Donne che scrivono di donne: Speciale 8 marzo

8 marzo

I do not come here as an advocate, because whatever position the suffrage movement may occupy in the United States of America, in England it has passed beyond the realm of advocacy and it has entered into the sphere of practical politics. It has become the subject of revolution and civil war, and so tonight I am not here to advocate woman suffrage. American suffragists can do that very well for themselves.

I am here as a soldier who has temporarily left the field of battle in order to explain – it seems strange it should have to be explained – what civil war is like when civil war is waged by women. I am not only here as a soldier temporarily absent from the field at battle; I am here – and that, I think, is the strangest part of my coming – I am here as a person who, according to the law courts of my country, it has been decided, is of no value to the community at all; and I am adjudged because of my life to be a dangerous person, under sentence of penal servitude in a convict prison.

[…]

You won your freedom in America when you had the revolution, by bloodshed, by sacrificing human life. You won the civil war by the sacrifice of human life when you decided to emancipate the negro. You have left it to women in your land, the men of all civilised countries have left it to women, to work out their own salvation. That is the way in which we women of England are doing. Human life for us is sacred, but we say if any life is to be sacrificed it shall be ours; we won’t do it ourselves, but we will put the enemy in the position where they will have to choose between giving us freedom or giving us death.

So here am I. I come in the intervals of prison appearance. I come after having been four times imprisoned under the “Cat and Mouse Act”, probably going back to be rearrested as soon as I set my foot on British soil. I come to ask you to help to win this fight. If we win it, this hardest of all fights, then, to be sure, in the future it is going to be made easier for women all over the world to win their fight when their time comes.

Connecticut, 13 novembre 1913
Freedom or death, Emmeline Punkhurst

In occasione della vicina ricorrenza dell’8 marzo, la festa della donna, la rubrica Donne che scrivono di donne, si prende una pausa da riflessioni riguardanti la letteratura al femminile e vuole dare spazio alle parole di una donna che tanti anni fa ha scritto, parlato e lottato per le donne e con le donne.
In occasione della festa della donna tutti si ricordano di dover celebrare il sesso femminile, con fiori, cene, feste e giusti festeggiamenti come si fa in ogni ricorrenza. Insieme a questi giusti festeggiamenti, vogliamo anche ricordare la lunga strada che ha dovuto percorrere la donna, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, per poter godere oggi a pieno della sua indipendenza. Un movimento che si è mosso tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti.
E per fare questo diamo voce a Emmeline Punkhurst, attivista politica dell’Inghilterra di fine ‘800, che si impegnò già dall’età di 20 anche dopo aver sposato il marito Richard Marsden Pankhurst, nella lotta sociale per permettere alle donne l’ottenimento del diritto di voto. Quello che allora era tanto assurdo e inaccettabile per tutta la società dei benpensanti, oggi è il suffragio universale.
Arrestata diverse volte, l’ultima per 9 mesi, riuscì a trasmettere anche alle figlie, in particolare Christabel, il suo stesso impegno nella lotta per la parità dei diritti.

Qui sotto un altro frammento tratto dal discorso in Connecticut, negli Stati Uniti, dove spesso viaggiava per questioni politiche, che è stato poi riportato e trascritto:

Then, the position of the wife. It is very frequently said that every woman who wants a vote, wants a vote because she has been disappointed, because she has not been chosen to be a wife. Well, I can assure you that if most women made a study of the laws before they decided to get married, a great many women would seriously consider whether it was worthwhile, whether the price was not too heavy, because, according to English law, a woman may toil all her life for her husband and her family, she may work in her husband’s business, she may help him to build up the family income, and if he chooses at the end of a long life to take every penny of the money that woman has helped to earn away from her and her children, he can do it, and she has no redress. She may at the end of a long, hard life find herself and her children absolutely penniless because her husband has chosen to will the money away from her. So that you see when you look at it from the legal point of view, it is not such a very, very great gain to become a wife in my country. There are a great many risks that go along with it.

Then take her as a mother. If the child of two parents has any property inherited from relatives, and that child dies before it is of age to make a will, or without making a will, the only person who inherits the property of that child is the child’s father; the mother does not exist as her child’s heir at all; and during the father’s lifetime she not only cannot inherit from her child but she has no voice whatever in deciding the life of her child. Her husband can give the child away to be educated somewhere else or he can bring whomever he pleases into the house to educate the child. He decides absolutely the conditions in which that child is to live; he decides how it is to be educated; he can even decide what religion it is to profess, and the mother’s consent is not obtained to any of these decisions. Women are trying to alter it, have tried for generations, but they cannot because the legislatures have no time to listen to the opinions and the desires of people who have no votes.

Oggi nel 2016, ci sembra assurdo leggere certe parole. Pensare che secoli fa potesse esistere un genere umano a cui non era concesso il diritto di voto, sebbene avesse la stessa età, livello di istruzione, carattere, pregi o difetti di un qualsiasi altro uomo a cui, invece, era concesso il voto.
Dopo arresti, pamphlets, battaglie fisiche e mentali, nell’Inghilterra del 1918 è stato concesso il suffragio universale. Un grande traguardo, per la Punkhurst e per tutte le donne che hanno portato avanti questa battaglia, ispirate dalle sue parole.
Una cosa che questa grande donna nel 1913 non poteva sapere, ma che le diciamo noi oggi, è che la sua estenuante battaglia, fatta di sacrifici e speranze, non è stata un punto di arrivo. Si trattava di una solida base di partenza per tutte le donne nel cammino verso la parità dei diritti, che è stato purtroppo molto lungo e che ancora oggi, in molti stati e molte realtà, deve prendere il via. E che dopo il diritto al voto ci sono state altre parentesi, dal salario al divorzio, l’aborto..ecc. per cui altre donne come lei si sono dovute battere. Con il passare degli anni non mancano le donne e gli uomini che, come la Punkhurst, si sono battuti per il riconoscimento dei pari diritti, ma non sempre lo han fatto con la stessa caparbietà di quella donna, che non aveva paura di perdere per qualcosa in cui credeva davvero.
Questo ci fa riflettere, sulla storia più vecchia del mondo, quella storia che ci insegna a combattere con le unghie e con i denti per una battaglia o un qualsiasi progetto in cui crediamo.
Perché le mezze vittorie, i contentini e i compromessi, se riguardano le persone e i diritti delle persone, non servono a nessuno.

Buon 8 marzo a tutte!

“Da quanto tempo è lì dentro?” “Boh, credo da ieri mattina” “Quindi da un giorno
Non ci credo. Se ne è andato. Se ne è andato proprio. Ha allargato la
Dal riflesso del vetro di questa finestra le mie occhiaie sembrano ancora più grigie di
Io non capisco perchè le persone ascoltano la musica in luoghi pubblici senza cuffie. Ma
Ho notato che le giornate si sono lievemente allungate. Le 4 e mezza del pomeriggio

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Eva Pettinicchio

Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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Eva Pettinicchio, nata il 12 Agosto del 1990. Si è laureata in Economia e gestione dei beni culturali per mescolare la tecnica gestionale ad una grande passione per l’arte e la cultura di ogni tipologia. Considera il mondo del cinema e delle serie tv come una coperta di Linus da portarsi in giro a scuola e sul lavoro per sentirsi a proprio agio. Scrive per sentirsi bene e ascolta certa musica come se fosse una boccata di ossigeno puro dopo una scalata in alta montagna.

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