra. La “pausa” è il modo, forzato, con cui lo scrittore dice in faccia al lettore che il suo personaggio sta interrompendosi per un attimo senza disturbarsi a inventare qualcosa. Fate attenzione a scivoloni del genere e non trascurate le pause; anch’esse possono dire molto se ben sfruttate, ad esempio se lei sospira e si morde le labbra prima di chiedere a lui di uscire, ecco che avete usato un tempo morto per mostrare un’insicurezza, cioè avete rivelato qualcosa del personaggio senza bisogno di dirlo.
Non dimenticate, se necessario, di sottolineare gesti involontari, tic, abitudini, modi di dire propri del personaggio. Questi elementi contribuiranno a renderlo unico. Il celebre “Giuda Ballerino” di Dylan Dog è un marchio di fabbrica, solo lui può dirlo e quando uno lo sente pensa subito a quell’icona. Anche i segni particolari sono fondamentali: la linea della vita incisa con un rasoio sulla mano di Corto Maltese da lui stesso, o la cicatrice a forma di fulmine di Harry Potter, sono segni distintivi che rendono unici quei personaggi.

8# Definisci lo scopo o l’obiettivo del tuo personaggio. In una storia dell’orrore, il protagonista potrebbe voler sopravvivere a qualsiasi costo, in una storia romantica, l’antagonista potrebbe voler impedire che l’eroe trovi il suo “vero amore”.

  • Come i tuoi personaggi reagiscono con gli inevitabili imprevisti che ostacolano il loro percorso aiuterà chiaramente a definirne il carattere. Nelle storie complesse questi ostacoli si presenteranno ripetutamente, con ragioni e risultati conseguiti da alcuni personaggi a discapito di altri, generando così ulteriore azione e colpi di scena che in linea di massima “alzeranno il tiro” della tua storia.

9# Lavora sul loro atteggiamento. Per rendere davvero “vivo” un personaggio, dai loro una personalità che vada oltre la storia. Anche se parti di questa loro personalità potrebbero non essere mostrate in maniera diretta nella tua storia, aiuteranno comunque ad avere un’idea delle ragioni per cui un personaggio affronterà le decisioni che ad un certo punto potrebbe dover prendere.

  • Fai una lista di positivi e negativi, e assicurati di trovare una sorta di equilibrio. In parole povere, non avere 10 negativi ogni 1 positivo e viceversa. Anche ai più cattivi dei cattivi piace qualcosa, anche se si dovesse trattare solo del loro specchio.
  • L’atteggiamento di un personaggio è probabilmente un insieme di tratti complementari, che possono portare ad azioni inaspettate e potrebbero cambiare la percezione del pubblico nei confronti del personaggio stesso. Per esempio, un personaggio che ama la libertà probabilmente non sarà tanto propenso a farsi sottomettere da un regime autoritario; se amano la sfarzosità o sono esteti è difficile che rispettino semplicità o moderazione. Se il tuo personaggio è senza cuore, ma inaspettatamente salva un bimbo indifeso da un palazzo in fiamme, il pubblico sarà costretto a ricredersi completamente sull’opinione che avevano di lui fino a quel momento.

10# Coerenza. Rendere coerente un personaggio significa non dare su di lui informazioni contraddittorie. Un personaggio insicuro dovrebbe rimanere insicuro sia di fronte a scelte piccole che a scelte di grande importanza, e non può comportarsi improvvisamente come una persona decisa. Naturalmente, il carattere di un personaggio può cambiare nel corso di una storia, ma ciò deve avvenire gradualmente, come frutto di un processo che mette in discussione le basi del suo essere. Una persona cinica e fredda può essere cambiata da un grande amore, così come un generoso può diventare cinico se gliene capitano di tutti i colori. Cambiamenti simili sono perfettamente leciti se giustificati dalla storia, l’importante è che il lettore possa rendersi conto di questa evoluzione. Diverso è il caso in cui un personaggio mostra un volto diverso dalla sua reale personalità, qui lo scrittore deve domandarsi quanto bene sta fingendo e tenere presente che indossa una maschera. Se un personaggio si mostra gentile ma è crudele nel suo intimo, probabilmente non sarà capace di mostrare vera compassione se messo di fronte a una situazione che richiede altruismo. La coerenza va esercitata in modo ancora più severo nei dialoghi, in riferimento a quella che è la voce propria. Un personaggio educato e intelligente difficilmente si concederà al turpiloquio perfino se viene provocato, piuttosto preferirà reagire agli insulti con insinuazioni più sottili che smontano il discorso del suo interlocutore.

11# Crea delle manie per il tuo personaggio. Sane abitudini, cattive, o semplicemente delle cose di cui il tuo personaggio non riesce a fare a meno se non con seria disciplina o consultazione. Può essere una cosa secondaria, come mangiarsi le unghie (che fa pensare ad una persona ansiosa), o sistemarsi ossessivamente i capelli (indice di vanità o insicurezza); o magari una cosa seria, come dipendenza di droghe (indice di qualcuno che non si assume responsabilità o ha bisogno di fuga), o voglia di morire (disperazione e solitudine).

  • Più dai al tuo personaggio questi piccoli tic e vizi, più “prenderanno vita” nella mente del pubblico.

12# Dagli una casa, una provenienza. Lavora su elementi esterni, come il posto in cui vive, il suo aspetto, se ha o meno un animale domestico ecc.

  • Vive in un appartamento all’interno di un quartiere residenziale (classico indice di ricchezza), in un tugurio fatiscente (vita difficile) oppure è un nomade che arriva dai grandi ghiacciai del nord? Gran parte dei dettagli che scegli dovrebbero suggerire qualcosa in merito al carattere o al passato del tuo personaggio.

