Il PassaNatale

Il PassaNatale

Un golf bianco e rosso con una renna cucita sopra stava infilato ad un appendino e dondolava al centro dell’appartamento, appeso  ad un lampadario.
Dalla  cucina, proveniva un profumo poco definito, agrumi, cannella, spezie.
Nel salotto tre musiche natalizie uscivano dallo stereo succedendosi in ripetizione, aleggiando sopra ad una ragazza accovacciata su una valigia gialla aperta.
Capelli raccolti con ciocche in fuoriuscita continua lungo il collo e uno sguardo molto concentrato verso quella valigia quasi piena e perfettamente riempita.

Un ragazzo piuttosto aciutto faceva sporgere le sue gambe lunghe dalla poltrona fino quasi a toccare un pezzo della valigia.
Con una birra in mano fissava dagli occhiali tondeggianti la ragazza accovacciata.

“Ma devi partire per forza?” Le chiese facendo girare la sua birra nella mano.
“Devi, per forza. Non è mica un viaggio di lavoro” Rispose lei alzando la testa dalla valigia.
“Appunto, quindi non sei costretta a partire”
“Ma voglio”
Il ragazzo prese un sorso di birra.
“Luca, ogni anno è la stessa storia. Ogni anno mi dici di non partire.. ”
“Sì, ma quest’anno è diverso..”
“Diverso, uguale. Questo non cambia il fatto che io ogni anno a Natale parto”
“Sì, ma lo facevi perchè era una festa che non ti piaceva, puoi anche rimanere quest’anno. Stai con la tua famiglia, stai un po’ con i tuoi amici”
“Luca, lo so, capisco. Ma è solo una festività. Poi torno e sto con tutti. Come ho sempre fatto”
“Non mi ricordo neanche dove vai quest’anno”
” Madagascar”

Era da cinque anni che Livia partiva per un viaggio due giorni prima di Natale, includendo Capodanno e la Befana, rientrava in città quando le feste erano ufficialmente finite e degli addobbi neanche più l’ombra.
Non le piaceva il Natale, lo sapevano tutti. Così una volta diventata abbastanza grande da poter fare le sue scelte decise di partire.
Indonesia, Colombia, Messico, Thailandia, Spagna.
Ogni anno addobbava la casa e faceva quanto più possibile per avvicinarsi a quella festa nella ventina di giorni che la separavano dalla sua partenza.
Poi partiva, come se il suo dovere l’aveva fatto.
Quell’anno, il suo amico Luca non aveva proprio voglia di vederla partire di nuovo.

“Sai, ti vedo più tranquilla quest’anno. Il lavoro va alla grande, non hai neanche insultato i vicini di casa per le istallazioni con le renne luminose, per la prima volta dopo cinque anni.”

“Quel tizio è scandaloso. Ma ormai non ci perdo più tempo a dirgli che non siamo ad un parco giochi e che le renne qui avrebbero pure caldo”

Luca si mise a ridere.
All’inizio i suoi amici la paragonavano al Grinch, un classico. Ma poi vedevano che Livia cercava sempre di sforzarsi, anche se oltre non poteva andare. Quindi partiva.
Tornava ogni anno abbronzata, rilassata, con regali per tutti e nuove storie da raccontare.

” Ma perchè non parti tu come me, invece?” Livia lo chiedeva tutti gli anni a Luca.
“Dove sta scritto che a Natale dobbiamo stare tutti a casa con i parenti. Viaggi conosci un sacco di gente nuova, conosci le loro culture, entri nelle loro vite e lasci qualcosa. Diventi il loro Natale.”

Anche in quel momento Livia riattaccò. “Perchè ingollarsi di cibo dovrebbe essere natalizio? Possiamo farlo tutti i giorni con amici o parenti o tutte le domeniche. Anzi già lo facciamo”
Poi si alzò in piedi, allargò le braccia. ” Dai Luca, andiamo a bussare a tutte le porte di quelli che conosciamo e diciamogli di partire per Natale. Nessuna benedizione del prete, solo io che vi dico di partire.”
Luca rideva sempre più forte.

“Luca, dove sta scritto che si deve fare così? Sono cinque anni che mi guardate tutti strana e che tu vieni nel mio appartamento il 22 dicembre per convincermi a non partire. Poi tu ti stressi con i regali, impazzisci a trovare parcheggio in centro, ti piace andare a messa alla vigilia, ma devi partire tre ore prima per trovare da sederti. Poi a gennaio ti lagni che ingrassi sempre di due chili e non riesci a sistemare la libreria”

La risata di Luca si fece sempre più debole. La stava ascoltando, il suo viso si fece serio.

“Non è che fare la cosa che fanno tutti la rende giusta e universale. Io parto, ma non vengo mica da voi a dirvi di partire. Però quest’anno ti dico, prova a partire anche tu una volta.”

Luca era serio. La guardava attentamente.
E che fosse quella ragazza lì, che ogni anno il 22 dicembre riempiva la sua valigia gialla, ad avere la verità in tasca?
E non era lui ad avercela. Forse lui era solo comodo.

“E se ti piace, l’anno prossimo convinci anche tu un’altra persona che verrà a casa tua a dirti di non partire. E dille di fare la stessa cosa. Vediamo se riusciamo a cambiare un po’ le carte in tavola, così senza impegno. Una sorta di PassaNatale”

Livia gli sorrise, mentre lui se ne stava lì sulla poltrona immobile, con la birra quasi al termine.

Un anno dopo, Luca era nel monolocale di sua sorella.
“..E se ti piace, l’anno prossimo convinci anche tu un’altra persona che verrà a casa tua a dirti di non partire. E dille di fare la stessa cosa. Vediamo se riusciamo a cambiare un po’ le carte in tavola, così senza impegno. Una sorta di PassaNatale”

 

 

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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