13# Lavora sulle loro paure, motivazioni e sui loro più intimi segreti. Ciò rende tutto molto più realistico ed aiuta a sviluppare l’archetipo del tuo personaggio.

14# Trai ispirazione dalla maniera in cui le persone che ti circondano si comportano e dalle loro caratteristiche. Osservale mentre sei in giro per un centro commerciale, metropolitana ecc. Puoi trovare suggerimenti ovunque.

  • Nota le caratteristiche fisiche – la forma del loro naso, la mascella, le orecchie, il loro corpo, come i loro vestiti calzano, o come si muovono.
  • Se ti piace il loro aspetto, descrivi a te stesso i dettagli che ti attraggono e passali al tuo personaggio. Se per esempio vedi qualcuno che ti incute paura, pensa onestamente al motivo per cui ti spaventa, anche se fosse totalmente irrazionale o politicamente scorretto. Usa quindi questa informazione per associarla ai tuoi personaggi.

Non c’è niente di meglio delle informazioni che ci offre la quotidianità per rendere “reale” un’idea.

15# Trova delle associazioni simboliche per i tuoi archetipi. Abbinare i tratti dei personaggi alla nostra percezione degli oggetti può aiutare nel loro sviluppo, ed essere utile per prevederne l’umore e le azioni e per gestirne le conseguenze. Per esempio:

  • La fioritura di una rosa dura poco, ma la gente le adora;
  • Un serpente è imprevedibile e può attaccare all’improvviso;
  • Le strutture rocciose sono solide e resistenti ai cambiamenti;
  • Le tempeste sono violente, ma sono anche presagio della calma futura una volta terminate;
  • Una spada affilata è sempre un pericolo per la mano che la brandisce;
  • Una diga può contenere una quantità limitata di acqua altrimenti esplode.

 

Consigli. 

  • Il tipo di personaggio che crei influisce sull’andamento della curva di sviluppo della tua storia. Se i caratteri principali sono tendenzialmente allineati con la loro impostazione, la curva sarà piuttosto piatta, ed ogni carattere tenderà a confondersi con l’ambiente che li circonda, e con il resto degli altri personaggi. Se sono diametralmente opposti, si creeranno dei conflitti drammatici sin dall’inizio, e sarà necessario che la storia continui ad evolversi proprio da quel punto.
  • Non regalare nulla in merito ai personaggi. A meno che non sia difficile per loro mantenere un segreto, rendili un po’ misteriosi. Dai ai lettori qualcosa da leggere tra le righe. Magari fai attenzione a non renderlo troppo misterioso. Il risultato finale deve essere la soddisfazione del lettore.
  • L’intenzione di questo processo è quella di darti un personaggio che sia più o meno una persona reale. Se necessario, puoi aggiungere (o togliere) passaggi per sviluppare meglio questo tipo di soluzione.
  • Osserva le persone intorno a te; potrebbero finire nella tua prossima storia. O mettili insieme per formare un personaggio che abbia un po’ dell’uno e dell’altra.
  • Quando la gente ti racconta delle cose interessanti, ascoltale. Che sia finzione o realtà. Da una qualsiasi passione o curiosità di cui ti sta parlando qualcuno potresti trovare lo spunto perfetto che ti manca.
  • Mentre non è necessario lavorare a questi passaggi seguendone l’ordine preciso, potresti scoprire che è più facile sviluppare la personalità di un personaggio prima di delinearne l’aspetto fisico.
  • L’apparenza fisica non influenza molto la credibilità di un personaggio, prova a delineare solo qualche dettaglio chiave che rispecchi le loro personalità.
  • Se stai avendo qualche problema ad inventare dei personaggi secondari, usa degli stereotipi esagerandoli un po’.
    • Esempio: la ragazza piena di risentimento a causa degli abusi dell’ex marito da cui è scappata che ora vive con la perenne paura di essere trovata da lui.
  • Oppure, in alternativa all’esempio precedente, prendi degli stereotipi e insinuali nella loro testa.
    • Esempio: la ragazza piena di vita e talmente innamorata del marito che chiunque proverebbe la voglia di averla al suo fianco.

 

Attenzione.

  • Fai attenzione a quando osservi la gente intorno a te. Esagerare con “l’ispirazione”, basando un personaggio di finzione su una persona reale può farti andare incontro a problemi di natura legale. Quindi tieni a mente questa semplice regola: Non aggiungere una persona realmente esistente, o esistita, a meno che tu non abbia l’autorizzazione per poterlo fare.

 

Cose necessarie.

  • Qualsiasi cosa con cui poter scrivere. Penne, carta, un computer, o anche una macchina da scrivere o un registratore in cui parlare.
  • Anche se non necessario, una sottoscrizione ad una rivista per scrittori può migliorare la tua capacità di scrivere. Sul serio, può davvero esserti d’aiuto. Oh, guarda, IoVoceNarrante è proprio quel tipo di sito.
  • Inizia a seguire qualche sito o blog che parla di scrittura da cui trarre consigli. Fare la spugna è il modo migliore per imparare e migliorarsi. Giusto per info, IoVoceNarrante parla proprio di questo.

 

Dario Pasin.

 

Il web è stato di aiuto per la stesura di questo articolo.

 

Eccoci qui, con uno di quei momenti fra i più difficili in assoluto per ogni
Vi mancavano le mie guide eh? Cani. Eccomi, sono tornato. Questo è un argomento veramente
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